Giacomo Paolini
IL
MAESTRO DI TEATRO
commedia in due atti
(1991)
tutti i diritti sono riservati PERSONAGGI Il
Maestro
La Moglie La Servetta L’Infermiera Il
Dottore
Nerina
La
Squillo
L’Usciere
La Casalinga Lo
Zoppo
La Tragica La Madre La Bambina La scena rappresenta una stanza semivuota e squallida in un condominio
di periferia. ATTO PRIMO
Moglie
Aspettiamo invano, mio caro, non arriva nessuno. Maestro
Calma, non disperar tesoro. «La speme in cor, fallar non deve!» Moglie
Recita, recita... Tu reciti sempre, anche quando muori di fame. Maestro
Suvvia ti prego, non drammatizzare. Moglie
Qui il drammatizzatore sei
tu! Io ti presento la semplice realtà, e se questa è tragica non è colpa
mia. Da un anno non paghiamo l’affitto, e aspettiamo i carabinieri che ci
vengano a sfrattare. Maestro
Ma non si muore di fame! Moglie
Ma poco ci manca. Ci hanno staccato la luce e il telefono, e stamani
anche il riscaldamento. Maestro
Langue, lo sento! Moglie
Macché langue, è proprio spento! Maestro
«Ma Bruto è un uomo d’onore!» Moglie
Che c’incastra Bruto! Maestro
Ehm, volevo dire... ma non si muore di fame! Moglie
Ma si tira la cinghia! Siamo pieni di debiti, e da un momento all’altro
arrivano gli uscieri a sequestrarci i mobili. Maestro
Ma non si muore di fame!... I mobili? Di quali mobili favelli? Qui
non ne vedo traccia. La casa è spoglia e la stanza è vuota. Moglie Per fortuna ho
avuto l’idea di spedirli in campagna, a casa della mamma.
Maestro
Brava! Hai fatto bene a mandarli in villeggiatura. Moglie Che
villeggiatura, vaneggi? L’ho fatti sparire per salvarli dalle grinfie dei
creditori, anche se mi son fatta un creditore in più: il camionista che l’ha
trasportati. Se non ci fossi io in questa casa ad avere un po’ di giudizio... Maestro
Per questo t’impalmai, dolcezza! Moglie
Che mi facesti? Maestro
Ti sposai, amore. Sposai te e nessun’altra, fra le mille avvenenti
donzelle che potevo eleggere a divider con me il talamo: madame blasonate,
mercantesse ben dotate, fanciulle illibate, attrici libate e rilibate... Insomma
mi compiaccio con te. Questa tua idea per salvare i mobili è stata geniale.
Invece quella di mettere un annuncio sul giornale, un po’ meno. «Attore
famoso impartisce lezioni di recitazione... Rivolgersi...» eccetera. Infatti
non s’è presentato un cane. Moglie Purtroppo. Ma
non ti perdere d’animo, uomo di poca fede. Ora sei tu a disperare, a «non
più custodir nel cor la speme», come dicevi quando recitavi l’Alfieri alla
«Pergola» a Firenze. Maestro
Veramente lo recitavo sotto una pergola a Peretola. Moglie
Di fronte a quattro bifolchi che ragionavano di vacche. Ma tanto qui
la gente non ti conosce. Maestro
E questo è il guaio! A lezione da uno sconosciuto non ci viene
nessuno. Moglie
Ma tu gliela dai a bere. In quest’arte sei veramente un maestro. Gli
dici che eri il grande attore Massimiliano Standerbauer–Schwarzenegger. Maestro
Perché hai detto eri, toh! (le fa le corna) non sono mica crepato!
Moglie
Va bene, come animale vivente sei
ancora, anche se come attore sei fallito. Insomma agli allievi gli dici
che eri quel tale di cui sopra, e aggiungi che il tuo maestro era il celebre Aliprando
Campardini–De La Penne. Maestro Ma chi sono
cotesti due?
Moglie
Non lo so. Ma sono nomi altisonanti che riempiono la bocca di chi li
pronuncia e gli orecchi di chi li ascolta, e fanno colpo. Perché in questo
mondo, mio caro, non conta quello che siamo, ma quello che diamo ad intendere
di essere. E i tuoi scolari nel sentirli pronunciare spalancheranno un paio
d’occhi così. Maestro
Meglio sarebbe se spalancassero il portafoglio. Moglie
Una cosa alla volta, non essere impaziente maritino mio. Maestro
Non sono io ad esserlo, mogliettina mia. Moglie
O allora chi è? Maestro
È il mio stomaco che si lagna. Ma sei sicura d’averci messo
l’indirizzo esatto sull’annuncio? Moglie
Esattissimo. «Via dei Lunghi Sospiri, angolo Via dei Languori
Ostinati, numero novantanove, scala due, piano quarto, interno diciassette.» Maestro
È il diciassette che ci frega. Dovevi metterci interno tredici. Moglie
Ma al tredici ci sta la ragazza squillo! Maestro
Appunto, così quand’arrivava qualcuno ci faceva uno squillo anche a
noi. Moglie
Spiritoso! Tu piuttosto ce l’hai messo il cartello sulla porta? Maestro
Certo, come m’avevi detto. È là che spicca a caratteri cubitali: «massimiliano standerbauer, maestro di recitazione
teatrale». Moglie
Soltanto Standerbauer? E Schwarzenegger dove l’hai lasciato? Maestro
In Germania... ehm, volevo dire... nella penna. Siccome non sapevo
come si scriveva. Chi ce la fa a scrivere un affare del genere! Moglie
Ecco perché non viene nessuno! Maestro
Un momento... sento qualcosa là sul pianerottolo, dei rumori. Forse
si tratta del mio primo discepolo. (Mettendosi
una mano al cuore) Oddio! Moglie (preoccupata) Che ti
prende, tesoro? Maestro
Un tuffo al cuore! Moglie
Per carità, proprio ora?... calmati. Maestro
È l’emozione. Moglie
Vuoi la solita pillola? Maestro
Sì, dammela. Anzi dammene due. (La
moglie va a prenderle e torna) Anzi dammene tre. Moglie (guarda nella confezione) Ce
ne sono rimaste quattro. Le leviamo da giro? Maestro
Sì, dammele tutte! Moglie (dopo avergliele
date) Ora stenditi sul divano. Maestro
Lo farei volentieri... se ci fosse. Moglie
Già, che distratta, il divano è andato in villeggiatura... ehm, che mi
fai dire... l’ho mandato dalla mamma. Allora cerca d’immaginartelo; sei o non
sei un grande attore? Maestro
Troppa fatica, lasciamo perdere... sto già meglio. Moglie
Meno male. Vado a vedere chi è. (Va
e torna scuotendo la testa). Maestro (ansioso) Chi era? Moglie
Un cane. Maestro
Come un cane! Vorrai dire che non
c’era un cane. Moglie
No, voglio proprio dire che c’era
un cane! Maestro
E che voleva? Moglie
