Giacomo  Paolini

 

ROMOLO QUI ROMOLO LÀ

NON C’È COSA CHE LUI NON FA

commedia in due atti

 

 

2009

 

PERSONAGGI

Miranda,  ricca vedova

Romolo,  suo fratello

Rosina,  figliola di Miranda

Riccardo,  innamorato di Rosina

Filumena,  governante di casa

Angiolina,  innamorata di Riccardo

Bertone,  capomastro

Annibale,  amico di Miranda

Marchese Arboreti

Segretaria del Marchese

La vicenda si svolge negli anni Venti del ‘900 in una villa sulle colline del Capannorese.

 

ATTO PRIMO

Riccardo è seduto a un tavolo; su questo fogli sparsi e una cartella da disegno; entra Rosina con un disegno in mano.

Rosina  Ecco ‘r disegno che ho fatto. Dimmi li sbagli che devin esse tanti.

Riccardo (osservandolo) Invece sei stata brava. Se continui ‘osì, superi ir maestro.

Rosina  Ner disegno ‘un ti supererò mai, ma in un’artra ‘osa sì.

Riccardo  In che cosa?

Rosina  Nell’amore.

Riccardo  Invece no… io vo’ ben a te, più di te a me... purtroppo.

Rosina  Perché dici “purtroppo”?

Riccardo  Lo sai ir perché... Ir tu sio Romolo ‘un ti darebbe mai in moglie a un pittore squatrinato ‘ome me, figliolo di ‘ontadini che per mandammi a scola a Lucca han fatto unsouanti sacrifici… Nella su’ testa nduve ni ci frullin mille idee, cià anco ‘uella di datti a un signore.

Rosina  Ir mi’ sio ‘un mi pole obbrigà a nulla, anco se ora fa le veci della mi’ mamma che si trova in Ameria.

RICCARDO  Ma che ciandette a fa’?

ROSINA  A sistema le ‘ose der mi pappà bonanima. Lu’ da giovinotto partitte da Capannori con un soccolo e una ciabatta e torno ricco che comprò ‘uesta villa con de’ ppoderi… Ma in California ci lasciò delle ‘ase, un arbergo, e de’ ranci con tante vacche, che l’avea datti in affitto. E ogni tanto tornava là a controllà i ssu’ affari.

RICCARDO  E l’utima vorta ci moritte?

ROSINA  Sì, perché a San Francisco gli viense un infarto... Allora ciandò la mi’ mamma per vedé di vende tutto, ma scopritte dell’imbrogli e misse le ‘ose in man all’avvoati, che fecin causa all’imbroglioni. E ora aspetta le sentense de’ ttribunali… Anco lé ha le su’ idee all’antìa, ma mi vor ben e vorà che io sii felice e sposi chi mi garba... (dietro le quinte sente la voce di Romolo) Ma ariva ir mi’ sio...

Riccardo  Allora vaggo via.

Rosina  No, resta un artro popoin con me.

 (entrano Romolo e Bertone)

Romolo (con dei fogli in mano)  Saluto la mi’ nipote, e anco ir su’ maestro.

Riccardo  Bongiorno so’ Romolo.

Romolo  Questo è ‘r capomastro Bertone… Vi ‘onoscévito?

Bertone  Sì… sarve.

Riccardo  Sarve.

Romolo  Ma continuate pure la lessione... (a Bertone)  Ti dicevo che ora che abbiam fonito di fa’ ir cortile novo, in fondo ci vo’ fa’ un gran giardino...

Bertone   Come… di giardini ce n’avete già uno!

Romolo  Ohibbò, ‘uello è brutto e fatto male… Ci taglio tutto e ci faccio una piantagion di gersi e ci schiocco un allevamento di bachi da seta (srotola un grande foglio che ha sotto il braccio) Guarda, ‘uesto sarebbe lo schisso che ho schissato stanotte che a letto...

Bertone  L’ha  fatto a letto?

Romolo  Ma no!… Volevo di’ che stanotte a letto ‘un ci son ito e son istato sempre ritto.

Bertone  L’ha disegnato ritto?

Romolo  Sì... ma no, che mi fai di’... Eppò ritto o a sedè che ti fotte a te!... Insomma guarda che capolavoro ched’è!

Bertone (da sé)  Capolavoro der cavolo!

ROMOLO  Un idea grandiosa!

Bertone  Grandiosissima!... Ma per fa’ ir novo giardino, bisognerà tirà giù tutta la vigna dell’uva moscatella.

Romolo  E che m’importa a me dell’uva moscatella... che io son anco astènio. L’ope­ras­sion è un investimento investito ben, perché ‘un ci pianto mia delle piante biscare come farebbe un biscaro. Ci pianto delle piante… o come le chiamin… offi… uffi… ufficinali.

Bertone  Ma allora che ci vor fa’, un giardin o un’ufficina?

Romolo  Che c’incastra l’ufficina! Servin per facci le medicine e ‘ pprofumi, che frutteran dieci vorte di più della vigna.

Bertone  Anco venti... (da sé) Mi convien danni ragion, per me en tutte palanche guadagnate!

Bertone  Ma quelle piante lìe han bisogno di tanta acqua e quiccosì d’estate ‘un c’è n’è punta.

Romolo  Ma io ció nella testa ir progetto d’una machina che trova l’acqua anco in duve ‘un c’è.

Bertone  Io lai!... E a che va quella machina lì?

Romolo  A acqua… Ma basta co’ ddiscorsi, subbito al lavoro! Intanto te fonisci di tirà su ir muro che hai ‘ominciato.

Bertone  D’accordio, ma...

Romolo  Ora che c’è!

Bertone C’è che intanto per comincià vorei che mi dasse ‘uelle migliaia di lire che c’en segnate sur conto vecchio.

Romolo   Ehm, già già… sì sì … te le do subbito fra un mesetto.

Bertone  Come, ma fra un mese ‘un è mia subbito!

Romolo   Io ho ditto mesetto!

Bertone  En sempre trenta giorni, e i mmi’ operai voglin mangià ora, e no fra trenta giorni!... Anco ner su’ ‘nteresse.

Romolo  Veramente… logiamente discorendo… ner mi’ interesse sarebbe meglio se ‘un mangiassin.

Bertone  Invece no, perché meno mangin e meno lavorin.

Romolo Vabben vabben... la paga ne l’anticipi te, e fra un mesetto avrai tutti i ttu’ sordi coll’interessi... Perché la mi’ sorella sta per vince le su cause in Ameria per migliaia di dollari, e tornerà ricca sfondata!

Bertone  Qand’è così, vaggo subbito a da’ l’ordini.

 (escono Romolo e Bertone)

Rosina  Hai sentuto?... Ir mi’ sio perde la testa co’ ssu’ progetti, che ni frullin per ir capo come ugelli ammattiti.

Riccardo  Me ne son accorto, e ‘un vorei che di progetti ce n’abbi anco uno brutto per noi.

(rientra Romolo)

Romolo  Anco lullà è sistemato. Voleva i ssòrdi! Fortuna che ero ‘n vena bona!

(entra Filumena; durante il dialogo fra lei e Romolo, Rosina e Riccardo fanno scena muta continuando la lezione)

Romolo  O Filumena, te che conosci ‘uesti posti meglio di me, lo sai da duve si potrebbe derivà un popò d’acqua?

Filumena  Eh, ber mi lei… la ‘ampagna di Sangramigno è maravigliosa, ma quanto a acqua è secchina… fusse ner Compitese…

Romolo  Eppure a un par di chilometri da noi c’è un rietto che passa dar podere der Gianni... Che fai, ridi?

Filumena  Rido sì, perché que’ rietto lìe ar Gianni guai a toccannelo... L‘ho visto da’ dirieto alla gente cor badile, e una vorta a un omo ne l’appoggió proprio nsur groppon!

Romolo  Ma quand’ha ‘nnacquato i ssu’ campi, che se ne fa del­l’acqua? L’acqua continua a scóre, e se io scavo un canale m’ariva anco a me.

Filumena  Ma scavà un canale ‘osì lungo ‘un è mìa come dilla!

Romolo  Te sei la donna delle diffïortà!

Filumena  Io son vecchia e mi rïordo ‘uante palanche spese ‘r vostro nonno in litiate per l’acqua.

Romolo  Perché lu’ ’un ce l’avea mìa una testa matematia ‘ome la mia… (si concentra, muove buffamente le dita e mormora parole incomprensibili). Ecco, con dumila e dugento lire pago li scavatori der canale e annacquo ogniòsa… In du’ segondi ho fatto i ccarcoli.

Filumena  Io lai!... A me mi ci vorsin du’ giorni.

Romolo  A fa’ diché?

Filumena  I ccarcoli che mi viensin a reni e mi toccò indà all’ospidale.

Romolo  Che c’incastrin quelli! Io ti parlo di cervello in du’ si trova la scienza, e te mi parli di reni in du’ si trova ‘r piscio... Te la ‘onosci l’argebra argebrica? Lo sai che enno l’e­quas­sioni, l’equimortiprichi e i ssottomortiprichi?

Filumena  Io no, ma a sentì i nnomi mi parin irobbe strambe.

Romolo  Lo sai ‘ome si fa a divide e sottodivide un campo terestre?

Filumena  No davero.

Romolo  E un campo celeste?

Filumena  Né celeste né rosso…

Romolo  Allora ‘un sai nulla!

Filumena (sorniona)  Propio nulla no. Una ‘osa la so ar siguro.

Romolo  Che sai sentiam!

Filumena  Che quando la sora Miranda tornerà dall’Ameria e troverà tutti ‘uesti cambiamenti e sottosopramenti ‘ui, sopramortipricati male e sottodivisi peggio, ‘un vorei esse ne’ ssu’ panni, sor matematio argebrico. E se vole un consiglio consigliato ben, si prepari un ber paro di scarpe bone, perché ni darà la fuga e dovrà core perunfin a sputà la lingua! (voltandogli bruscamente il didietro) E ora vaggo a preparà da mangià, che a me i ddiscorsi a romaiolo mi fan irece (esce).

Romolo  Ma che ciancia lellà! Se ‘un fusse la coccorina della mi’ sorella, che guai a toccannela, ni farei vedé io!

Filumena (riaffacciandosi) Ma invece son… e chi mi tocca mòre (esce inculita).

Romolo (fa un gesto strafottente e si rivolge a Riccardo) Allora Riccardo, sei ‘ontento della mi’ nipote?

Riccardo  Eh! più di ‘osì si more!

Romolo  Fa progressi?

Riccardo  Progressissimi. Propio orora ni dicevo che presto supererà ‘r maestro.

Romolo  Se somiglia ‘r su’ sio, siguramente. Ma te Riccardo, l’hai vista la galleria che faccio duv’era prima ir granaio? Quando sarà fonita, sarà l’ottava maraviglia der mondo. I qquadri e le antiità sparpagliati nella villa quando la ‘omprò ir mi’ cognato, li metto tutti lì… A proposito, te la sentiresti di pitturà la vorta?

Riccardo  Veramente un lavoron così… ‘un lo so se…

Romolo  Via ‘un fa’ ‘r modesto... affare fatto!

Riccardo  Se proprio insiste… proverò…

Romolo  Allora subbito al lavoro! ‘Un perdiam tempo, che ‘r tempo perso ‘un si trova più.

Riccardo  Vebben, però...

Romolo  Che c’è… Se è quistion di sòrdi per me ‘un c’en probremi... paga la mi’ sorella.

Riccardo  A quelli ‘un ci penso. Ni volevo di’ che i mmuri che ha fatto sventrà per cavacci ‘uelle nicchie…

ROMOLO  Ah, ‘uelle duve ci metto le statue…

RICCARDO … Sì… mi par che ‘un abbin a regge più tanto ben la vorta.

Romolo  Ma che dici! Si vede che ‘un sei un matematio… Ho carcolato esattissimamente la pression e l’equilib­brio… Su, vatti a provvedé del­l’occorente che si ‘omincia.

Riccardo  Se dice ‘osì vebben… parto subbito.

Rosina (piano) Torna presto amore.

Riccardo (c.s.)  Sì tesoro (esce).

Romolo  Cara Rosina, ‘un ti crede che perché son così occupato co’ llavori ‘un pensi anc’a te.

