L’Amerïano (1992)

Prima rappresentazione al Teatro del Giglio di Lucca il 22 maggio 1993. (Compagnia «Invicta», diretta da Cataldo Fambrini).

Il vernacolo con il quale ci si esprime in questa commedia è quello parlato nella campagna lucchese nel 1930, anno in cui si svolge la vicenda, che è ambientata nel portico di una villa in collina dove l’Americano trascorre la sua villeggiatura. Pertanto vi si riscontrano vocaboli ed espressioni antiquate, oggi quasi del tutto scomparse.

Per «americano» comunemente s’intendeva l’emigrante che aveva fatto fortuna oltre oceano ed era tornato a godersela qui dov’era nato. È il caso del protagonista di questa pièce, un «capandorotto» che partito sul finire del secolo scorso con «uno zoccolo e una ciabatta» dal suo paese, dopo molti anni di duro lavoro aveva messo insieme un capitale davvero consistente.

Comprate case e poderi e sposata una sua giovane e prospera contadina, si ammala gravemente e sembra sul punto di morire, cosa che a qualcuno non sembra affatto dispiacere... Nella tresca birbona che s’intreccia alle sue spalle, fra uno svolazzare ruffiano e sfrontato di «corvi», il vecchio infermo può contare soltanto sulla fedeltà, anch’essa non proprio disinteressata, del servo Pasquale, una specie di furbo-minchione, e della di lui vivacissima moglie Cecchina.

Viene evidenziato in modo comico e a tratti farsesco un antico ma sempre attualissimo vizio degli uomini come l’avidità di denaro, considerato il bene supremo. Ne risulta una divertente satira di costume, scritta con mano leggera che cerca di stemperare nella risata un certo sottofondo cinico e amaro.

(dal dèpliant di sala al debutto al teatro del Giglio)

dai giornali...

«La Nazione» del 4-5-1993: il titolo, e la trascrizione del testo.

Interessante iniziativa quella della circoscrizione 2 del comune di Capannori, che ha organizzato, presso la scuola media di Camigliano, una serata dedicata al teatro popolare. Si trattava del gruppo teatrale Invicta che ha presentato «L'Ameriano» commedia in tre atti in vernacolo lucchese con il testo di Giacomo Paolini e la regia di Cataldo Fambrini.

Si racconta di un «capandorotto» che negli anni ’30, dopo aver fatto fortuna in America, ritorna pieno di quattrini al suo paese, sposa una giovane contadina e investe i suoi capitali in case e terreni. Ormai vecchio e malato vede nascere una tresca alle sue spalle, per l'avidità di quelli che gli stanno attorno, moglie compresa che mirano al patrimonio e a qualche briciola del suo denaro. È ben delineata la figura del servo semplice e furbo, nel suo rapporto un po' complice e un po' interessato con il padrone, elemento di evidente richiamo classico. Apprezzabile, del resto, l'impegno nel lavoro di ricostruzione ambientale, nell'uso del vernacolo, nella ricerca di espressioni anche troppo popolari. Vivaci alcuni momenti, quando l'ambiguità e i contrasti interni alle situazioni, la capacità mimico gestuale di alcuni interpreti e l'incalzare più veloce delle battute riescono a creare una maggiore forza comica. Un'idea senzaltro positiva quella degli organizzatori che hanno visto una buona partecipazione di ragazzi e adulti nell'atrio della scuola, divenuto all'improvviso teatro. Ed è l'offerta pregevole di un modo alternativo di passare una serata libera insieme, riscoprendo la gioia e l'interesse per il gruppo e staccandosi dai mass media tradizionali.

                                              Marisa Cecchetti

(da «La Nazione» del 4-5-1993)

«Il Tirreno» del 16-5-1993.

 «La Nazione» del 18-5-1993.

«La Nazione» del 29-5-1993: il titolo, e la trascrizione del testo.

Grande successo ha riscosso sabato scorso al teatro del Giglio la nuova commmedia di Giacomo Paolini «L’Ameriano», messa in scena dalla compagnia Invicta. Un pubblico che gremiva ogni ordine di posti ha seguito con interesse e divertimento la fatica degli attori, interrompendoli spesso e tributando loro alla fine una lunga ovazione che ha accomunato anche il regista Cataldo Fambrini e l'autore. Tutti bravi gli attori, dei quali più che la performance del singolo va elogiato il gioco di squadra, l’affiatamento operato dal regista in parecchi mesi di lavoro. Li citiamo non certo in ordine di preferenza: Angelo Menchetti e Antonietta De Benedictis nella parte dell'Ameriano e della sua giovane moglie. Piero Severi e Simonetta Bianchi in quella dei vivacissimi servi di casa. Samuele Tognarelli e Claudia Fambrini che interpretano la coppia di cugini, i «cattivi» della situazione. Arnaldo Iacopetti, il dottore che opera il miracolo di «risuscitare» l'Americano. E infine i due originali personaggi delle necrofore, una di città e l'altra di campagna, che si contendono un morto inesistente, rese con sobria proprietà da Roberta Lencioni e Maria Baccei.

(da «La Nazione» del 29-5-1993)

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