Proprio ammodo non l’ho capito, perché si spiegava un po’ male. Sembra
che abbia visto alla televisione il film «Torna a casa Lassie», sai quello
dove c’è quel cane attore... E vuole imparare a recitare anche lui. Maestro
O questa poi! Come se non ci fossero già abbastanza attori-cani che
recitano fra gli umani! E tu che gli hai risposto? Moglie
Che la nostra non è una scuola per cani. Maestro
Ci mancherebbe altro! Poi domani succede che un mulo vede alla
televisione il film «Francis, il mulo parlante» e vuol diventare un attore
anche lui. (Bussano alla porta). Moglie
Zitto... Questo non è un bussamento da cani, ma da cristiani. Maestro
Quindi deve trattarsi di umani. Ci pensi moglie, finalmente comincio
la carriera del maestro! (La moglie
resta a guardarlo) Va ad aprire, che aspetti locca! Moglie
Aspettavo il tuffo, locco! Maestro
Che tuffo? Moglie
Il tuffo al cuore. Maestro
Al tuo? Moglie
No, al tuo! Maestro Grazie del
pensiero, ma questa volta non mi viene. (La Moglie va ad aprire). Servetta
È permesso?... c’è il signor maestro? Moglie
Certo cara, è lì che l’aspetta. Maestro
Venga avanti, amabile pulzella. Servetta
Oddio grazie... ma che vuol dire? Maestro
Che pulsa–bel–bella! Servetta
Uh!... mi fa arrossire. Maestro
Arrossisca pure con comodo, e venga ad aspirare. Servetta
Eh? Non sono mica un aspirapolvere! Maestro
Lo vedo. Lei la polvere anziché aspirarla la solleva dove passa, da
tanto che è vivace e pimpante. Servetta
Pimpo... che? Maestro
Pimpi quel che le pare. Dicevo venga
ad aspirare nel senso che lei aspira. Servetta
Che aspiro? Maestro
Aspira a diventare... suvvia, non faccia la finta tonta che lo sa. Se
è venuta da me è evidente che lo sa. E se si mette nelle mie mani lo
diventerà in un batter di ciglia. (Allunga
una mano) Trentamila! Servetta (sorpresa) Alla settimana,
signor maestro? Maestro
No, all’ora. Servetta (stupita) Com’è generoso!
Ho fatto proprio bene a venir qui. Ho dovuto salire tutte quelle scale, ma
n’è valsa la pena. Lei dev’essere molto ricco. Maestro Non mi lamento. Ma cosa glielo fa pensare? Servetta
Il fatto che paga le domestiche trentamila l’ora. Maestro
Quali domestiche? Qui non ce n’è traccia. Non che non me le possa
permettere. Anzi potrei assumere un maggiordomo, due cuoche, tre cameriere,
un lustrascarpe e uno spazzacamino. Servetta
Mamma mia quanti! Maestro
Ah... dimenticavo l’autista. Servetta
Anche l’autista! Io adoro gli autisti. Sa, in tutte le case dove sono
stata, sono andata con gli autisti. Maestro
Ah!... E a letto russano, sì? Servetta
Ma che ha capito! Maestro Perché a forza di sentir russare il motore,
m’hanno detto che beccano il vizio anche loro. Servetta
Volevo dire che ci sono andata a giro con l’automobile. Certe girate
lunghe! Perché adoro anche le girate, e adoro anche le automobili. Maestro (da sé) Ma quante cose adora
questa! Lei è un’adorabile adoratrice, adorabile fanciulla! Servetta
Che macchina ci ha? Maestro
Io? Servetta
O allora chi? Maestro
Ah sì... ci ho una... o come si chiama porca miseria... una «Cadillac»
del ’59... no aspetti, una «Buick» del ’65... Moglie
Che dici caro! (Alla Servetta)
Lo deve scusare, come tutti i geni ha sempre la testa fra le nuvole... Quelle
macchine le abbiamo avute nel passato. Ora la nostra automobile è una...
«Austin–Healey» del ’72. Maestro
Insomma Buick o Haley o Vattelappesca la comprai con l’ingaggio per
una recita al «Metropolitan». Questo per dirle che potrei mantenere un
reggimento di persone. Ma mia moglie di servitù non ne vuol sapere, è incontentabile
e vuol far tutto da sé. Vero moglie? Moglie
È proprio così. A proposito, devo andare dilà a sistemare il salone
d’onore per il party di domani
sera. (Alla Servetta) Non si lasci
ingannare dall’aspetto di questa stanza. Lo richiede la scena di una commedia
che stiamo provando. Con permesso. (Esce). Servetta Peccato... ci
speravo tanto.
Maestro In cosa sperava,
di grazia?
Servetta Che m’avrebbe
assunto.
Maestro
In che senso? Servetta
Assunto come domestica. Prima m’ha offerto trentamila l’ora. Maestro (sorpreso) O perbacco! Ma
dunque lei non è un’aspirante attrice? Servetta
No davvero, io sono un’aspirante serva. Maestro
Ohibò, e perché? Servetta
Per campare, sor lei... ehm, signor maestro... e speravo tanto che mi
desse una mano. Maestro Che dice mai, piccola. Nonché una mano, io
le do tutto me stesso!... Si lasci
vedere, mi lasci guardare, (toccandola)
mi faccia toccare. Servetta (imbarazzata) Ma che fa... perché? Maestro Perché lei
possiede un tesoro e non lo sa!
Servetta E dove?
Maestro
Che diamine, addosso! Servetta
Dev’essere molto leggero... non lo sento. Maestro
Ci vuole uno che glielo tiri fuori, che lo scopra! Lei ci ha un grande
avvenire davanti... e anche di dietro... e non lo sa. Servetta
Dice? Maestro
Dico sì! Ci ha tutto quel che ci vuole per diventare un’attrice. Come
serva sarebbe sciupata. Servetta
Ma è proprio possibile? Maestro
Alla mia scuola sì. Trentamila! Servetta Allora me le dà?
Maestro
No, me le dà lei! Servetta
Lo farei volentieri se ce l’avessi. Diventare un’attrice è sempre stato
il mio sogno; ci perdo le serate alla televisione a vedere i film americani.
Ma a trentamila non ci arrivo. Maestro Allora
venticinque. Servetta
Neanche a venticinque. Maestro
Allora venti. Servetta
Neanche a venti... O sennò aspetti, venti ce l’avrei, stamani ho
riscosso un servizio che feci tempo fa, ma devo pagarci i debiti. Maestro
I debiti? E quando mai si pagano i debiti! Deve investirli, i soldi
vanno investiti. Servetta
E dove? Maestro Nel suo talento, tesoro! E fra un annetto
li riavrà centuplicati. Ma che dico centuplicati, milluplicati, diecimilluplicati,
cento... Servetta
... milluplicati, ho capito. Ma dice proprio sul serio? Maestro Le sembro forse
un ciarlatano?