Rosina   A che proposito?

Romolo  Fra ir gran firmamento di progetti che brillin ner mi’ cervello, ce n’è un che brilla più di tutti.

Rosina  E qualo sarebbe?

Romolo  Quello di trovatti un ber partito a te. Te ciai tutto, sei bella, inteligente, ricca, ti manca sortanto ‘r damo.  Ma qui in der Capandorese ‘un c’è nessun degno di te. E neanco in der Morianese, per ‘un parlà de’ lucchesi, che quelli en tirchiacci e ti mangerebbin tutto ‘r patrimonio. A te ti ci vole un gran signoron. Allora ho scritto a un mi’ amico di Roma, un conte che era ir mi capitan alla guera, e in sur monte Grappa io lo sarvai da sigura morte… E lu’ ti troverà la persona adatta!

Rosina  (turbata)  O che discorsi fai zio... io...

Romolo  Sitta, lasciti guidà da me che di ‘ueste ‘ose me ne ‘ntendo. Io m’intendo di tutto, la mi’ testa è una miniera...

Rosina  Ma prima ‘un era un firmamento?

Romolo  Un firmamento e una miniera... ma che dìo una miniera, sette miniere… Ci vo’ pensà io, prima che torni la tu’ mamma, perché lé di ‘ueste ‘ose ‘un se ne intende e ti darebbe a un biforfcaccio di ‘Apannori.

Rosina  Ma no, lascia perde, son giovane e c’è tempo...

(Entra Angiolina)

Angiolina  Con permission... si pole entrà?

Romolo  Benvenuta la signorina Angiolina.

Angiolina  Grassie.

Rosina  Staman che hai portato di novo?

Angiolina  De’ bbellissimi ricami propio all’urtimissima moda parigina di Parigi... ner caso li volesse comprà.

Romolo  Li vor comprà sì, per faccisi ‘r coredo.

Angiolina  Uh, si sposa?

Rosina  Ma no, lo dice ir mi’ sio... Vediam pure (Angiolina fa vedere i ricami)

Romolo  Bello ‘uesto!

Rosina  È davero una maraviglia. Anco ‘r disegno l’hai fatto te?

Angiolina  No, a disegnà ‘un son tanto brava... Me l’ha fatto Riccardo, che lu’ s’è dipromato alla scola Passaglia” di Lucca.

Rosina (contrariata) Ah… Riccardo vien da te?

Angiolina  Oh sì, spessissimo! Siccome è amico der mi’ fratello... È tanto gentile ‘on me, e mi fa tutto quer che vo’.

Rosina  Tutto?

Angiolina  Insomma… proprio tutto quer che vorei io no. I ddisegni ‘uelli sì... Allora ni garbin?

Rosina  Se me li pòi lascià, po’ li sceglio con carma.

Angiolina  Sì sì... ma per carità ‘un ni dici nulla a Riccardo.

Rosina  Perché?

Angiolina  Mi s’è raccomandato d’un dillo a nessun de’ ddisegni…  Li fa sortanto per me.

Rosina (da sé)  Brutto farfallon, quando torna mi sente!

Romolo  A quer che sento Angiolina, te lo vedi volentieri Riccardo.

Angiolina  Oh sì... è così carin, simpàtio, grassioso...

Rosina (da sé, stizzita)  Ma sentitela, la santarella!

Angiolina  E penso che ciabbi un debbole per me.

Rosina (innervosita)  O sio, ma Angiolina cià le su’ occupassioni, lascela andà via.

Angiolina  No no, ora ‘un ció da fa’ nulla.

Rosina (da sé) E ti pareva… che rabbia! (scartabella i disegni con stizza)

Romolo  Insomma, Riccardo ‘un ti dispiace.

Angiolina  Ansi, mi garba da morì.

Romolo  E lu’ ci sta volentieri ‘on te?

Angiolina  Artro che... ‘un anderebbe mai via.

Rosina (da sé, nervosissima)  Uuh! quer che mi tocca sentì!

Romolo A maraviglia! Sarebbe un matrimonio perfetto... ‘Un è vero Rosina?

Rosina (a denti stretti)  Ma si ‘apisce, straperfetto, perfettissimo!

Romolo  Parin fatti l’un per l’artra, ‘un ti pare?

Rosina (c.s.)  Sìii, culo e camicia!

Romolo  Ma nipote, ti parin parole da dissi?... (a Angiolina) Insomma a quer che sento ti garberebbe anco sposallo!

Angiolina  ‘Un mi parebbe vero! (estasiata) Mi farebbe certi lavorini...

Romolo  Eh?

Angiolina  … disegnini.

Romolo  Aah... allora ci penso io. Parlerò co’ Riccardo e cor su’ pappà, e fa’ conto che l’affare sia già fatto.

Rosina (scoppiando) Ma con tutti i pprogetti che ci hai per la testa, l’affari da sbrigà, la ‘asa, la galleria, l’affresco, l’acqua, la vigna da buttà giù, ir giardin da tirà su, ora ti vòi mette anco a fa’ i’ ruffiano?

Romolo  Che brutta parola! ‘Un ti rionoscio più… Devi di che a me, ortre alle ‘ose che hai ditto te, mi garba anco costruì la felicità delle persone, la mi’ testa è...

Rosina  ... una miniera.

Romolo  No.

Rosina  Un firmamento.

Romolo  No... un vurcano sempre in erussione. E anco te, Rosina, mi dovresti da’ una man in quest’impresa.

Rosina  E come?

Romolo Dicendoni ‘uarche parolina a Riccardo fra un disegno e l’artro.

Rosina  Ma io le paroline... fra un disegno e l’artro... ne le dio gia da un popò di tempo.

Romolo  Brava... allora te avevi pensato alla ‘osa prima di me!

Angiolina  Grassie signorina!

Rosina (ironica)  Ma ti pare!

Romolo  Che po’, come t’ho già ditto, penso anco alla tua di felicità.

Rosina (ironica e acida)  No veh, due ‘nsieme en troppe!

Romolo  Per ir mi’ cervello no, ir mi’ cervello è ambi… ma che dìo ambi, è tri, è quadrivalente... è...

Rosina  Via, ‘un esagerà, sennò ir vurcano scoppia, la miniera frana e dar firmamento vien giù una burasca di stelle che si mòre tutti.

Romolo  Ah ah ah... Hai sentuto Angiolina? La mi’ nipote ortre a esse una ragassa ricca di virtù e di palanche, è ricca anco di spirito. In concrusion, te sei in mani bone Angiolina, dor­mi pure sogni d’oro che a sistematti ci penso io!

Angiolina  Lei Romolo è proprio un omo d’oro! E ora mi dispiace lasciavvi.

Romolo  Va’ pure tranquilla.

Angiolina (a Rosina) E per i ricami ripasseró. Bona giornata.

Rosina  Anco a te (da sé) Crepa!

(Esce Angiolina)

Romolo  Prima mi parevi un popò nervosa... Che c’è che ‘un va?

Rosina  C’è che... Ma perché vòi sempre mette ‘r becco dapertutto?

Romolo  ‘Un sei mia gelosa che Angiolina si sposi prima di te?

Rosina  Ma sìe! che me ne ‘mporta!... Però ‘un dovresti ficcà ‘r naso nelle ‘ose di Riccardo, andanni a chiede se...

Romolo  Ormai ‘un c’è più nulla da chiede, ha già ditto tutto Angiolina. E grassie a me diventeran marito e moglie... Beh, ora vaggo a da’ un’occhiata a’ llavori della galleria, eppò córo a parlà cor pappà d’Angiolina.

Rosina  Aspetta...

Romolo  Lascimi fa’ che io vedo tutto... Mettiti a disegnà così ti passa ‘r nervoso (esce).

Rosina  Dunque Riccardo mi tradisce... No, ‘un è possibbile, a Angiolina n’avrà fatto ‘uarche comprimento, e lé s’è subbito montata la testa... Però ni fa i ddisegni per i ricami e spesso la va a trovà, e allora... Brutto mascarson, quando torna lo concio io!... Ansi no, ‘un lo ricevo neanco, lo scancello dalla mi’ vita com’un disegno dalla ‘ arta! (esce da sinistra)

si spengono le luci per riaccendersi poco dopo

(entra Romolo da destra)

Romolo  Rosina... o Rosina, in du’ sei ita?

(entra Rosina da sinistra)

Rosina  Che vòi zio?

Romolo  Te lo dicevo che avevo ragion?

Rosina  Sei già stato dar pappà d’Angiolina?

Romolo  Sì… e doppo quer che n’ho ditto piangeva dalla ‘ontentessa... Riccardo è su’ amico, e ora doventerà anco su’ genero.

Rosina  Eeh!... come córi.

Romolo  Ormai ‘un córo più, perché son già arivo ar traguardo.

Rosina (da sé) Allora per me è finita... – ­Ma co’ Riccardo ciai già parlato?

Romolo  No, con lu’ no anco…

Rosina (da sé)  Ora respiro.

Romolo  … Ma ‘un potrà di’ di no.

Rosina  E se ‘un l’ama?

Romolo  ‘Un potrà di’ di no l’istesso.

Rosina  Perché?

Romolo  Perché ‘un è scemo.

Rosina  ‘Un capiscio...

Romolo  Prima ‘osa: si becca una bona dote da Angiolina, che con i ssu’ ricami guadagna ben... Segonda ‘osa: Riccardo ha ‘nteresse a seguì ir mi’ ‘onsiglio, perché lo raccomanderò a i mmeglio mercanti d’arte per fanni vende i ssu’ quadri…

Rosina  Per me szio, en tutti castelli in aria tui...

Romolo  Invece en progetti che diventeran presto reartà.

 (entra Filumena)

Filumena (a Romolo) C’è qui una signora che dimanda di lei.

Romolo  Chi è?

Filumena  ‘Un lo so.

Romolo  ‘Un ne lo potevi chiede? Te l’ho ditto tante vorte di chiede alla gente...

Filumena  Macché tante... due o tre!

Romolo  Via, torna di là è chiedinelo ora.

Filumena  Sie, ormai è qui.... (è entrata la Segretaria) Vor che la riporti fora eppò la rifacci entrà?

Romolo  Ma no…  chiedinelo ‘ui.

Filumena  Ma se è già qui, ne lo poteva chiede anco lei!... (alla segretaria) Su, vienghi pure avanti sora unsocomesichiama, e ni vagghi a di’, vede a lullà, come si chiama.

Segretaria Buongiorno, mi chiamo Francesca Baracca, e sono la segretaria del marchese Arboreti di Vallelata... Lei è il signor Romolo Cervello?

Romolo  Apperappunto, che vole?

Segretaria  Il marchese Arboreti le manda questo biglietto.

Romolo  Io di marchesi arbo… arborelli… arborucci…

Segretaria  Arboreti.

ROMOLO … Arboreti… ‘un ne ‘onoscio punti, ma vediam lo stes­so di ’he si tratta. (dopo aver letto il biglietto) Nipote mia, rallegriti che la ‘osa ti riguarda te!

Rosina (meravigliata)  Mee!... E perché?

Romolo  Ascorta e lo saprai. (legge a voce alta)   «Sono arrivato da Roma e ho preso alloggio alla locanda qui vicina. Volevo conoscere la vostra nipote della quale il conte Salieri, vostro amico, mi ha detto un gran bene. E aveva ragione, perché l’ho vista stamani nel vostro giardino mentre stavo passeggiando sulla strada, ed è bellissima. Mando questo biglietto per sapere se posso venire a comunicare i miei sentimenti...» (con entusiasmo) Ma sì porca eppò vacca! Che vienghi subbito di ‘orsa e facci presto!

Segretaria  Vado subito a riferire (esce).

Romolo (in grande agitazione) Sverta nipote, vatti a mette ir più ber vestito che t’ariva ‘r damo... Dài camina, che ‘un s’abbi a pentì.