Servetta
No davvero. Maestro (puntandole il dito contro)
Se fosse una capra... Servetta
Chi, io? Maestro
Sì, lei. Se fosse una capra la manderei dal beccaio per farsi stimare,
perché io di capre non me ne intendo. Ma è un’aspirante attrice, e in questo
campo non c’è nessuno che possa battermi! Io sono, come dicono gli americani,
un talent–scout. Servetta
E che vuol dire? Maestro
Che io i talenti li vedo lontano un miglio, sento l’odore sottovento e
anche sopravento, come un cane da punta che scova una fagiana acquattata
nell’erba alta. Servetta
Quasi quasi mi convince. Perché anch’io mi sono stufata di far la
serva. E allora sa che le dico: accetto. Quando si comincia? Maestro Ma
subito, dolcezza di miele! profumo di gelsomino! incanto di fanciulla in
fiore! Servetta
Oddio quante cose! Maestro
Anzi prima di subito, tosto all’istante sul momento (da sé) che mezzogiorno s’avvicina e la fame s’avanza! E
fra un annetto le prometto che calcherà... Servetta
Che farò? Maestro Calcherà. Servetta E come si fa? Maestro O bella, si
calca, insomma si pesta, si batte! Fra un annetto batterà... Servetta (contrariata) Come batterò! Maestro ... le tavole
dei grandi palcoscenici! Servetta Ah... credevo il
marciapiede. Maestro (prende un
libretto e indica un punto) Suvvia piccola, per cominciare reciti con
sentimento questo brano. Servetta (leggendo) «Povera scema,
ti sei fatta fregare, t’hanno messo di mezzo e buggerato, ti sei fatta all’istante
abbindolare...» Maestro
Ma no, basta, che cavolate dice! Servetta Non sono io a dirle... c’è scritto qui. Maestro Porca miseria! (Indicando il libretto) Ma cos’è quel libercolo? Servetta Se non lo sa lei
che me l’ha dato!
Maestro (sostituendo il libretto)
Qua qua, prenda questo... legga qui. Servetta
Ehm... qui? Maestro
Sì, lì! Servetta
Allora... «Sei proprio dolce e cara bambinella... e presto diverrai
una grande stella»... (Si ferma) Ma
ora che ci ripenso, signor maestro, perché quell’altro libretto diceva che
«ero quella che han fregato, messa di mezzo e buggerato»? Maestro Nulla nulla, una commedia cretina scritta
da un somaro, anzi peggio, da un pidocchio di somaro, anzi peggio, da un
escremento di pidocchio di somaro!
Servetta
Ah, perché quasi quasi credevo... Maestro
Abbia fede e tiri avanti. (Bussano alla porta). Maestro
Perbaccone, ne arriva un’altra. (Da
sé) Chiappiamola subito, che non s’abbia a pentire! (Va ad aprire). Infermiera (sulla porta) È lei il
signor...? Maestro
Un attimo signorina e la ricevo immantinente (richiude la porta, subito la riapre) non scappi eh! (Si precipita dalla Servetta) La
lezione è finita, vada pure. (Da sé)
Sennò quella là mi si dilegua! Servetta
Come, è già finita? Se non abbiamo neanche incominciato...
Maestro
Questo lo dice lei. Lasci decidere al suo maestro. Il primo approccio
dev’essere breve, sennò l’allieva fa confusione e non impara un cavolo, (piano, indicando l’uscio) e quella mi
scappa! Servetta (che ha sentito) Se gli scappa vada pure al bagno, l’aspetto. Maestro
Non mi scappa quella che intende lei, piccola! Servetta
Se gli scappa quella grossa è lo stesso, non ho furia. Maestro Ma che dice! oggi di corpo sono già andato
tre volte. Servetta S’è purgato? Maestro Sì... no... ma che gliene frega! non
insista, ooh! Servetta (intimidita) Va
bene, a domani? Maestro Alla
stessa ora, grazie. Servetta Prego... Ah, ecco le ventimila. (Esce). Maestro (con i soldi in mano, eccitato)
Moglie, moglie, corri subito moglie! (Entra la Moglie). Moglie (preoccupata) Un altro
tuffo al cuore? Maestro
No, allo stomaco... finalmente si mangia! (Porgendole i soldi) Fila subito al mercato e spendili tutti...
oggi si mangia sul serio! Moglie (anche lei euforica) Di più, amore, con questi ci s’abbuffa
proprio! (S’incammina veloce). Maestro
Un momento... introduci quell’aspirante là fuori. Se lo fai tu, fa più
effetto. Penserà che sei la mia segretaria, che il maestro si può permettere
la segretaria. Moglie
Buona idea. (Va ad aprire)
Entri pure signorina... Quello è signor maestro Massimiliano
Standerbauer–Schwarzenegger. Infermiera (avanzando) Massi... oddio com’è lungo! Perché è così lungo? Maestro
O bella! Perché il monte Bianco è così alto? Infermiera
Non lo so. Ma se lei è bravo quant’è lungo il suo nome, sono in buone
mani. Piacere di conoscerlo. Maestro
Il piacere è tutto mio. Infermiera
Invece è mio. Maestro
Se lo tenga pure. Infermiera
Facciamo metà per uno. Maestro
Molto gentile. Infermiera
Grazie. Maestro
Prego, s’appropinqui qui. Infermiera
Che faccio? Maestro
S’appropinqui qui... qui.. Infermiera
E come si fa a... appro...quinqui...
arsi? Maestro
Ci si avvicina, perbacco! S’avvicini! s’avvicini a me, signorina...
come si chiama? Infermiera
Elisabetta. Maestro
S’accomodi pure comoda, signorina Elisabetta. Infermiera
E dove, se non c’è il becco d’una sedia? Maestro
Per forza, le sedie il becco non ce l’hanno! Infermiera
Scusi se la rimbecco, ma non ne vedo nemmeno senza becco! Moglie
Ma caro, te lo sei scordato di nuovo? Sono andate in campagna dalla
mamma. Maestro
Già, che sbadato... insieme al sofà. Infermiera (stupita) E a far cosa? Maestro
Una bella passeggiatina. Infermiera Colle loro
gambe?
Maestro
E che voleva, che gliele tagliassi! Insomma se non ci sono le sedie,
s’accomodi in piedi! Infermiera
E come si fa? Io in piedi non mi ci sono mai accomodata. Maestro (deciso)
Dunque lo faccia ora, così impara! Infermiera
Grazie, ma sto bene anche ritta, signor... ehm, il suo nome è così
difficile che l’ho già dimenticato... Si chiama...? Maestro
Mi chiamo... come mi chiamo moglie? Moglie Al maestro piace
scherzare. Massimiliano Standerbauer–Schwarzenegger... Con permesso. (Esce). Maestro (squadrandola da capo a piedi)
Sicché lei, cara Elisabetta, anelerebbe... Infermiera Che farei?
Maestro
Anelerebbe. Infermiera
E come si fa ad ane...lare? Maestro (spazientito) Ma lei non sa far nulla? Appropinquare non
s’appropinqua, in piedi non s’accomoda, anelare non anela... Perché per
anelare si anela. Dicevo che lei anelerebbe alle glorie del palcoscenico,
vorrebbe apprendere la nobile arte della recitazione, della quale chi le sta
dirimpetto è un maestro.