Rosina  Vabben... ma carmiti! (da sé) Di ‘uer marchese lì, a me ‘un me ne ‘mporta un fiosecco, ma lo faccio per fa’ dispetto a Riccardo! (esce)

Romolo  Che córpo! Sposo la mi’ nipote con un nobbile romano. Bisogna propio di’ che ir mi’ cervello funsiona a maraviglia! Peccato che io ‘un sia doventato ir consigliere d’un re! Ma un daman, ‘un si sa mai... Tanto per comincià m’imparento con un nobbile, po’ da ‘osa nasce ‘osa. La mi’ sorella ‘un avrebbe fatto in diecianni quer che ho fatto io in quattro e quattr’otto. Bisogna che ni scrivi subbito una lettera. (si mette a scrivere) «Cara sorella...»

(Entra Riccardo)

Riccardo  Ecchimi di ritorno so’ Romolo.

Romolo  Hai pensato a tutto?

Riccardo  Sì, ora possiam comincià i llavori.

Romolo  Prima parliam un po’ di te.

Riccardo (con meraviglia)  Di mee?

Romolo (continuando a scrivere la lettera alla sorella) «... Spero che ‘un ti dispiaci se...»

Riccardo  A me no... Ma vedo che cià da scrive...

Romolo  E che vor di’! Ti credi che io ‘un sia bon a fa’ du’ ‘ose ‘nsieme?

Riccardo  Sì sì, anco tre... Mi dici pure, che son tut­to orecchi.

Romolo  Viengo subbito ar sodo. La vòi piglià moglie? (scrivendo) «trattandosi d’un partito...»

Riccardo  Sì, ma veramente… vorei ‘he sì trattasse d’una donna...

Romolo  O di che vòi che si tratti, d’una vacca?

Riccardo  ... di una donna che mi garba.

Romolo  Ti garberà, ti garberà... (scrivendo) «trattandosi d’un partito che mi garba a me, e ni garba anco alla mi’ nipote...»

Riccardo (da sé, esultante)  Quer che sento!... mi vor da’ la su’ nipote! (a Romolo) Io ‘un so che risponde. La ‘osa è così maravigliosa che ‘un mi par vera.

Romolo (scrivendo) «Vivi pure tranquillamente, che tratterò io l’affare.»

Riccardo  Grassie… però...

Romolo  Che c’è?

Riccardo  … Io son un povero pittore…

Romolo  Sitto... Ho carcolato tutto, ir carcolo esatto è la mi’ specialità.

Riccardo  Ma questa ‘un è mìa matematia.

Romolo  Invece sì, tutto è matematia, anco l’amore. E i cconti devin tornà anco nell’amore. E qui tornin ar millesimo, perché la tu’ moglie ti porta un ber grussolo di palanche.

Riccardo  È questo ‘r guaio... perché ‘nvece io ni posso portà sortanto la mi’ arte che ‘un vale nulla perché ‘un son anco nessuno.

Romolo  Lo so, ma nelle mi mane doventerai quarcheduno!... Io la tu’ cariera dallo zero assoluto la faccio montà alla millesima potensa.

Riccardo  Ma in concrusion, se fin qui ‘un ho ‘apito lucciore per lanterne… lei mi vor propio da’...

Romolo  Una personcina che t’ama e anco te l’ami... E hai ‘apito chi è! (riprende a scrivere la lettera)

Riccardo (da sé)  Ir mi’ grande amore Rosina!

Romolo  E dunque che mi rispondi?

Riccardo  Ehm... son così imbarassato... mi pèrito tarmente che...

Romolo  E via, sian tutti figlioli d’Iddio uguali. Eppo la tu’ frequensa in casa sua, i ddisegni... nulla di più facile che sia sbocciato un amore... E allora che ir boccio diventi un fiore, e viva l’amore!

Riccardo  Se è così, evviva davero, e mi rimetto tutto nelle su’ mani.

Romolo  Bravo. Ci penso io!

(entra Filumena)

Filumena  So’ Romolo, c’è là quer marchese che aspetta.

Romolo  Mi precipito subbito... Ce l’hai fatto passà ner salotto bono?

Filumena  Veramente... è là ner coridoro.

Romolo  Bestia!... Ce l’hai fatto accomodà nella meglio portrona?

Filumena  Veramente... è là ritto impalato…

Romolo  Aribestia! Andresti impalata te!

Filumena  … Siccome tanto stracco ‘un mi pareva.

Romolo  Armeno ne l’hai preso ‘r cappello?

Filumena  Veramente... lo tien in mano lu’.

Romolo  Ari ari bestia tre volte!... Armeno ne l’hai sfilato ir cappotto?

Filumena  E se po’ aveva freddo?... Eppò, a dinnela tutta, somigliava a quella segretaria di prima.

Romolo  Come somigliava, in che senso?

Filumena Ner senso della mancia... anco lu’ come quel­l’artra, testa e lisca, neanco un chiuino!

Romolo (agitatissimo, mordendosi le mani) Iiih! Chi mi tien dal­lo stros­satti! Sei sempre lì? Camina, fallo passà subbito!

Filumena  Vabben, ma ‘un s’agiti a quer mo’, sennò ni chiap­pa ‘un córpo apoprettio furminante! (fa per uscire).

Romolo  Ma no che dìo,  m’hai sconbussolato ‘r cervello... qui ‘un ce lo posso riceve, andiam ner salotto bono.

Filumena  Ni faccio strada.

Romolo (sgarbato)  La ‘onoscio da me!

(Escono Filumena e Romolo)

(Entra Rosina)

Riccardo  Ah, cara Rosina, ir tu’ sio m’ha ditto certe ‘ose... ‘Un so se devo sperà veramente.

Rosina (ironica)  Spera, spera pure!

Riccardo  Me lo dici ‘n un modo...

Rosina  Come te lo devo di’, a son di musica?... ‘Un so com’ho fatto a esse così scema da crede alle tu’ parole bugiarde... Va’ dalla tu’ Angiolina e sposa pure lé… tanto a me, di te, ‘un me ne ‘mporta più nulla.

Riccardo (sempre più stupito) Ma sei ammattita?... Io sposà Angiolina?... I ttu’ discorsi ‘un li ‘apiscio... O sennò sì, ora capiscio porca miseria! Ecco ‘uer che intendeva di’ ir tu’ szio con que’ su’ ragionamenti di prima. ‘Un intendeva di dammi per moglie te, ma Angiolina!

Rosina  ‘Un cercà delle scuse, che tanto ‘un m’incanti più.  Questi ricami ‘ui (glieli mette sotto il muso) ne èn la prova. Angiolina lo dice a tutti che t’ama te, e che tutte le sere vai a veglia da lé.

Riccardo  Se dice ‘uelle ‘ose lì, vor di’ che ha preso una ‘anto­nata. Io a veglia ci vado perché son amico der su’ pappa.

Rosina  E i ddisegni per i ricami?

Riccardo  Ne li facevo per fa un piacé alla figliola d’un amico… Se po’ Angiolina s’è illusa, ‘un è corpa mia. Ora vaggo a parlà cor su’ pappà e con lé.

Rosina  No, per ora no.

Riccardo  Vo’ chiarì subbito le ‘ose.

Rosina (più calma) Se è così... e è vero che mi vòi ben sortanto a me...

Riccardo  Sì, te lo giuro, sortanto a te!... Per questo, quando ir tu’ sio mi parlava d’una donna da me amata pensavo che fussi te.

Rosina  Conoscendo ir mi’ sio, la ‘osa pol’esse ita proprio ‘osì.

Riccardo  È, ita ‘osì! 

Rosina  Vabben… ti credo.

Riccardo  Ohoo!... E allora se mi riparla della ‘osa che ni devo...

(entrano Romolo e il Marchese…)

Rosina  Sitto, ecchelo con quer forestiero.

(… e si fermano sulla porta simulando di parlare)

Riccardo  Chi è?

Rosina  Un marchese che è vienuto da Roma per me.

Riccardo  Eh, come?... po... porca miseria!

Rosina  Sitto!

Riccardo Sitto un corno! (da sè) La santarella m’accu­sava me e lé covava ‘r marchese!

Romolo (facendosi avanti)  Rosina cara, ecco ‘ui il lustrissimo marchese Arboreti di Vallelata.

Rosina (accenna un inchino) Piacere.

Marchese Gran fortuna poterla conoscere. Trovo che gli elogi che mi furon fatti di lei…

Rosina… di mee?

Marchese … di lei, sono molto inferiori alla realtà.

Rosina  Via, ‘un esageri.

Romolo (prendendo un disegno sul tavolo)  La mi’ nipote, fra le mille virtù, ci ha anco ‘uella der disegno. Guardi ‘ua che robbe maravigliose che fa!

Marchese Oh bellissimi! (da sé) Mi conviene dire così).– E questo giovane chi è?

Romolo  Ir su’ maestro di disegno (si scambiano un inchino) che ni sta sempre addosso.

Marchese  Come?!

Romolo  La mi’ nipote l’ha sempre addosso.

Marchese  Ehm… in che senso?

Romolo  Ner senso che ni sta sopra, la stringe… la segue da vicin perché impari ben…

Marchese  … ah, perché impari ben…

Romolo  … e ni trasmette anco tutto ‘r su’ amore...

Marchese  ah, tutto ir su’ amore…

Romolo  … ir su’ amore per l’arte…

Marchese  ah, per l’arte!...

Romolo  Sa, è un male di famiglia. Io ció una galleria di quadri che se la vede resta subbito lì secco... la vor vedé?

Marchese (facendo le corna) Un’altra volta!... (a Riccardo) Bravo.

Riccardo  Faccio ‘r mi’ dovere.

Romolo  Dovere, dice... Le lessioni der maestro di prima duravin sì e no un’oretta. Le sue ‘un finiscin mai, ‘un si staccherebbe mai da lé, ci starebbe anco la notte!

Rosina  Ma szio...

Marchese (da sé)  Mi sa che qui, se facessi sul serio, avrei le corna già prima di sposarmi… corna pitturate!

Romolo  Ora n’ho datto l’incario di pitturammi la galleria.

Marchese  Bene…  Ma se vogliamo parlare delle nostre cose il tempo stringe e allora... (accenna a Riccardo)

Romolo  Giusto... O Riccardo, se ‘ntanto tu volessi andà a preparà i pponti nella galleria...

Riccardo  Ci vado subbito. (da sè) Ho ‘apito l’antifona sor marchese! (esce)

Romolo  Ecco… ora si por parlà in libertà. (Rosina prende un ricamo avviato e si mette a ricamare in disparte) Mi dispiace che per la malattia der mi’ amico conte Salieri, ‘un abbi potuto avé una su’ lettera personale di presentassione.

Marchese  Dispiace anche a me, ma per l’artrosi alle mani era inpossibilitato a scrivere... Allora è giusto che le faccia vedere i miei documenti.

Romolo  Ma no,  ‘un volevo miga di’...

Marchese  No no è giusto, eccoli... A quel che m’è stato detto, lei può agire a nome della sua sorella.

Romolo  Sì, per tutto ‘r tempo che lé si trova in Ameria.

Marchese  Quand’è così le dico subito che la signorina Rosina mi piace moltissimo, e la chiedo ufficialmente in moglie.

Romolo  E io ne la ‘oncedo ufficiarmente sette vorte subbitissimo.

Rosina (in disparte)  Oddio! Ir mi’ sio ha perso la testa... Ma facci pure, che po’ tocca a me risponde!

Romolo (esaltato e confuso, chiamando verso le quinte) Ehi! Chi c’è dilà? Vienghi quarcuno... Filumena... Filumena, in du’ sei sparita?!

(Entra Filumena)

Filumena  O che c’è, ha preso foo la ‘asa?

Romolo  Ma che foo!... Guardatela come ‘un se la piglia nulla!

Filumena  E perché me la dovrei piglià!

Romolo  Va’ subbito a spedì quest’espresso espressissimo per la l’Ameria ameriana!

Filumena (calmissima)  E tutto ‘ui?

Romolo  E ti par pogo?... scappa scappa che la posta parte!

Filumena Ma parte anco doman, doman l’artro e quel­l’artro… ‘Un s’agiti troppo che sennò mi tocca passà anco a chiamà ‘r dottore dell’agitati!

Romolo  (facendo le  corna)  Toh, tooh!

Filumena  Facci pure, che io ció la pelle dura e mi ci ribarsin sopra!

Romolo  Ma va’ ar diàule!

Filumena  ‘Un m’ha vorsuto nessun e ‘un mi vor neanco lu’ (esce).

Marchese  Quanto alla dote, sebbene sia l’ultima cosa a cui pen­so, se mi vuol fare un cenno...

Romolo  Sì sì, è giusto... Allora… ni saran subbito pagate cinquecentomila lire.

Marchese (da sé) Come previsto, che colpo! (a voce alta) Così m’aveva già detto l’amico Salieri. Questo capitale sarà da me contraccambiato con gioielli e altri ricchi doni per la sposa.

Rosina (da sé)  Che manderà a quer paese doni e donatore!

Romolo  Eppò, alla morte della mi’ sorella, la sposa eredita tutto lé, vale a di’ un patrimonio che quando la mi’ sorella avrà venduto anco le proprietà ameriane ammonterà a cinque o sei miglioni... lira più lira men.

Marchese  Ma basta con questi discorsi antipatici, a me interessa soltanto il cuore della signorina Rosina.

Romolo  Di ‘uesto pole sta’ siguro.

Rosina (da sé)  Mia tanto! Danni ‘r tuo di cuore, che ‘r mio me l’amministro da me!

Marchese E soltanto per questo, vorrei che il contratto si facesse subito.

Romolo  Si ‘apisce… si farà ‘n giornata…

Rosina (da sé)  E lì ci dovró esse an­ch’io!

Marchese  … Così torno a Roma per preparare la casa e la cerimonia... E la signorina Rosina non dice nulla? Vorrei intendere dalla sua deliziosa bocca se posso sperare… (Rosina tace)

Romolo  Hai sentuto bimba? Su, risponde.

Rosina (posando il ricamo e alzandosi, decisa ed ironica) Signor Marchese eccellentissimo, la presensa d’un pesso grosso ‘ome lei mi ‘onfonde... mi ‘onfonde ‘osì tanto che toh, mi sèra la gola tarmente che ‘un mi’ risce dinni di sì... Spero però che cor tempo la gola mi si stasi, e così quando tornerà la mi’ mamma dall’Ameria, e doppo avé sentuto ir su’ parere, se ne potrà anco riparlà.

Romolo  Se è per la tu’ mamma ‘un ti preoccupà, mi piglio io la responsabilità. (si sente del movimento fuori, voci e rumori di carrozze)  O che succede là fora? Chi e arivato?

Rosina  Che sia la mamma?

Romolo  O che dici sciabigotta! La causa in Ameria chisà ‘uanto durerà sempre! Quelle ‘ose lìe en lunghe come le pene der purgatorio!

(entra Filumena esultante)

Filumena  Evviva seddiovole ‘ome godo, doppo tanto tempo finarmente è torna!

Rosina  Allora è propio la mi’ mamma?

Filumena  Se mi vedi ‘osì contenta, chi vòi ‘he sia!

Rosina  Oddio che bellessa! È arivata propio ar momento giusto!

Romolo (da sé)  Accidenti ar diàule! È arivata proprio ar momento sbagliato!

Filumena  (verso le quinte, chiamando)  O gente, o gente...

Romolo  Ma che schiamassi, anatra... ormai lo sa anco ‘r gatto che è ariva!

(Esce Filumena).

Rosina  Sverto szio, andiam incontro alla mamma.

Romolo  Sì...  ma che furia c’è! (al marchese) E lei...

Marchese E io sarà meglio che per il momeno tolga l’incomodo.

Romolo  Per ora sì, ma po’ si riordi che ha datto la su’ parola. La mi’ sorella sarà ‘ontentissima e resterà di stucco davanti alla mi’ bravura ner combinà ‘r matrimonio.

Marchese Allora ci rivediamo dopo pranzo. (da sé) E speriamo in bene.

(esce il Marchese, poi gli altri)

si spengono le luci per riaccendersi poco dopo

 (entrano Miranda e Annibale, poi Filumena)

Miranda (verso l’esterno)  Vo’ restà sola, ‘un vo’ artre seccature, avete ‘nteso? (a Annibale) Se ‘un faccio così ‘un ci lascin più in pace. Te vieni Filumena, te sei una donna piena di giudissio, mentre ir mi’ fratello è un matto. Ma la ‘orpa è mia, che lo lasciai ar governo della ‘asa.

Filumena  ‘Un c’è un angolo, né drento né fora, duve ‘un si sia divertito a facci ‘uarche stramberia.

Miranda  Da tutte le parti le novità più strampalate.

Filumena  Ir primato lo batte la ‘ucina. Coll’idea di rispiarmà legna e carbon, ciavrà fatto mille ‘ambiamenti, che con tutti i ssòrdi che ha speso ciavrebbe cotto i mmangiari e riscardato le stanse per cinquant’anni.

Miranda  Ormai lo sbaglio l’ho fatto, e ‘un serve piangici sopra. Ma ora ha finito di fa’ danni… Doppo va’ subbito a di’ ar capomastro Bertone che facci sospende tutti i llavori fora e drento.

Filumena  Ci vaggo mórto volentieri. Mi piangeva ‘r core a vedé la rovina della meglio vigna, che ir su’ povero marito...

Miranda  ‘Un mi riordà ir mi’ caro Epaminónda, che sennò mi metto a piange!

Filumena  A proposito, ho sentuto di’ che ha perso la causa in Ameria… mi dispiace tanto.

Miranda  Ti racconto tutto un’artra vorta... Ora va’ a di’ ar mi’ fratello che vienghi subbito ‘ui.

Filumena  Subbitissimo sora Miranda (esce).

Miranda  Mi dovró rimboccà le maniche pe’ riparà a’ ddanni che ha fatto. Intanto n’ho datto add’intende che la causa in Ameria l’ho persa... Se ‘nvece l’ho vinta e ho riuperato tutti i ccrediti der mi’ marito e l’eredità di tutti i ssu’ beni, ir merito è suo che m’ha fatto da consigliere.

Annibale  Per me è stato un piacere... e ringrazio il cielo del fortunato caso che mi fece conoscere lei.

Miranda  D’accordio, ma ir su’ lavoro dev’esse riompensato.

Annibale  Lo è già dal momento che mi concede la sua compagnia, e toccherei il cielo con un dito se ci potesse essere qualcosa di più... fra noi due... (le prende una mano)

Miranda (ritirandola subito e sviando il discorso) Ehm... allora che ne dice della mi’ figliola, come la trova?

Annibale  La trovo bellissima e piena di grazia.

Miranda  Questo mi basta... In Ameria ci siam frequentati du’ anni, ormai mi ‘onosce ben, e por giudicà se son capace d’in­gannà un amico.

Annibale  Dio mi liberi dal pensarlo!... Ma non capisco perché mi fa questo discorso. 

Miranda  M’ha ditto più vorte che ni garberebbe mette casa da ‘ueste parti.

Annibale  È vero...

Miranda  E una vorta mi chiese... se conoscevo una persona che poteva andà ben per lei.

Annibale  Sì, mentre si passeggiava ner quartiere cinese di san Francisco… Ma veramente io non dissi se la conosceva… ma che mi sarebbe piaciuto se lei stessa avesse voluto...

Miranda (interrompendolo bruscamente) La mi’ Rosina, che è bella l’ha vista, che è bona come ‘r pane ne lo dìo io, e che è ricca sfondata lo sa da sé... E come ormai ha ‘apito, perché biscaro ‘un è, oh scusi... se lei la vole io ne la offro in moglie (sospirando e facendosi vento) ooh!

Annibale (spiazzato) Lei m’imbarazza Miranda… ma…

Miranda  Ma diché?

Annibale  Lei sa che dal giorno che c’incontrammo il mio cuore restò impegnato... non per la figliola, ma per la mamma…

Miranda (risentita) Come impegnato!... da parte mia ‘un ho mai fatto nulla per…

Annibale  È vero… allora dirò... impegnato a senso unico.

Miranda  ‘Un ho mai datto importansa alla ‘osa, perché pensavo che fusse sortanto affettuosa amicissia... Ma ora che m’ha fatto una dichiassion bella dichiarata, ni devo di’ che ir su’ cuore n’ha gioato un brutto scherso.

Annibale  Come... mi dice subito di no.

Miranda  Capiscio che n’ho datto un dispiacé… E allora per consolalla ni dio che una fanciulla di ven­titré anni e con più di cinque miglioni di patrimonio, è meglio d’una vedova di quarantacinquanni, che di suo ciavrà sì e no meszo miglione.

Annibale  Mia cara Miranda, mi ripeta che non mi vuole, ma lasci stare quei discorsi lì... Io le parlo d’amore, e lei mi risponde coi soldi. Che linguaggio è?

Miranda  È il linguaggio della ragion, caro Annibale. A per­de me perde pogo, e ansi acquista in pace e tranquillità perché son testarda e bisbetia. E ir mi’ sogno sarebbe che lei potesse avé la mi’ amicissia, insieme ar cuore della mi’ figliola.

Annibale  Ma cambiare così l’oggetto dell’a­mo­­re...

Miranda  Armen ci pensi con tutta la carma che vole, perché lei qui ci pole sta’ anco per sempre… E ‘ntan­to mi permetta d’attastà ‘r tereno da ‘uell’artra parte.

Annibale (faceto)  Che fa… si dà all’agricoltura?

Miranda  Schersa, eh... Mi permetta di sentì quer che ne pensa Rosina.

Annibale  Faccia quel che le pare, basta che non impegni la mia libertà.

Miranda  No no... ma spero che alla fin mi darà retta. (da sé) Alla fin t’arenderai...

Annibale (da sé)  Questa donna ha certe maniere che è difficile dirle di no (esce).

(entra Romolo)

Romolo (facendo capolino) Sora sorella, se sei sempre d’umore d’arsà la voce con me, piglio le gambe e torno via!

Miranda (ironica) No per carità, come farei sensa di te, la casa anderebbe in rovina!

Romolo  Ora piglia anco ‘n giro.

Miranda  Ti par che ‘un avessi ragion d’arsà la voce?

Romolo  Io ho fatto tutto con giudissio, e son vienuto per dimostratti matematiamente e scentifiamente... (fa vedere un mucchio di scartafacci)

Miranda  No per carità, ’un vo’ vedé nulla, per me le tu’ scartoffie le pòi anco brucià!

Romolo  Se te un hai bongusto e certe ‘ose ‘un le ‘apisci, ‘un è miga corpa mia!

Miranda  Te lo ‘hiami bongusto tirà tutto all’aria, cambià l’ordine delle ‘ose come l’avevo lasciate io?

Romolo  Sì, perché te l’avevi misse male.

Miranda  L’avevo misse come mi garbavin a me, e come voleva ir mi’ povero marito, che si dev’esse rivortato nella tomba a vedé ir su’ busto di marmo pitturato di rosa.

Romolo  Ni feci tinge sortanto la faccia, perché l’aveva troppo pallida e pareva un morto!

Miranda  E le su’ belle pippe indiane che le ‘ompró a San Francisco, trasformate in attaccapanni per i ccappelli... E ‘r su’ cappello a cilindro che ne lo regaló ir sindaco di Sacramento, diventato un portaombrelli... E i mmuri buttati giù, i pparaventi spostati, i labbirinti di scale e coridori che ‘un si sa più da che parte piglià per arivà in camera mia…

Romolo  Te ‘un t’intendi di nulla, l’appartamenti erin troppo sco­modi e bui.

Miranda  … E la più grossa di tutte, fa’ sparì tre camere e ‘r granaio per facci la galleria de’ qquadri!

Romolo  Quella l’ho tirata su a mi’ spese.

Miranda  Ma le camere e ‘r granaio l’hai tirati giù a mi’ danno!

Romolo  Mi dovresti esse rionoscente.

Miranda  Anco!

Romolo  Ir mi’ museo darà lustro alla nostra ‘asa e verà gente a visitallo, e io doventerò ir vanto della famiglia.

MIRANDA  Per ora sei sortanto la disperassion... I qquadri stavin ben nelle su’ stanse, in duve si trovavin quando ir mi’ Epaminonda comprò la villa… che ora o en isparite o en vòte che mettin addosso la disperassion!... Dovevi pensà a fa’ quadrà i cconti, e no córe dirieto a’ ffantasmi!