Infermiera
Per l’appunto, maestro, vorrei imparare a recitare. Però a singhiozzo. Maestro
Eh?... A singhiozzo non m’era mai capitato. Cosa intende dire? Infermiera
Proprio quello che ho detto. Maestro Ah... credo
d’aver capito. Lei vuol fare l’attrice tragica, imparare a piangere, a
singhiozzare. E a far piangere e singhiozzare anche gli spettatori. Infermiera
Ma no... al contrario, vorrei farlo ridere e divertirlo il pubblico,
insomma diventare un’attrice comica. Maestro
Porca l’oca, che allieva complicata! Allora cosa c’entra il
singhiozzo? Infermiera
Ora le spiego. Io faccio l’infermiera del dottore con l’ambulatorio al
piano di sotto... non so se l’ha notato. Maestro E come no!... È
quello che si trova accanto all’agenzia funebre «Buonanotte». Infermiera Sì, ma l’agenzia
non si chiama «Buonanotte» ma «Buonriposo». Maestro Insomma siamo
lì... E delle volte, scendendo le scale, m’è capitato di vedere che dalla
porta dell’ambulatorio entrano i malati, e dalla porta accanto escono le
bare. Infermiera Ma questo è
normale. Strano sarebbe se dalla porta dell’ambulatorio entrassero le bare,
e da quella accanto uscissero i malati. Maestro Non siete mica
d’accordo per caso? Infermiera Questo non lo
so, se n’occupa il dottore. Maestro In ogni modo,
quando ci passo, prendo sempre le mie precauzioni. Infermiera
Che intende dire? Maestro
Che me li tocco!... Comunque l’avevo intuito che lei faceva
l’infermiera. Lo rivela se non altro codesto suo paludamento (indica il camice bianco). Infermiera
Paludamento dice? Io l’ho sempre chiamato camice. Maestro
Ma tiri avanti e non divaghi, che il mio tempo è prezioso come
l’oro... e il tassametro gira. Infermiera
Quale tassametro? Maestro
Il mio... Che però lo paga lei. Infermiera
Oddio, allora sbrighiamoci. Dicevo che faccio l’infermiera, ma
soltanto per necessità, non certo per libera scelta. Al contrario, io ho ben
altre ambizioni per il capo, e ben altri stimoli. Maestro
Per esempio quali? Infermiera
Sento come un impulso impellente, come una forza viva qui... vede
qui... (toccandosi il seno). Maestro (spalancando gli occhi)
Vedo vedo. Viva la forza viva! Infermiera
Una forza viva che mi spinge... Maestro
A fare la balia di latte! Infermiera
Ma no, che dice! A calcare le tavole d’un palcoscenico! Maestro
Ho capito. E vorrebbe che io per calcare l’incul... Infermiera Come?
Maestro ... per calcare
l’incul...
Infermiera Ora non
equivochiamo!
Maestro
... che per calcare l’inculcassi i necessari insegnamenti... Vede che
non equivoco. Semmai mi sembra che l’equivoco riguardi lei. Infermiera
Mee? Maestro
Sì, perché con codesto suo abbigliamento mi par ch’ella si trovi in
servizio. Infermiera
Infatti. Come le dicevo prima sono in servizio dal dottore qui sotto.
E nei ritagli di tempo... Maestro
... passa all’agenzia funebre. Infermiera
Ma no! Nei ritagli di tempo, fra un malato e l’altro, fra un catarroso
e un diarròico... Maestro
Un dia... cosa? Infermiera
Uno che ha la diarrea. Maestro
Non sapevo che si chiamasse così. Infermiera
Nemmeno io... Ma non divaghi che mi fa perdere il filo. Fra un
catarroso e un diarròico, fra un’ulcera e una rogna, cioè a singhiozzo,
vorrei venire a lezione da lei. Maestro
O bella! E se il dottore in tali frangenti abbisognasse della di lei
presenza? Se venisse a chiamarla sul più bello? Io dovrei interrompere
l’atto, e l’actus interruptus non
mi aggrada. Infermiera
Ma di che atto parla? Maestro
O bella! Dell’atto al suo acme, al momento dell’orgasmo. Infermiera
Come?! Maestro Dell’orgasmo artistico,
ovverosia dell’azione drammatica all’apice della tensione emotiva... Infermiera
Ah... Si riferisce a un atto di commedia? Non si preoccupi, non
accadrà mai. Maestro
Mi lasci finire il discorso... Infermiera
Conosco il mio pollo. Maestro
Io sarei un pollo? Infermiera
Macché lei! il mio dottore. Verrò qui quando lui sta visitando una
bella donna. Maestro
Che c’entra? Infermiera
C’entra, c’entra... se la donna è bella, eccome se c’entra! Perché
vede, quando visita un’avvenente signora non finisce mai... e tocca qui e
tocca là, e palpa su e palpa giù... ci mette anche un’ora. Maestro
E quando visita una racchia? Infermiera
In due minuti la sbriga. Maestro
L’ho sempre detto, le femmine più sono belle e più sono complicate!
Stando così le cose, possiamo cominciare anche subito a... singhiozzare.
Perché immagino che in questo momento fra le mani del suo dottore ci sarà
una specie di Venere di Milo. Infermiera
Se vuol dire che la signora è bella, è vero... ma non si chiama
Venere, e non abita a Milo. Maestro
Ah ah, questa è buona!... Dunque vediamo un po’. (Dopo alcuni istanti di riflessione) Attrice comica... comica ha
detto... Ma lei, mi scusi, ci ha il riso facile? Infermiera
Oh, moltissimo! Maestro
Ahi ahi... Allora mi dispiace ma non può fare l’attrice comica. Infermiera
E perché? Maestro
Perché i comici che ridono sulla scena, fanno piangere. Infermiera
Davvero? Non lo sapevo. Maestro
Ora lo sa. È appena arrivata ed ha già imparato una massima
importantissima dell’arte drammaturgica. (Porgendo
una mano) Trentamila! Infermiera (dopo un moto di sorpresa)
Eh, quanta fretta... Va bene, eccole... In fondo lei prende meno del
mio dottore. Maestro (guardando le banconote, da sé)
Belle, e due!... Allora
dicevamo... Infermiera
Che devo piangere. Maestro
E perché mai? Infermiera
Per fare ridere. Se a ridere si fa piangere, a piangere si farà
ridere. Maestro
C’è modo e modo. Se un attore tragico piange male, fa ridere e
trasforma la tragedia in farsa. E così ha imparato una seconda massima
altrettanto importante. Infermiera (da sé) Ma altrettante
trentamila non le becca! Maestro
Ma se invece piange bene, al contrario... ehm... Che volevo dire? Infermiera
Non lo so. Maestro
Vede, mi fa pedere il filo! (Tornando
ad osservarla con attenzione) Vediamo un po’. Cosa possiamo cavarci da un
tipetto così? Infermiera
Lo dica lei, il maestro è lei. Maestro
Come aspetto non c’è male, popolare ma non plebeo, anzi tendente al
borghese, con attributi, direi, da personaggio goldoniano. Conosce il
Goldoni? Infermiera
Veramente io conduco una vita molto ritirata e non conosco quasi
nessuno. Maestro
Che c’entra! Il Goldoni non può certo incontrarlo per la strada. Infermiera
E allora dove... al mercato? Maestro
Ma si tratta del grande commediografo veneziano! Non c’è andata a
scuola? Infermiera
Sì, ma la stenografia non me l’hanno insegnata. Maestro Che c’incastra
la stenografia!