Romolo  Sente lì chi parla! Te che hai speso migliaia di dollarii per istà fora du’ anni, e alla fin hai perso la causa e sei resta con nulla in man. Bella rïompensa per quello che ho fatto per te. Rosina ‘un sapeva nulla, e ora  fa ‘ cconti meglio d’un ragioniere, disegna come Raffaello, canta, sona... e questo grassie a me che n’ho misso dintorno la gente giusta.

Miranda  Miga tanto!

Romolo  Che intendi di’?

Miranda  Che quer maestro di disegno è troppo giovane per fallo sta’ tutti i ggiorni accanto a una fanciulla... soli soletti per un paio d’ore… Le dita si movin, e ‘nvece che sulle matite e su’ ffogli si possin posà da ‘uarche artra parte.

Romolo  Che hai paura, che Rosina si sia ‘ncapricciata di Riccardo?

Miranda  Apperappunto!

Romolo  Vedi che ti sbagli. Riccardo sposerà presto Angiolina, e ‘un ha occhi che per lé. E anco lì ció misso lo szampino io!

Miranda  Bravo, quer mestiere ti mancava!

Romolo  Qualo?

Miranda  Quello de’ ruffiano… Ma se mi dici che è così, ‘un dìo artro. E bisogna pensà a marità Rosina in modo conveniente.

Romolo  Diciam pure in modo degno della su’ bellessa e de’ ssu’ quatrini.

Miranda  A me mi basta che sposi un su’ pari. ‘Un è facile trovà artri partiti... Ma vedo che ti lustrin l’occhi, e devi morì dalla voglia di dimmi ‘uarcosa. Su, sputa l’osso, così mi levo subbito ‘r pensiero d’un artro canalettoro che mi ‘asca nsulla testa.

Romolo  Sì che si trovin, anco quell’artri partiti! Basta che ci sia un genio che li sappi scovà!

Miranda  E scommetto che quer genio lì saresti te!... Poverammé, le sorprese ‘un en anco finite. Che avrai ‘ombinato!

Romolo  Abbraccimi sorella, e rionosci che son un cervello argebrico, che regolo cor compasso tutto ‘uer che faccio. E tutto sorte fora esatto come l’ho carcolato.

Miranda   Avresti forse ‘uarche mira per isposà Rosina?

Romolo  Ma che mira, ho già fatto tutto! Rosina è già impromissa a uno de’ ppiù importanti nobbili papali di Roma.

Miranda  Oddio ‘uer che sento! Disgrassiato un’artra vorta! Com’hai fatto a piglià una decision così sensa di me!

Romolo  Ir tempo stringeva, e se ‘un facevo alla sverta ir Marchese scappava... Eppò di ‘uesto ‘un mi pòi rimproverà, perché t’ho scritto per informatti della ‘osa.

Miranda  E quando?

Romolo  T’ho spedito una lettera stamattina.

Miranda Dev’esse’ quella che m’ha datto Filumena che l’an­­dava a ‘mpostà... (la prende da una tasca e gliela mostra)  È questa?

Romolo  Proprio ‘uella.

Miranda (la apre nervosamente) Vediam un po’... tremo! (si mette a scorrerla) Madonna santa!... Ma armen Rosina è d’accordio?

Romolo  Ehm, sì... insomma propio di sì ‘un l’ha anco ditto, ma…

Miranda  Allora ‘uesto matrimonio ‘un si farà!

Romolo  Come!

Miranda  Rosina ‘un isposerà quer marchese!

Romolo  E allora chi?

Miranda  Si vedrà.

Romolo  La vòi forse marità con quer mercante che hai porto con te?

Miranda  Lo volesse ‘r celo!

Romolo  E allora ‘r marchese Arboreti?

Miranda  Riparte pe’ Roma.

Romolo  No, riparte ir tu’ mercante per duve ni pare. Perché io ar Marchese n’ho datto la mi’ parola, e ‘un la ritiro.

Miranda  Che tu la ritiri o no, en cavoli tui: te hai dipanato la matassa e te la sdipani!

Romolo  Sei una matta.

Miranda  Il bove disse cornuto ar mulo!

Romolo  Sei fatta pe’ rovinà i mmeglio progetti.

Miranda  Che ci vòi fa’ fratello... a me la testa matematia ‘ome la tua ir padreterno ‘un me l’ha fatta!

   (Entra Filumena)

Filumena  So’ Romolo, c’è dilà uno che ha porto ‘r disegno d’una barca...

ROMOLO  Ah sì… di ‘uella che naviga anco controvento.

FILUMENA  Io lai, e ndu’ va?

ROMOLO  Ritorna ‘n porto.

(Miranda scuote la testa e ride)

FILUMENA E c’è anco un legnaiolo cor modellin d’una machina che ‘un ho ‘apito a che serve.

Romolo  Ah sì, dev’esse quer mulino...

Miranda  ... Quer mulino a vento come la tu’ testa!

Romolo … quer mulino che macina la farina e fa anco ‘r pane.

Filumena  Eppò ce n’è anco un arto, con u’ rotolo di ‘arta che ‘un m’ha ditto ched’è.

Romolo  Che vòi ‘he sia… un artro progetto… (a Miranda) Hai sentuto sorella… fan la ‘oda per vienimmi a consurtà, e te ‘un mi ‘onsideri nulla! (esce seguito da Filumena)

(Entra Rosina)

Miranda  Oh, Rosina, stavo per vienì da te... Finora ci son vienuta pogo, ma le stravaganse der tu’ sio m’han iscombussolata. Fra le su’ mattate, la più grossa è d’avé fatto vienì un marchese da Roma per dattelo in isposo. L’hai visto, vero?

Rosina  L’ho visto e ció anco parlato.

Miranda  E che ne pensi?

Rosina  Che piuttosto di sposallo mi faccio monaca.

Miranda (ride)  O che discorsi fai! Se ‘un lo vòi, ‘un lo pigli e basta. Ma ‘un dici mia di no perché ti sei innamorata di ‘uarcunartro?

Rosina  (imbarazzata) Eh, come?... ma no... che dici…

Miranda  Vabben, ti credo… Però quan­d’ho visto ir tu’ maestro di disegno, un dubbio m’è vienuto.

Rosina  Mamma...

Miranda  Però doppo ho saputo che sta per isposà quella ricamatrice… Così ci posso pensà io alla tu’ felicità... Quer forestiero che ho portato con me dall’Ameria è un mercante di Milano, e sarebbe una persona che meglio ‘un la potresti desiderà.

Rosina (da sé) Qui si casca dalla padella ndella brusta!... Via mamma, ‘un ci pensà a queste ‘ose, per ora mi garba rimanè ragassa e sta’ con te.  

Miranda  O che dici… ‘un mi fa’ arabbià! ‘Un sei mìa più una bamboretta, hai ventitré anni e se ‘un ti spicci... (da sé) Qui gatta ci cova. (Decisa e severa) Dim­mi la verità, ti sei ‘nnamorata di quarcunartro, vero?

(entra Annibale)

Annibale  I miei rispetti alle signore.

Miranda  Oh, venga, bongiorno... (a Rosina) Te ‘un lo saluti?

Rosina (inchinandosi)  Bongiorno sor Annibale.

Annibale (a Miranda) M’aveva promesso di portarmi a vedere le sue proprietà.

Miranda Stavo per vienì a cercallo. Andiam a vedé tutte ‘uell’artre stravaganse che cià fatto ir mi’ fratello. E se ‘un c’è da strappassi i ccapelli, da ride ar siguro!

(escono Miranda e Annibale)

Rosina  Son in un ber pasticcio... devo combatte su tre fronti la mi’ guera d’amore.

(entra Riccardo)

Riccardo  Allora cara, che nòve c’enno?

Rosina  Brutte!

Riccardo  Porca miseria, che dici.

Rosina  La mi’ mamma vole che sposi ‘uer forestiero.

Riccardo  E te che pensi di fa?

Rosina  ‘Un lo so.

Riccardo  Dunque m’abbandoni.

Rosina  No, questo ‘un lo faró mai.

Riccardo  Allora dici di no ar forestiero?

Rosina  Vorei, ma la mi’ mamma la piglierebbe troppo male.

Riccardo (faceto)  Ho ‘apito, ci sposi tutt’e due!

Rosina  Ti par questo ‘r momento di schersà?

(Entra Romolo)

Romolo  Meno male ti trovo ‘ui, Rosina. La tu’ mamma t’avrà parlato di ‘uer mercante…

Rosina  Propio du’ menuti fa.

Romolo  E te lo vor da’ per marito?

Rosina  Purtroppo.

Romolo  Hai sentuto Riccardo che idee strambe cià la mi’ sorella? Eppò dicin che ‘r matto son io!... E te che n’hai risposto?

Rosina  Ho tentato di resiste, ma stava già montando su tutte le furie.

Romolo  Con te l’avrebbe vinta, ma con me... Vòi che la situassion la chiappi in mano io e rispedisci ir milanese alle su’ nebbie?

Riccardo (con calore)  Sì sì, Romolo.

Romolo  O te che c’entri?

Riccardo  Già... io che c’entro… (piano a Rosina)  Dài, dinni di sì!

Rosina  D’accordio zio, pensici te a convince la mi’ mamma.

Romolo Tranquilla, risorvo ogniosa in quattro e quat­tr’otto. (a Ric­cardo) Eppò penso anc’a te, eh!

Riccardo  Grassie.

Romolo  Io penso a tutto. Anco ‘uando son a letto, con meszo cervello dormo e con quell’artro meszo pen­so. Tanto per incomincià, son già ito a discore cor padre d’Angiolina.

(entra Angiolina)

Angiolina  Si pole entrà?

Romolo  Oh, lupus in fabula!

Angiolina  Sarei vienuta per que’ ricami…

Rosina (sgarbata) Eccheli, ripiglieli che ‘un li posso com­­prà.

Angiolina  E la su’ mamma come sta? Ho saputo ch’è tornata dal­l’Ameria.

Rosina  È dilà.

Angiolina  Vorei fa’ ir mi’ dovere... un salutino.

Rosina  ‘Un importa, ora è occupata.

Romolo  Via Riccardo, dinni ‘uarcosa di gentile a Angiolina.

Riccardo  Ehm, ció d’andà nella galleria a finì ‘r ponte (esce).

Angiolina (ironica)  Uh, con che garbo m’ha salutato!... Che ne dice signorina?

Rosina  Me lo chiedi a me, che c’entro io?... Ma devo andà dilà anch’io (esce).

Angiolina  Anco la su’ nipote ‘un c’è male... Fan a chi è più sgarbato!

Romolo  Eeh… oggi cià certi lambicchi per ir capo...

Angiolina  Mi par che la ‘osa si metti male per me.

Romolo  Ma sìe,  sciocchezzuole... ‘un ti fidi più di me?

Angiolina Io mi fido di tutti, ma conoscevo una persona che a fidassi di tutti lo chiappò...

Romolo (ridendo) Ah ah ah! linguaggio schiet­to. Ma sta contenta che con me ‘un ti succederà mai!

Angiolina  Speriam…

Romolo  E fa conto che Riccardo sia già ‘r tu’ marito.

Angiolina  Fusse vero....

(escono uno da una parte e una dall’altra)

ATTO SECONDO

(entra Filumena, introducendo il Marchese)

Filumena  S’accomòdi pure... sor principe.

Marchese  Non sono principe, ma soltanto marchese.

Filumena  Io dìo che lei pare un principe.

MARCHESE  E da cosa mi ha giudicato?

FILUMENA  Da come prima s’è misso la man in sacca e l’ha ritirata fora.

MARCHESE  Aah, dalla mancia che le ho dato!

Filumena  Aspetti ‘ui, che ir so’ Romolo vien subbito.

Marchese Un momento... faccia entrare anche la mia segretaria.

Filumena  Sarà servitissimo! (esce)

(entra la Segretaria)

Segretaria  Illustrissimo!

Marchese  Parla piano che ci possono sentire.

Segretaria  Sua eccellenza è molto generosa! Prima m’ha detto la serva che le hai regalato un diecione!

Marchese  Faccio bene la mia parte. Così ora lo racconta in giro, e nessuno dubita che sono... quello che sono.

Segretaria  Cioè un morto di fame.