Infermiera
Siccome ha parlato di un grande stenografo... Maestro
Non stenografo, dattilografo... ma no! che mi fa dire porca miseria! Infermiera Io nulla!
Maestro
Commediografo!... Su, cominciamo (dandole
un libretto), ecco guardi, mi declami questo brano. Infermiera
Questo?... Io? Maestro
O allora chi! Infermiera
Allora acclamo? Maestro
No, declami! Infermiera (leggendo goffamente) «Come
non ci vedete, se siamo in una camera così chiara? Guardate la povera signora
svenuta...» (Smette di leggere)
Oddio! Allora se la signora è svenuta, il dottore avrà bisogno della mia
presenza! Povera me, devo subito scappare! (Fa per uscire). Maestro
Ma venga qui! È svenuta la signora del libretto, Rosaura, un
personaggio del «Bugiardo», e non la paziente del suo dottore! (Entra il Dottore). Dottore (arrabbiato) Sciagurata,
sei qui? È un’ora che ti cerco! Maestro
Ma lei cosa vuole? che maniere! Non le permetto di profanare questo
tempio dell’arte comica. Dottore
Tempio di che? Non mi faccia ridere. Comico mi pare lei, anzi
ridicolo! Non mi permette, dice, di riappropriarmi della mia infermiera.
Perché, forse la paga il signor maestro? (Marcando
le ultime parole gli fa un inchino ironico). Maestro
No, anzi... è lei che paga me! Dottore
E invece io pago lei. E fra stipendio, mutua, infortuni, pensione e
altri balzelli della malora, mi costa un occhio della testa! Disgraziata che
non sei altro! per cercarti ho dovuto girare tutto il casamento, bussa di
qui, domanda di là... Giù ci sono cinque signore col didietro pronto che
aspettano! Maestro (con meraviglia) Cinque?! Dottore
Sì, a culo nudo! Maestro
E non poteva farle lei? Dottore
E bravo il signor maestro del cavolo! Le punture alle clienti gliele
faccio io, mentre pago l’infermiera perché venga qui a sentire i suoi
vaneggiamenti di attore fallito! Maestro
Fallito sarai tu, marrano rifatto, conciamalati dei miei stivali,
miserabile individuo accecato dal denaro e sordo ai sublimi richiami
dell’arte comica decantata perfino da Aristotele! Dottore
Ma togliti di mezzo, burattinaio da strapazzo! Maestro
Attento a come parli fellone, o ti passo a fil di spada quella tua
putrida pancia! Dottore
Questo dev’essere Cyrano de Bergerac. Non fai che recitare, vivi
sempre fra le nuvole! Maestro
Vattene dalla mia casa, macellaio ammazzacristiani, torna giù nella
tua tana, ad auscultare gli immondi gorgoglii delle budella lubriche! Dottore
E questo chi è, D’Annunzio? Ma parla colla tua bocca, e pensa col tuo
cervello, senza ripetere tutto come un pappagallo ammaestrato!... (All’Infermiera) E tu sbrigati oca!
Avanti, marc! E non ti permettere
più di assentarti o ti dimezzo lo stipendio. Infermiera
Ma dottore, siccome lei visitava la signora Camilla, e di solito la
Camilla la tiene sotto un’ora... Dottore
E che vuol dire! Infermiera
Vuol dire che oggi la Camilla non c’è stata. E se è nervoso perché la
Camilla non c’è stata, non se la prenda con me. È colpa mia se la Camilla non
c’è stata! Dottore
Basta, lo so che non c’è stata... ehm, volevo dire «ho capito!» Poche
chiacchiere, va subito a far le punture nel culo a quelle signore sceme...
ehm, volevo dire «a quelle signore, scema!» o giuro a Dio che ti licenzio su
due piedi! Infermiera
Meglio, così almeno sarò libera con la passera... ehm, volevo dire
«libera come una passera» e potrò
fare la carriera dell’attrice. Maestro
Ben detto! Dottore
Ma stia zitto lei! Lo so io che carriera farebbe costei, con la
passera... ehm, volevo dire... (All’Infermiera)
Andiamo, andiamo! (Escono il Dottore e l’Infermiera). Maestro
Che gente questi dottori! Bottegai, nient’altro che meschini bottegai seppure
con un diploma appiccicato al muro! Anche loro che dovrebbero essere i puri
seguaci d’Esculapio, son diventati dei venali rivenduglioli! Quale disgrazia,
allorché la nobiltà dell’Essere deve cozzare contro la grettezza dell’Avere! (Bussano). Maestro
O perbaccone! che sia un’altra discente? (Si aggiusta la cravatta, si ravvia i capelli, s’abbottona la giacca,
si schiarisce la gola) Avanti,
prego. Nerina (entra sorridente, in cappa nera)
Buongiorno sor maestro, che fortuna averla nel condominio. Lei sarà la
mia salvezza. Sono disperata! (Ride)
Ah ah ah. Maestro
Dalle sue parole mi par che sia presa da qualche ambascia, mentre
d’altro canto mi par contenta. È disperata e ride. Che controsenso è questo? Nerina Il riso è la mia disgrazia, sor maestro. Maestro
Come sarebbe a dire? Il riso è il condimento allegro della vita, come il pepe è quello delle vivande. Nerina
Per me è un condimento amaro come la cicoria. Maestro
Vorrà dire come la cicuta. E perché mai? Nerina
Sa, io lavoro qui sotto all’agenzia... Maestro
... Buonanotte. Nerina (correggendo) Buonriposo! Maestro Grazie!