Marchese Non esagerare. Fra una truffa e l’altra, quando siamo “fuori” una bella vita si rimedia.

Segretaria  E quando siamo in gattabuia, tranne lo sciam­pagna, il vitto e l’alloggio li passa il governo.

Marchese  E se l’ultima truffa ha fruttato bene, con una buona mancia al secondino si rimedia anche quello.

Segretaria  A proposito di colpi grossi, questo mi pare il nostro capolavoro.

Marchese Eh sì, cinquecentomila lire quando l’abbiamo mai viste? Ma l’idea è stata mia. Se era per te...

Segretaria  Ingrato! A Roma chi è stato che ha trovato in casa der conte Salieri la lettera del signor Romolo? E chi ha falsificato i tuoi documenti, facendoti diventare un mar­­chese della nobiltà del papa?

Marchese  Più brava te o io, poco importa, quello che conta è d’intascare il malloppo e filar via come lepri... Ti sei informata?

Segretaria  Sull’orario del treno?

Marchese  Macché treno!... Sui nostri “polli”.

Segretaria  Sì, al bar qui accanto ho parlato con il giardiniere, al quale il vino che gli pagavo scioglieva la lingua che era una bellezza.

Marchese  E che hai scoperto?

Segretaria  Che la signora Miranda è una donna molto furba che ha girato il mondo, e se guarda in faccia un tipo come te, s’accorge subito che è un briccone.

Marchese  Ora non giocare a mettermi paura! Questi vestiti che indosso, gli anelli che porto alle dita e la catena d’oro al panciotto – che li fregai a un marchese vero appena calato nella tomba – bastano a ingannare anche l’occhio più sospettoso.

Segretaria  Ma il peggio te lo dico ora. La signora Miranda vuole maritare la figliola a quel mercante che ha portato con sé dall’America.

Marchese  Ahi!... questo sì che è un imprevisto che non ci voleva.

Segretaria  Vedi che ti sgomenti per nulla. Se la ragazza deve scegliere fra un marchese e un mercante, ti par che scelga un mercante? Eppoi noi abbiamo l’appoggio del signor Romolo, che per avere una nipote nobile farebbe pazzie!

Marchese  Dove bisogna insistere è che il contratto si faccia subito. Più il tempo passa, e più si corre il rischio d’essere scoperti.

Segretaria  Ma sento qualcuno...

(entra Romolo)

Romolo  (con un grande disegno tecnico in mano) Mi perdoni sor marchese se l’ho fatta aspettà. (mostrando il foglio) Siccome ‘un mi risciva di fa’ tornà un carcolo, e ora volevo vedé se lei...

Marchese  Di che si tratta?

Romolo  D’una nave, ovvero bastimento, ovvero galera come la chiamavin una vorta, una galera di mi’ ‘nvensione. Lei l’ha mai vista una galera?

Marchese  Eh, tante di quelle volte...

Romolo  C’è stato anco drento?

Marchese  Ci stavo quasi di casa.

Romolo  Ah, vor di’ che ha viaggiato parecchio in mare... E ci si sta comodi?

Marchese  Oddio, proprio comodi comodi no. 

Romolo  Lo sapevo! E è questa la novità della mi’ ‘nvensione: che invece nella mi’ galera ci si sta comodissimi. E se lei ci tornasse drento ‘uando l’ho brevettata, mi ringrassierebbe. Vede, ‘uesta curva che dar punto A, seguendo la linea E, B, D, si porta ar punto C...

Marchese  Signor Romolo, un’altra volta... il tempo stringe.

Romolo  Giusto, lasciam perde... Ecchimi a lei, e ni garantiscio che le ‘ose en ben incaminate.

Marchese  Però ho sentito che sua sorella vorrebbe maritare la signorina a quel forestiero... È vero?

Romolo  È vero, perché lé ha pogo giudissio. Ma stii tranquillo, io so ar siguro che Rosina ‘un è d’accordio.

Segretaria (al Marchese) Eccellenza, se non mi comanda nulla, io...

Marchese  Sì, tu vai pure. E non ti scordare di scrivere quella lettera al re.

Romolo  Porca vacca, è in corispondensa co’ re?

Marchese  Siamo amici.

Romolo  Io largone!

Marchese (ancora alla segretaria) E dopo passa dal gioielliere, digli che per stasera mi faccia avere la collana, gli orecchini, un braccialetto e due anelli di brillanti, per la sposa.

Segretaria  Sarà fatto.

Marchese  E già che ci sei, mettici anche uno spillone d’oro.

Segretaria  Da quanti grammi?

Marchese  Da un etto... con un bello smeraldo verde.

Segretaria  E un rubino rosso no?

Marchese  Anche quello, ma che sia d’un rosso vivo.

Romolo  Ma signor marchese è troppo!

(esce la Segretaria)

(entra Miranda)

Miranda  Ecchimi a lei, sor marchese lustrissimo.

Marchese Ringrazio la sorte che m’ha fatto l’onore di poterla conoscere.

Miranda  Troppo gentile. (da sé) Luqquì mi garba pogo... L’onore è tutto mio! (da sé) Cià una faccia... Ir mi’ fratello m’ha ditto che s’è preso l’incomodo di vienì da Roma per vedé la mi’ figliola.

Marchese  Proprio così, e non mi pento... anzi!

Miranda  E m’ha ditto anco che s’è degnato di chiedela in moglie.

Marchese  La signorina può incatenare qualunque cuore.

Miranda  Lei è romano, vero?

Marchese  Infatti.

Miranda  E conosce ir conte Salieri?

Marchese  Siamo amici.

Miranda  Anche noi… Perché sa, veniva a fare la cura dell’acque a Bagni di Lucca… Come sta?

Marchese  Non troppo bene. Quando sono partito era così tormentato dall’artrosi alle mani, che non fu nemmeno in grado di scrivere una lettera di presentazione per il signor Romolo.

Miranda  E conosce anco la sorella der conte?

Marchese (da sé)  Che mi fa questa, l’interrogatorio?

Miranda  Siccome ‘uando viense l’urtima vorta a fa’ ‘ bbagni stava pogo bene anco lé.

Romolo (da sé)  Uffa, ‘un ne posso più!... –  Via sorella, tronchiam questi discorsi innutili e parliam di quer che preme.

Miranda Immagino che avrà delle ‘onoscenze qui, sor marchese.

Romolo (da sé)  Che sperversa! Lo fa per fammi dispetto!

Marchese  Purtroppo no. È la prima volta che vengo nel Capannorese. E confidavo nella lettera che mi ha dato Salieri, speditagli dal signor Romolo, pensando che fosse una garanzia più che sufficiente... Eccola.

Romolo  Sì sì, è propio quella che ni mandai io.

Miranda (prende la lettera, la legge piano e ride)

Marchese  Ride della lettera?

Miranda  Sì... anco se ci sarebbe da piange.

Marchese (allarmato) Come, perché?

Miranda  A vedé che uno szio fa l’elogi della nipote come per mettela all’asta e offrilla ar miglior offerente.

Romolo  Ma che spropositi dici!

Miranda  Però ‘un hai pensato a fa’ la meglio ‘osa.

Romolo  O che ‘ntendi di’?

Miranda  Che potevi fa’ mette’ un annuncio sulla “Nassione”, così tutto ‘r mondo a quest’ora saprebbe che io ció una figliola arta un metro e settanta, occhi neri, capelli mori, modesta, bella, che disegna, canta, sona ‘r pianoforte... ah ah ah  (ride sarcastica).

Romolo  Sei una sperversa e un’ingrata, sì, ingrata, ingrata!... Ir sor marchese ‘un si sarebbe mosso se ‘un fusse stato convinto dar conte Salieri.

Marchese  È vero.

Miranda  Dunque lei vole la mano della mi’ figliola?

Marchese  La mano e soprattutto il cuore. Son qui per questo.

Romolo (a Miranda)  E vole anco che ‘r contratto si facci stasera, per andà subbito a Roma a preparà ogni ‘osa per lo sposalissio… Hai ‘apito testona?

Miranda  Tutto ben. La richiesta der sor marchese ci onora. C’è una ‘osa sola... un piccolo partiolare...

Marchese  E quale?

Miranda (ironica)  Siccome io là in Ameria ‘un potevo prevedé che ‘r mi’ fratello ciavrebbe pensato lu’ a marità la mi’ figliola, e avesse fatto scomodà un personaggio importante ‘ome lei… nella mi’ cretinaggine pensai di marità Rosina con una persona di ‘ondissione uguale alla nostra, che la nobirtà l’abbiam sortanto ner cuore.

Marchese  Ah, si riferisce a quel mercante... Dunque preferirebbe un mercante a un esponente della migliore nobiltà papale! È inaudito!

Miranda  Inaudito ‘un direi, perché a quanto pare lei l’ha udito ben, se ha risposto a quer modo!

Romolo  Sei matta?... Né io né ‘r marchese possiam sopporà questo torto.

Miranda (ironica) Allora sfidatimi a duello... Mi dispiace di perde’ un genero der su’ valore sor marchese, e son sigura che mi strapperò ‘ ccapelli per tutta la vita, ma ormai la ‘osa è decisa e ‘un mi posso più tirà ‘ndietro.

Romolo  Invece ti ci tiri, perché ir primo deve avé la precedensa! E si farà da parte ir sor Annibale che è arivato segondo… Ecchelo che ariva. (entra Annibale)

Annibale  Che intende dire… che si vuole da me?

Romolo  Si vorebbe un sacrificio?

Annibale (faceto) E a quale dio dovrei sacrificarmi?

Romolo  La mi’ sorella n’ha pro­misso a lei la mano di Rosina, ‘un sapendo che l’avevo già promissa io a un marchese della nobirtà papale der papa!

Annibale (ancora divertendosi) Ha detto bene. Davanti a tanto personaggio io mi sento così tapino che vorrei sparire!... Insomma vedo che c’è un discreto traffico attorno alla fanciulla.

Romolo  E a lei sor Annibale ni si chiederebbe di rinuncià alla su’ mano.

Annibale (continuando nel gioco) Volete che me la tagli? Lo farei volentieri se dopo non restassi monco.

Romolo (spiazzato e irritato) Ma no alla su’ mano sua di lei Annibale, ma alla su’ mano di lei Rosina… E così sarebbimo tutti felici e contenti.

Annibale  Come nelle novelle della nonna!

Romolo  Allora che dice, sì o no?

Annibale  Lo chieda alla sua sorella. Qualunque cosa lei deciderà, io sarò d’accordo.

Romolo  Hai sentuto sorella? Ora la ‘osa dipende tutta da te... e allora…

Miranda  E allora io quer che ho promisso ho promisso e la quistion è chiusa! Gioa con la tua di figliola, quan­d’avrai misso giudissio e n’avrai misso ar mondo una, e sta’ lontan dalla mia!

Romolo  Allora mi vòi propio obbrigà a fatti la guera.

Miranda  E come me la faresti grand’omo!

Romolo  Dicendo a tutti che costringi una ragassa a sposà un omo contro la su’ volontà!

Miranda  Te vagelli!

Romolo  No, perché io so che Rosina ir sor Annibale ‘un lo vole!

Annibale (ridendo)  Ah, ah, ah… non ne dubitavo... Me ne sono ac­corto subito che la ragazza ci ha molto giudizio in quella sua testolina.

Miranda (a Romolo)  E te come fai a sapello… sentiam disgrassiato!

Romolo  Lo so, e si por subbito accertà la ‘osa. Chiama Rosina e te lo dirà lé in persona.

Miranda  Che ne dite?

Marchese  Io acconsento.

Annibale  Fate vobis… Io sono indifferente.

Miranda (chiamando)  Filumena!

(entra Filumena)

Filumena  Ecchimi sora Miranda.

Miranda  Chiama Rosina e falla vienì qui.

Filumena  Subbito (esce).

(Romolo e Marchese, piano fra loro)

Romolo   C’è cascata… abbiam vinto noi sor marchese!

Marchese  Lo credo anch’io.

(Miranda e Annibale, piano fra loro)

Miranda  So già che sceglierà lei… è contento?

Annibale  A me basta che lo sia lei Miranda.

(Entra Rosina)

Rosina  Che volevi mamma?

Miranda  Un momentin e lo sai.

Romolo (a Miranda)  Vòi parlà te?

Miranda (ironica)  Nooo, parla te che sei ir più bravo!

Romolo (si schiarisce la voce, in tono solenne e declamatorio)  Cara nipote, c’en qui du’ signori che aspirin a possedé la tu’ man e ‘r tu’ core... Siccome tutt’è due ‘un li pòi sposà, t’abbiam chiamo perché tu ci dici qualo porteresti più volentieri a letto (tossisce imbarazzato) ehm, volevo di’ all’artare... Sei libbera di sceglie.

Rosina  (a Miranda) Ma allora te...

Miranda  Hai inteso ‘uanto basta… e ora tocca a te risponde (piano a Annibale) M’ha già ditto prima che ‘r marchese ‘un lo vole.

Romolo (piano al conte) So che la mi’ nipote Annibale ‘un lo por soffrì.

Miranda (vedendola esitare)  Allora ti decidi?

Marchese  Deve solo fare una scelta signorina...

Rosina (da sé) … fra du’ babbei... – (al marchese)  Lei sor Marchese...

Romolo (al marchese)  Ha scelto lei!

Rosina  … e lei sor Annibale...

Romolo  Ma basta uno!

Rosina  ... perdonatimi tutt’e due… ma anco se mi dispiace perché sète du’ grandi òmini, e ‘un mi parebbe vero di buttammi tra le vostre braccia... se però ir mi’ core ‘un tirasse la martinicca e mi broccasse come una rota di baroccio…

Romolo  Ma che c’in… c’incastrin i bba… barocci e le ma… martinicche!

Marchese (a Rosina)  Come, perché dice questo?

Rosina  Perché se ‘un l’ha anco capito, marchese papalissimo, a me ‘un mi garbate nessuni di due. 

Annibale  Brava bravissima!

Miranda  Bravissima un corno! Figliola mia, mi dispiace dittelo ma la tu’ decision ‘un istà né ‘n celo né ‘n tera!

Rosina  Allora dovrei sposanne uno per forsa?

Miranda  Questo no… però…

Rosina  Perdonimi, ma ‘un c’è nessun però, e quer che ho ditto ho ditto.

Marchese  Io considero questo un affronto.

Rosina  Volevito una risposta e ve l’ho datta.

Romolo  Una risposta da matta.

(Entra Filumena)

Filumena  Aiuto aiuto!

Miranda  Che c’è… che è successo?

Filumena Una disgrassia teribile! (presa dall’affanno non riesce a parlare)

Miranda  Su parla, per l’amor di’Iddio!

Filumena  La volta... la volta della galleria...

Romolo  Che ha fatto?

Filumena  È cascata, un disastro!... Oddio!

Romolo  Ma sìe! Com’ha fatto se l’ho progettata io!

Filumena  Apperappunto... E questo ‘un è nulla.

Romolo  Ora che c’è anco?

Filumena  Riccardo era nsur ponte e c’è resto sotto!

Rosina (disperata) Oddio no!... tesoro mio!... Gesù sarvatelo vo’! (fa per uscire ma Miranda la trattiene)

Filumena  Ho sentuto un urlo là sotto le macerie...

Rosina  Eppò?

Filumena  Eppò più nulla.

Rosina  No amore mio, ‘un morì!... Ma che aspettiam, andiam a sarvallo! (si precipita fuori seguita dagli altri, tranne Miranda)

Miranda (li osserva uscire, esita qualche istante, poi accenna a seguirli, ma torna indietro)  No, ‘un ho ‘r coraggio d’andacci... mi sento vienì men le forse... (va alla credenza a bere un cordiale) Sarà vivo? Ce la faran a liberallo dalle macerie?... (cammina avanti e indietro)   ‘Un resisto più, via, vado a vedé (mentre esce incontra Annibale che sta entrando) Allora?

Annibale  È vivo, è salvo.

Miranda  Sia ringrassiato ‘r celo!... Ma com’è ita?

Annibale  Lavorava sul ponte quand’ha sentito uno scric­chiolio e sono cascate le prime pietre. Allora è saltato giù e ha fatto appena in tempo e mettersi in salvo… 

Miranda  E Rosina come sta?

Annibale  Quand’è arrivata là è svenuta... ma s’è subito ripresa.

Miranda  E ora in duv’è?

Annibale  Con Riccardo. Non s’è voluta staccare da lui. Il gio­vanotto era più preoccupato per la ragazza che per sé, anche se aveva una faccia bian­ca come un lenzuolo e diversi lividi addosso… Voleva venire da lei.

Miranda  No no, ‘un ne vo’ sapé.

Annibale  Le voleva spiegare...

Miranda  C’è pogo da spiegà, è tutto chiaro: loro due trescavin insieme a mi’ ‘nsaputa.

Annibale  Ma che trescavano! Si volevano bene.

Miranda  ‘Un le vo’ le scene da ‘ommedia, che devin finì per forsa cor perdon e ‘r matrimonio. Sarà anco un bravo giovanotto...

Annibale  Infatti tutti ne parlano bene.

Miranda  … ma ‘un è un partito pe’ Rosina.

Annibale  Se fossi in lei, ci penserei su.

Miranda  Però ‘un deve neanco crede che io me ne lavi le mani... Aspetti un momentin (esce).

Annibale  Ora che vorrà fare, benedetta donna!

Miranda (rientrando) Prenda ‘uesti sòrdi (gli consegna una busta). È una grossa somma, e mi facci la gentilessa di portalla a Riccardo. Ni vadi a di’ che mi dispiace per quer che n’è successo, che accetti ‘uesti e mi facci la gentilessa d’un vienì più qui.

Annibale  Come, questa brutta incombenza me la dà a me?

Miranda Pensavo che se ni chiedevo un piacé lei me l’a­vreb­be fatto, (brusca) ma se ‘un me lo vor fa’, qua, me la ridia (gliela leva di mano).

Annibale  Pensi anche a Rosina, a quella povera ragazza le prenderà un colpo.

Miranda  Eh via... ‘un morirà per questo!

Annibale No, ma soffrirà tanto e non se lo merita...  Qua, mi ridia quella busta… ci andrò io e addio.

Miranda  Grassie.

Annibale (da sé verso Miranda, uscendo) Tanto non ce la farai a tenerli lontani!

 

si spengono le luci per riaccendersi poco dopo 

(Entra Angiolina)

Angiolina  Bona sera sora Miranda.

Miranda  Bona sera.

Angiolina  Mi rallegro che è tornata dall’Ameria... ha fatto un bon viaggio?

Miranda  Sì... ma in che ti posso esse utile?

Angiolina  Ehm… sa… son vienuta perché ho sentuto certi discorsi...

Miranda  Che discorsi?

Angiolina  Che ir signor Riccardo...

Miranda  ... pole accende un cero alla Madonna?

Angiolina  Anco ‘uello…. Ma però lei ‘un sa...

Miranda  Diché?

Angiolina  Che io son istata tradita!

Miranda  Tradita!... Ir signor Riccardo t’ha forse dit­to che t’amava?

Angiolina  Ehm... propio ditto no.

Miranda  … Che ti voleva sposà?

Angiolina  Neanco ‘uello.

Miranda  E allora che vòi benedetta figliola. Se ‘un bisogna crede allòmini neanco quando cantin come firunguelli, figuriamci quando stan sitti ‘ome topi!

Angiolina  Sì, ma però...

Miranda  Però diché?

Angiolina  Se Riccardo ‘un ha ‘antato come un firunguello, invece il so’ Romolo ha cantato come un rosignolo!

Miranda  E che t’ha cantato?

Angiolina  Promisse, tante belle promisse.

Miranda  T’ha promisso di sposatti lu’? Volesse ‘r celo!... Me lo leverei di torno!

Angiolina  Ma no…! M’avea promisso di fammi spo­sà co’ Riccardo, e ormai la ‘osa pareva fatta.

Miranda  E io che c’entro, intendetivela fra voartri... Ècchelo che ariva… è tutto tuo! (esce)

(entra Romolo)

Angiolina  Signor Romolo...

Romolo  Oh, guarda chi c’è… ma che piacé vedetti! (da sé) Ecco un’artra rogna... – Perché sei vienuta da me, che posso fa’ per te?

Angiolina  Levammi un dubbio.

Romolo  Così giovine dubbiti già? Male!... Che dubbio?

Angiolina  Volevo sapé se era vero che Rosina s’è ‘nnamorata di Riccardo.

Romolo  Noo, o chi te l’ha ditta una bischerata der genere?

Angiolina  Ne parlin anco i mmuri… e dicin anco...

Romolo  I mmuri?

Angiolina  Macché mmuri… che la poverina fra pogo moriva dar dolore quando Riccardo è rimasto sotterato nella galleria.

Romolo  ‘Un mi rammentà la galleria, che è come mi fusse morta una figliola!

Angiolina  E ho sentuto di’ anco un’artra ‘osa...

Romolo  O quante ‘ose hai sentuto di’… Perché ‘nvece d’anda a raccattà le ‘hiacchere ‘un istai a ricamà!

Angiolina  … che ir so’ Riccardo si strugge come un moccolo per la signorina Rosina... Allora io ni chiedo a lei: en veri o no questi discorsi ‘ui?

Romolo  Io ‘un lo so, ma quando la gente mormora ‘uarcosina di vero c’è sempre.

Angiolina  E allora le su’ promisse in duv’en ite a finì?... Anco lei m’ha ‘ngannato!

Romolo  O che dici! In questa faccenda l’ingan­nato son io.

Angiolina  E per di più mi copriran di ridiolo e ‘un potrò più mette fora neanco ‘r naso.

Romolo  Se la ‘osa ti por consolà, i’ ridïolo lo dividiam a metà. Ce ne tireran addosso tanto che basterà per tutt’e due.

Angiolina  Sa che ni dìo… che lei è un ‘omo sensa cervello e anderebbe rinchiuso ar manïomio! Ora vado a parlà...

Romolo  ... cor primario?

Angiolina  … con mi’ padre, po’ torneró insieme lu’ e sentirà che musica! (esce)

Romolo  Meno male se n’è ita!

(entra Bertone)

Bertone (sulla porta, rivolgendosi verso il dietro) Boni, co’ Romolo ci parlo io, voartri aspettatimi lì.

Romolo (da sé) Un’arta gatta da pelà… – Oh Bertone, che vento ti porta, bono o cattivo?

Bertone  Dipende da ‘uer che mi risponde! (deciso) Siccome la sora Miranda ha datto ordine di sospende i llavori, sarebbimo qui pe’ riscuote.

Romolo   Ehm... riscuote... e da chie?

Bertone  Dar padre guardian de’ ffrati!... Ora ‘un facci anco ‘r furbo sennò m’arabbio!... Da lei, porco boia!

Romolo  Ne lo chiedevo perché... la proprietà di ‘uesta baracca propriamente ‘un sarebbe mia... la proprietaria della proprietà propriamente discorendo sarebbe la sora Miranda… e allora...

Bertone  … e allora la sora Miranda ha ditto che lé ‘un ha ordinato nessun lavoro a nessun, e di ‘onseguensa ‘un paga nulla a nessun!

Romolo  Sì sì vabben... allora vorà di’ che pagherò io... ma ‘n questo momento attraverso...

Bertone  Attraversi ‘uer che ni pare, ma noi ‘un siam più disposti a aspettà.

Romolo  … fammi finì... attraverso un momentaccio difficilissimo... che po’ passerà perché passa ogni ‘osa e si finisce tutti sotterati sottotera, anco te... e fra un mesetto o due...

Bertone  Basta, ‘un vo’ sentì più nulla! Perché i mmi’ operai cian da mangià ora, e no fra un mesetto o due...

Romolo  Ho ‘apito... Lasciatimi andà a discore colla mi’ sorella.

Bertone  È ‘nnutile, ciabbiam già discorso noartri.

Romolo  Allora vorà di’ che riscuoterete da me.

Bertone  Siam qui per questo...

Romolo  Ma io… propriamente discorendo… ‘un avrei ditto riscuotete, ma riscuoterete... Datimi una proroga anco pogo prorogata e sarete sodisfatti. Ve lo garantiscio sur mi’ cervello!