Nerina
Non so se qualche volta, scendendo le scale, mi ci ha visto. Maestro
Mai, bella mia. Quando ci passo davanti scantono subito! Nerina (ride) Ah ah ah! Ha paura dei morti? Maestro
No, dei
beccamorti!... Insomma venga al sodo (da sé) che prima mi sorti di torno, e meglio è!... Mi dica in cosa posso servirla, perché non vedo proprio il
nesso... Nerina
Il Nesso non lo vedo neanch’io, qui non c’è nessuno. Maestro Il nesso non gira mica per le stanze... Non
vedo che cavolo c’entro io col suo mestiere e col suo riso. Nerina
Invece c’entra, e vorrei che mi salvasse. Maestro
Una bella figliola come lei la salvo volentieri, se mi spiega come
posso fare. Nerina
Vede, il mio principale, che sarebbe... Maestro
... Il beccamorto del piano di sotto, questo s’era già assodato. Nerina (ride) Ah ah ah! beccamorto
mi garba! È proprio lui in persona! Ah ah ah! Maestro Ah ah ah! E che vuole da me? Nerina
Lui nulla. Sono io che voglio qualcosa, ah ah ah! Maestro
Ah ah ah! E che cosa? Nerina
Che m’insegni a recitare una parte seria. Maestro
Deve fare una commedia? Nerina
Macché commedia, la parte seria la voglio recitare nella vita vera. Maestro
Che anche la vita vera è una commedia, giusto. Tiri avanti. Nerina
La voglio recitare sul posto di lavoro. Maestro
All’agenzia sistema–morti quando fa la beccamorta. Nerina
Io faccio soltanto l’impiegata. Maestro Ho capito, invece di beccare i morti becca le scartoffie. Ma
perché mai vuol esser seria? È così bellina quando ride, con quei dentini
bianchi, le fossettine sulle guance... E dunque rida! Nerina Non posso.
Maestro E perché? Nerina Perché il mio principale...
Maestro
Il beccamorto. Nerina
... mi ha detto che se continuo a ridere in faccia ai parenti dei
morti, mi licenzia su due piedi. Capirà, è tutta gente addolorata. Maestro
Per la perdita fresca del caro estinto. Capisco. Allora stia seria. Nerina
Non mi riesce. Star seria, non ridere, questo è il problema... Maestro
... Come diceva quel danese. Nerina
Chi sarebbe? Maestro
Quello che filava con l’Ofelia. Nerina Mi pare di non conoscerli... Quando lavoro
cerco di star seria, ma il mio viso ride per conto suo, come se qualcuno mi
facesse il solletico. Maestro (prendendola per il mento e spostandole il viso di qua e di là) Eh sì, questo bel visino è conformato in
modo che s’atteggia sempre al riso, come la faccia di quei comici che fa ridere
soltanto a guardarla: l’espressione, i lineamenti, la bocca con gli angolini
in giù, il nasino con la puntina in su, l’occhietto birichino che ammicca
cilestrino. Ma se si tratta solo di questo, il suo capo–beccamorto mi par che
esageri a volerla licenziare. Nerina
Invece no, perché gli rovino gli affari. A me mi scappa da ridere, e i
parenti dei morti scappano loro. Rido nei momenti meno opportuni. Maestro
Per esempio? Nerina
Per esempio ieri, non so se l’ha saputo, è successo un incidente sull’autostrada,
uno di quelli grossi con la bellezza di quattro morti. Tutti stecchiti là
sull’asfalto, coi parenti che urlavano e si strappavano i capelli. E stamani
sono piombati in agenzia con certe facce da funerale... Maestro
... Per ordinare il funerale. Nerina
Se avesse visto! Maestro
Una tragedia così improvvisa... Nerina ... tutta gente piena di salute, nel fior degli anni.
«Dai Nerina – dice il principale – prendi i signori e portali a scegliere le
bare». Ce li porto e si mettono a guardarle piagnucolando: questa colle
borchie dorate per la mia adorata; quella lucidata a specchio per il mio
tesoro; quell’altra d’acero bianco per il bimbo innocente... E giù lamenti e
lacrime. Maestro
E lei si mette a ridere. Nerina
Lipperlì sono rimasta seria, perché mi sforzavo proprio. Ma poi... Maestro
Poi? Nerina
Il mio sguardo s’è posato sopra un tale che aveva un naso... un naso
così buffo che neanche quello d’una maschera di carnevale. Maestro
Che neanche quello di Cirano De Bergerac. Nerina
È uno che abita nel condominio? Maestro (ironico) No no, s’è
sistemato da molto tempo in un altro più comodo... insieme ai vostri clienti. Nerina
Ah, perché un Cirano de... non l’ho mai sentito. Allora dicevo... un
naso bitorzoluto e rosso come un peperone maturo, e per di più con un porro
sulla punta. Maestro Un naso–ortolano alla maniera
dell’Arcimboldi! Farebbe la fortuna d’un attore. Nerina
E invece ha fatto la mia disgrazia. Maestro
Le è scappato da ridere. Nerina
Per via del porro... o meglio del moscone. Maestro
Che c’entra il moscone? Nerina
Aspetti... Era uno di quei mosconi dorati che si posano sulla cacca,
sa? Maestro
So so, tiri avanti che questa mi garba... Che fece? Nerina
S’innamorò. Maestro
D’una vespina? Nerina
No, del naso. Forse perché ci spenzolava una goccia e gli faceva gola.
Maestro
In mancanza della cacca... Poi che successe? Nerina
Cominciò a ronzarci dintorno... e il proprietario del naso a dar
solenni manate e a far versacci per scacciarlo, in modo così buffo che alla
fine... Maestro ... la risata esplose! E il moscone che
disse? Nerina
Il moscone? Maestro
Ehm, no, il naso... ehm il porro... il proprietario del
naso-con-porro... che fece? Nerina
Mi fulminò con un par d’occhiacci che non le dico, girò sui tacchi e
sparì... seguito da tutti i parenti. Maestro
Così il beccamorto ha perso l’affare... Nerina E che
affare! Maestro ... e le
ha dato il benservito. Nerina
Per ora m’ha dato soltanto della stronza... Ma la prossima volta lo
farà. A meno che lei non mi salvi insegnandomi a recitare nella vita una
parte seria... Maestro
... Come un’attrice nel ruolo di una bella beccamortina compunta e
addolorata, tutta letto... ehm... tutta
bara, cordoglio e gramaglie. Non sarà facile, ma vedrò quel che posso fare.
(Allunga la mano) Trentamila, dolcezza! Nerina (paga ridendo) Ah ah ah! Maestro (da sé) Ah ah ah! Questa
sgancia senza batter ciglio, e perdipiù ride. Tièntela cara maestro! Nerina
Che diceva? Maestro
Niente... parlavo col maestro. (Bussa la Squillo, ed entra senza attendere
l’«avanti»). Squillo Sei qui
Nerina. Finalmente t’ho trovato!... Scusi l’intromissione maestro. Maestro (recitando) «S’intrometta pure,
fascinosa bellezza, e venga a mitigar l’asprezza della mia pena...» Conosce l’autore? Squillo Non ne ho idea. (A Nerina) Scendi subito che ti cerca il tuo padrone. È incavolato
nero, corre su e giù per il casamento sbraitando: «Dove si sarà cacciata
quella... cretina!» Però lui non dice cretina. Nerina Lo so, dice stronza. Ah ah ah! Squillo No, troia. Nerina Ah ah ah... ha cambiato! Che vuole? Squillo
Pare che gli abbiano riportato indietro una bara. Va dicendo che al
morto non gli piaceva. Nerina
Vaneggi?... Mai capitato che a un morto non gli piacesse la bara. Squillo
Ehm, volevo dire... che alla vedova del morto non le andava bene. Nerina
Allora dov’è il problema? Gliela cambiano e buonanotte. Squillo
Il problema è che gliel’hanno riportata col morto e tutto, già
stagnato dentro! Nerina
Ah ah ah!... Oddio, che dici! Maestro
Formidabile! Che scena per una commedia! Com’è successo? Squillo Sembra che gli
operai che sono andati a riprenderla fossero impegnati in una discussione
sulla partita di ieri, e non si sono accorti che la bara era piena. Nerina
Ma non c’è problema neanche qui. Aprono la bara vecchia e spostano il
morto in quella nuova. Maestro
E lo riportano all’afflitta consorte, così l’estinto fa l’ultima
giratina! Nerina
Ah ah ah!... mi pare semplice. Squillo
Invece no perché non possono aprirla. Non trovano... i cosi... gli
attrezzi che servono. Pare che siano in un armadio la cui chiave ce l’hai tu. Nerina (sovvenendosi) Già, porca
miseria!... Fammi subito scappare. Maestro Scappa, scappa pure, ma torna presto
tesoro.
Nerina
Non dubiti sor maestro. (Alla
Squillo) E tu ricordati la percentuale. Mi devi sempre pagare l’ultima
percentuale! (Esce). Maestro
Lungi da me ogni intenzione pettegola, ma sarei curioso di sapere di
che percentuale favellava quella là. È forse in affari con lei? traffica anche lei in cari estinti? Squillo
Che dice maestro! Al contrario io traffico in cari viventi. Le nostre mansioni sono opposte: lei mette a giacere
chi stava su, e io rimetto su chi giaceva giù. Maestro
Mi risponde con un indovinello, vediamo un po’ se l’indovino...
giaceva giù, rimetto su... giù, su... porca miseria, bello! Impudico ma fine.
(Fissandola) Ora mi sovvengo, lei
la conosco... L’ho vista una mezza volta dallo spiraglio dell’uscio, ma non
posso sbagliarmi. Una Dea non si può confondere con nessun comune mortale. Squillo Oh grazie!... E
che dea sarei? Maestro
Che diamine, la dea dell’amore! Perché lei è senza dubbio la squillo del
piano di sopra. La signorina squillante! Squillo
Veramente di cognome faccio Trombetta. Maestro Appunto: trombetta squillante! Ma che
piacere averla qui!
Squillo
Molto gentile! (Seducente)
Caro maestro... Maestro
Cara dea dell’amore! Squillo (svenevole) Ooh! Maestro
Vorrei tanto che diventassimo buoni vicini; anzi di più, buoni amici;
anzi di più, che fra noi nascesse una confidenza... Squillo
... Una confidenza dolce e tenera... è anche il mio desiderio. Maestro
M’ha levato le parole di bocca... dolce e tenera volevo dirlo io, ma
non osavo. Squillo
Osi osi, osi pure senza complimenti. Maestro
E inoltre siamo anche colleghi. Squillo
Non capisco. Colleghi come squillo non credo, lei uno squillo non mi sembra
proprio. Intende dire colleghi come Dei? Maestro
In un certo senso anche quello... Lei Venere dea dell’amore, e io
Apollo dio delle arti. Ma io intendevo colleghi come artisti. Io artista del
palcoscenico e lei dell’alcova. Come la mia arte, anche la sua è soltanto finzione. Squillo
Sono d’accordo maestro. Maestro
Macché maestro! chiamami Massimiliano. Squillo
Troppo lungo, posso dire Ano? Maestro
Che c’entra l’ano! Squillo
Già, è ambiguo... allora Miliano. Maestro Fai pure. Squillo
O sennò Mily, sì, è meglio Mily. Maestro
Chi è questo Mily, lo conosco? Squillo
Ma sei tu, sciocchino! Maestro
Mi ci devo abituare. Squillo
E tu chiamami Katiuscia, anzi Katy. E così la confidenza fra Mily e
Katy è stabilita. Poi l’approfondiremo meglio. Maestro
Molto meglio, fino in fondo. Squillo
In fondo in fondo. Maestro
Quando quando? Squillo
Quando vuoi, basta che tu monti... Maestro
Monterò, non dubitare. Squillo ... che tu
monti le scale fino al piano di sopra. Maestro
Ma ci sarà da pagare? Squillo
Macché pagare, sarà un onore, tanto più che devo chiederti un favore. Maestro Dimmi quale. Squillo
Che tu m’insegni a recitare. Maestro
Vuoi cambiar mestiere? Squillo
Neanche per sogno Mily, il mio mi frutta così bene! Intendevo dire, a
recitare con gli uomini, insomma con i miei clienti. Dovresti insegnarmi il
comportamento, gli atteggiamenti per sedurli meglio, per illuderli di più.
L’hai detto tu, no? che anche il mio amore è soltanto finzione. E dunque
insegnami a fingere meglio. E soprattutto insegnami a ridere, perché io per
natura tendo ad essere sempre seria. L’indole e le fattezze del viso mi fanno
apparire malinconica, e agli uomini questo non piace. Maestro
E l’incasso cala. Squillo
Appunto. Capisci Mily? Maestro
Capisco Katy, che tu vuoi imparare a ridere, come quell’altra a
piangere. Com’è buffo il mondo. Tu che ci hai la faccia da beccamorta fai la
squillo, e lei che ci ha la faccia da squillo fa la beccamorta. Squillo
Ma parli di...? Maestro
Di quella di prima, quella della percentuale. A proposito, mi diresti
di che si tratta? Squillo
Vedi Mily, io e Nerina cerchiamo di sfruttare le diverse situazioni.
Nerina ha a che fare con gente abbacchiata e triste che è rimasta abbandonata
e sola, senza più la compagnia della «dolce metà» volata in paradiso. Uomini
che hanno bisogno di un angelo consolatore, e allora... Maestro
... E allora lei li prende e li spedisce alla squillo del piano di
sopra, che li
consola, riscute, e le passa la percentuale. Squillo
Sento che hai afferrato. Ma sento anche il mio telefono che squilla.
Scusa amore, il dovere mi chiama... A presto. Maestro
A quasi subito tesoro! E per i nostri onorari si fa alla pari? Squillo
D’accordo, alla romana. (Esce). Maestro (stroppicciandosi le mani) Meglio
di così! Che giornata! Oltre ad un lauto pranzo, mi sono assicurato anche
l’amore, gratis et amor Dei.
Finalmente la dea bendata comincia a ricordarsi di me, del famoso attore Massimiliano
Stander... Schwar... o come mi chiamo porca miseria! Accidenti a me, me lo
sono scordato un’altra volta! Fine del primo atto. ATTO SECONDO (Bussano alla porta). Maestro
Perbaccone, che pacchia! Arriva un altro pollastro. (Apre) Buongiorno sor Pollastro.
Usciere
Come?! Maestro
Ehm scusi, che distratto! volevo dire buongiorno sor aspirante attore.