Bertone  Lasci sta’ ir su’ cervello che ‘un ce l’ha, e m’a­scorti ben: per quanto riguarda ir conto novo, se ne pole anco riparlà, a patto che ci vienghi pagato ora sull’unghia ir conto vecchio.

Romolo (scaldandosi) Ma porco boia, quando vi dìo che pagherò pagherò tutto vecchio e novo!

Bertone  ‘Un arsi la voce sennò la arsin anco i mmi’ òmini là fora…

Romolo  ... quelli che han sempre fame?

Bertone  ...  e se entrin qui fan più chiasso di lei!  (voci dietro le quinte) “ fuori i ssòrdi, vogliam le nostre paghe...”

Bertone  Lo sente come cantin ben... e le mane le menin anco meglio.

Romolo  Questa è una minaccia...aiuto!

(entra Miranda)

Miranda  Che c’è, che succede...

Romolo (piagnucoloso) Per pietà sorella, lìberimi da ‘uesti energumeni.

Bertone  Noi pretendiam sortanto i nnostri sòrdi.

Miranda  E per cosa?

Bertone  Lo sa già… per pagà i mmuratori che han murato, i ggiardinieri che han piantato l’arberi... un perito fumista che ha realiszato ir progetto der so’ Romolo per levà ‘r vissio di fumà a’ ccamini…

Miranda  Infatti ho visto. Se ‘un facevo presto a spenge ‘r foco morivo asfissiata.

Bertone  Un fabbro che ha fabbrïato un aratro a rivortamento automatio della tera, e su se stesso…

Miranda  Un aratro contorsionista! Anco ‘uesto su disegno der mi’ fratello?

Bertone  Tutti frutti della su’ testa.

Miranda  Vadi avanti.

Bertone Un operatore chimico addetto a decompone ir concime per concimà ‘ ccampi…

Romolo  Sì, per trovà tutte le sostanse e in proporsion matemàtia.

Miranda  E così, deomponi oggi deomponi domani, insieme ar concime deomponevi anco tutto ‘r mi’ patrimonio in proporsion argebrica...  (A Bertone) Vabben... mettiam fine a questa scena pietosa. M’aspetti dilà che avrà subbito un acconto. E quando m’avrà portato la documentassion ar centesimo delle spese, e avrà datto una bella tagliata a’ ssu conti, sarderò tutto.

Bertone  Ma guardi che i nnostri conti...

Miranda  A me ‘un me la date a beve. Sapevito ben che i pprogetti der mi’ fratello erin campati in aria, ma ‘nvece di fannelo capì, ‘un v’è parso vero d’approfittanne.

Bertone  Ma noi ‘un s’era tenuti…

Miranda  Insomma o accettate o fate ‘ome vi pare.

Bertone  Vabben signora, l’aspettiam dilà (esce).

Romolo  Grassie... Ma considerelo un prestito, ti renderò  tutto.

Miranda  E quando lo faresti grand’omo?

Romolo  Appena avrò datto alle stampe ir mi’ trattato sulla “Teoria fisico chimico astronomio matematia sul­l’agri­cor­tura”.

Miranda No per carità... Sennò ortre a’ mmuratori, a’ ffabbri, a’ ffumisti, a’ cchimici eccetera, mi toccherà pagà anco i ttipografi.

Romolo  Lo sapevo! Te sei nemica della scensa.

Miranda  Io son nemica delle scemenze. (guardando verso la porta) Ma ecco un artra vittima della tu’ avventatessa

(entra Riccardo, seguito da Annibale)

Riccardo  Permette signora?

Miranda  Come, nonostante n’avessi fatto sapé che ‘un volevo...

Riccardo  ‘Un sarei vienuto se lei stessa ‘un m’avesse ‘ostretto.

Miranda  Io?

Riccardo Sì, mandandomi ‘uesti sòrdi che m’offendin, e che ne li restituiscio perché mi brucin in man (le dà la busta).

Miranda  Mi dispiace, ma ‘un avevo intension d’offende­la. 

Riccardo  Lei m’ha giudiato male. Se io ho mostrato ‘nteresse per la su’ figliola l’ho fatto perché l’amo con tutto ‘r core, e no per le su’  ricchesse.

Annibale  Bravo, parole d’oro.

Miranda  Io ‘uesto ‘un l’ho misso in dubbio.

Riccardo  Ma ‘un la vo’ contraddì… Alla felicità della su’ figliola ci pensi pure lei… Io spariscio dalla su’ vita.

Rosina (da fuori)  Ma quella è la voce di Riccardo! (entra Rosina) Amore mio, perché hai ditto che sparisci?

Riccardo  Perché lo vole la tu’ mamma.

Rosina  Ma io l’amo mamma... e a lu’ ‘un ci rinuncerò mai!

Annibale Via signora Miranda, poiché si vogliono così bene, anche se non è ricco lasci perdere.

Rosina  Sì, per piacé...

Miranda  Lo farei, se fussi propio sigura... Lo ‘onoscio così pogo...anzi nulla.

Riccardo  Se è per questo, pigli le ‘nformassioni che vole, io sto a Lambari, ma mi ‘onoscin in tutto ‘r Capandorese...

(entra Filumena)

Filumena  So’ Romolo, un’imbasciata per lei da parte di ‘uer marchese là…

Miranda  Gesummaria… e duv’è?

Filumena  Là fora che aspetta… ha ‘nsistito che vole esse ricevuto.

Miranda  Aria aria! dinni che vadi via.

Romolo   Sorella, bada a quer che fai!

Miranda (a Filumena che esita) Che aspetti, fila!

FILUMENA  Subbito. (esce)

Romolo  Pensa che è un pesso grosso, e ti por fa’ pagà caro lo sgarbo.

Filumena (ironica)  Mi sfiderà a duello!

Romolo  Te no, ma mi pole sfidà me!

Filumena  E te va’ combatti e vinci. Ir trattato su come si vince un duello ‘un l’hai anco scritto?

Romolo  Chetiti matta!

(entra il marchese seguito da Filumena)

Filumena  È vorsuto entrà per forsa.

Marchese  Sì, perché io non sono abituato a ricevere affronti.

Miranda  Mi maraviglio di lei.

Marchese   Io voglio essere rispettato.

Romolo  (a Miranda) Te lo dicevo!

Miranda  Ma la su’ insolensa ottien ir contrario.

Marchese Il signor... quello lì (indica Romolo), mi darà soddisfazione!

Romolo (da sè) Poverammé son fritto!... (al Marchese)  Ehm, chie... io?

Marchese Sì, lei!

Romolo Guardi sor ma…marchesissimo ecce...llentissimo che pro…propiamente discorendo io ‘un son ir pa…padron di ‘asa… ir pa...padron di nulla. Du…dunque si ri…rivorgi alla mi’ so… sorella ‘uippresente che lé...

Miranda  Che io son quella che ‘un tartaglia e ‘un trema ‘ome te! (al marchese) E dunque lei mi dici pure quer che cià da dimmi, e faccianla fonita con questa buffonata.

Marchese  Le dirò una cosa sola: voglio che sia mantenuta la parola datami!

Miranda  Impossibbile.

Marchese  Come?... (indicando Rosina) Dunque lei non sarà più la mia sposa?

Miranda  No seddiovole!

Marchese Allora risarcitetemi di tutte le spese che ho sostenuto e delle cinquecentomila lire promessemi in dote, e vi libero da ogni obbligo.

Riccardo (ad Annibale) Ecco ‘uer che n’interessava a lullì...

Annibale (ironico) Capirà, il marchese è uomo di alti sentimenti!

Miranda  Vabben... allora ni chiederò chi è stato che l’ha ‘nvitato a vienì qui.

Marchese  O bella! La lettera del signor Romolo al mio amico conte Salieri, il quale ha scelto me.

(entra Filumena)

Filumena  C’è una lettera per lei, so’ Romolo.

Romolo  Chi sarà? (la apre e comincia a leggerla mentalmente) Oh, povero conte Salieri!

Miranda  Perché, la lettera è sua?

Romolo  Propio sua.

Miranda  Leggela a voce arta, farà la presentassione der sor marchese... vero marchese?

Marchese (impacciato)  Ehm... do...dovrebbe.

Romolo  Donque... «L’artrosi deformante alle mani mi lascia appena due dita per scrivere... Un’altra malattia, e il dolore per un furto che ho subito in casa, mi hanno impedito finora di occuparmi di quello che mi ha chiesto... Mentre ero al­l’ospedale mi hanno rubato tutti i soldi, l’oro e l’argenteria e perfino i documenti, e anche la sua lettera che mi scrisse per trovare un ottimo partito alla sua nipote...» (smette di leggere)  Ma porca eppò miseria... la mi’ lettera ce l’ha lei (indica il Marchese) e allora che vor di’? 

Miranda  ‘Un hai anco ‘apito, cervellon?... Vor di’ che l’ha rubbata insieme a ssordi, all’oro e all’argenteria der conte, quer sor marchese smarchesato lìe.

Marchese Le sue offese le costeranno salate. Vi mangerò tutto il patrimonio.

Miranda  Sempre a quello pensa!... Continua fratello.

Romolo (leggendo)  «Mi ha detto la polizia che quel ladro è scappato con una donna sua complice... e che lui ha una voglia rossa sul collo dietro l’orecchio destro... caso mai capitasse da quelle parti...»

Miranda  Sì che è capitato il pollastrello!... Ci facci vedé ir su’ nobbile colluccio, sor marchese Der Cavolo!

Marchese  Sono stanco di questi oltraggi, e non vi faccio vedere un bel nulla!

Miranda  Allora lo farà vedé a qualcun’artro... Sverta Filumena, va’ a telefanà a ‘ ccarabinieri... (il marchese con uno scatto la precede e sparisce).

Filumena  Addio! L’ugellin è volato via!

Annibale  Ma con quella voglia sul collo non volerà lontano.

Filumena  E perché lo chiappin prima ni vaggo a mette ‘r sale nsulla ‘oda (esce allegra).

Miranda  Hai visto sor genio, questo è stato ir tu’ capolavoro!

Romolo  Eppure mi pareva proprio un marchese spic­ciato, ammodo e fatto ben.

Miranda  Così ‘mpari a conosce la gente.

Romolo  Sì sì... mìa ‘he lasci da parte tutte ‘uel­l’artre scense fisio-matematie e mi metti a studià l’omo ner su’ aspetto propiamente discorendo psico-fisiognomico e scrivi un trattato trattato ben, su come si distingue un galantomo da un birbante dar su’ atteggiamento ‘omportamentale e…

Miranda  Basta... tanto te sei un caso disperato e ‘un cambierai mai!

Romolo  ... e anco per vedé di guadagnà quarcosa per pagatti i ddanni che t’ho fatto…

Miranda  No per carità! Se e per quello ti passo io una rendita a vita, a patto che tu’ ‘un facci più nulla. Intanto vi posso di a tutti che la causa in Ameria ‘un l’ho persa come avevo datto add’intende, ma l’ho vinta e ho potuto riscuote più di du’ miglioni di dollari.

Romolo  Che ar cambio di staman… come m’ha telefanato ir mi’ ‘onsulente borsaiolo… fan esattamente... precisamente… o quanto fan?

Tutti  Quanto fan?

Romolo  Fan... io lai, tutti ‘uesti sconvorgimenti m’han annebbiato ‘r capo... ma fan tantissime palanche italiane! E allora per la mi’ nipote un marchese ‘un basta più... e vaggo a scrive un’artra lettera ar conte Salieri che ni trovi un gran cardinale... ma no che dio, un gran... un gran... (si blocca a osservare gli astanti che lo guardano in un certo modo) No eh... mi volete di’ che ‘un è ‘r caso?... E vabben, allora faró in maniera che Riccardo diventi un novo Raffaello e passerò alla storia dell’arte come ir su’ sio!

Miranda  Finarmente n’hai ‘mbroccata una anco te. Ma ‘un ci sarà bisogno d’aspettà tanto. A Riccardo la nostra Rosina ni si dà subbito... E v’annunsio che fra un mese ci sarà lo sposalissio!

(Mentre Riccardo e Rosina si abbracciano e tutti fanno festa, si chiude il sipario)

 

Fine

 

 

 

 

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