Perché anche lei aspira alla nobile arte del teatro. Vero caro? Usciere (aspro) Invece no! Io
aspiro a fargli piazza pulita di tutto quello che ci ha in casa! Quindi non
mi chiami caro. Maestro
Infatti no. In tal caso devo chiamarla ladro. Usciere
Come si permette! Deve chiamarmi usciere. Anzi «signor usciere»,
perché sono venuto a sequestrargli i mobili. E siccome m’ha chiamato ladro,
sequestro anche lei e lo sbatto dentro per offesa a pubblico ufficiale nell’eser... Maestro Ma che dice, si calmi coglione!
Usciere (infuriato) Eh!... porco
gatto, che ha detto? Maestro
No no, mi scusi, che distratto un’altra volta!... Volevo dire si
calmi, perbaccone! Usciere
Io non mi chiamo Perbaccone! Maestro Ma perbaccone è un’esclamazione.
Usciere
Non so che farmene delle sue acclamazioni. Facciamo subito
l’inventario che non ho tempo da perdere. Cominciamo da... (Si guarda intorno) Ma qui non c’è nulla,
vedo solo un miserabile tavolino. E gli altri mobili dove sono andati a
finire? Maestro (indicando la porta) Fuori! Usciere
Fuori a chi!... Io ci ho un regolare mandato del tribunale. Maestro
Ma io parlavo dei mobili... Dicevo che i mobili sono andati fuori. Usciere
Mi prende per il culo? Che vuol dire «sono andati fuori»! Maestro
Che sono andati a fare un giretto... ehm cioè... sono andati in
villeggiatura in campagna. Usciere
Ma porco gatto, continua a sfottermi? Guardi che lo faccio arrestare sul
serio! Quando mai i mobili vanno in villeggiatura! Maestro
Forse quando sentono puzzo d’uscieri. Usciere
Ah, dunque io puzzo! Maestro
Che dice, lei profuma! Sono i mobili che fanno confusione... Cosa
pretende da quelle teste di legno! Usciere
Appunto perché sono di legno, non vanno in villeggiatura! E dunque... Maestro
E dunque ha ragione signor usciere illustrissimo, anch’io mi son
confuso come loro. Sa, un personaggio come lei mette soggezione. Intendevo
dire che in villeggiatura ci si voleva andare io e mia moglie, ma siccome non
ci s’aveva un soldo, per rimediare la pecunia li abbiamo venduti. Usciere
Tutti quanti? Maestro
Fino all’ultimo sgabellino! Usciere
E così m’avete fregato... Ma non finisce qui! Maestro
Allora dove? Usciere (altero) In tribunale, che
diamine! perché con me non si scherza, vi scateno addosso i creditori più
famelici che vi sbraneranno vivi! Ah ah ah! Maestro (con meraviglia ostentata)
Bello! come l’ha detto bene! Ripeta! Usciere (disorientato) Eh, cosa?
Maestro (deciso) Ripeta quel che ha
detto: In tribunale, che diamine!...
eccetera... Con enfasi come prima, anzi di più! Ci metta tutta la grinta! In tribunale... eccetera... Forza, che
aspetta! Usciere
In tribunale... eccetera... Maestro
Che c’entra eccetera! Ho detto come prima. Usciere
... perché con me non si scherza...
(esita). Maestro
Non si fermi... continui! Usciere
Ehm... vi scateno addosso i
creditori... Maestro Forza, forza! Usciere
...
più famelici che vi sbraneranno vivi... Maestro
Ah ah ah! Usciere
Ah ah ah! Maestro Più sarcastico... ah
ah ah!... ripeta tutto insieme. Usciere
Ma perché? Maestro
Non l’ha ancora capito? Lei ci ha la stoffa del grande attore. Da
quand’ha messo piede qui l’ho tenuto d’occhio, e ha recitato benissimo. Ma
con quel In tribunale! eccetera, ha
raggiunto il colmo dell’espressione! Usciere
Guardi che io non recitavo affatto, i mobili glieli voglio sequestrare
sul serio! Maestro
Ma l’ha fatto come se recitasse! Lei, signor usciere del tribunale, è
un talento naturale, di quelli che recitano senza accorgersene... che ne
nascono cinque o sei per secolo! Usciere
Per secolo? Maestro
E nel nostro secolo potrei citare... mi ci faccia pensare... al primo
posto assoluto, ehm, dunque... quando mi viene in mente glielo dico. Usciere
E al secondo? Maestro
Al secondo ci metterei... sì, ci metterei proprio lui, lo Stont...
Stand... o come si chiama porca miseria! (da
sé) È inutile, non me lo ricordo
mai! Ehm, c’è scritto nel cartello
là fuori. Usciere Ah, lo Standerbauer. Maestro
Bravo, o com’ha fatto a ricordarselo! proprio lui... Usciere
Che sarebbe... Maestro
Che sarei io. Usciere Porco gatto, quale onore! Mi
scusi se prima sono stato un po’ brusco...
Maestro Non c’è di che.
Usciere Sa, il mestiere... Allora lei
dice... insomma direbbe proprio... signor maestro Standerbauer...
Maestro
Direi proprio... signor usciere–come–si–chiama... Usciere
Battilacche, mi chiamo Battilacche. Maestro
Direi proprio signor Battipatacche che lei, alla mia scuola potrebbe
diventare qualcuno... anzi meglio! Usciere
Porca miseria!... E mi dica, un attore anzi meglio così... quanto guadagnerebbe a quattrini? Maestro
A far l’usciere quanto guadagna? Usciere
Beh, con gli straordinari e le mance... Maestro
O perbaccone, gli sequestra i mobili e gli danno anche le mance! Usciere
... diciamo che rimedio sulle... Maestro
Allora faccia conto che si metterebbe in saccoccia dieci volte di più! Usciere Ma se non le ho ancora detto la cifra! Maestro Quisquilie!... Sulle dieci volte di più! Usciere
O porco gatto! E non beccherei più gli accidenti che mi manda la
gente. Maestro
E nanche «le cornacce tue». Usciere
Che poi va a finire che qualche accidente m’arriva sul serio... Maestro
Garantito! E resta secco e duro, giallo, cogli occhi strabuzzati e il
biglietto per l’inferno in saccoccia! Usciere Non me lo dica, ci penso anche
troppo da me. Maestro
E dunque si metta nelle mie mani e cambi vita. Usciere
Dice? Maestro
Ancor giovane e bello com’è, abbandoni un lavoro così oscuro e
sgradito ed intraprenda la carriera dell’artista, nella quale, parola mia,
può aspirare... Usciere
Quasi quasi mi convince... E le dirò che questo mestiere non m’è mai
garbato e aspettavo l’occasione per cambiarlo. Maestro
E dunque l’afferri al volo, perché la fortuna non suona due volte come
il postino, ma bussa una volta sola nella vita! Usciere
La cosa mi tenta... Male che vada, potrò dire che ci ho provato...
perché prima vorrei provare. Maestro
Provar non nuoce, come diceva il mio nonno alla mia nonna quando
volevano fare il figliolo maschio e non veniva. «Provar non nuoce,
Beppina!»... e giù! Usciere
Allora quando si comincia? Maestro
Facciamo... vediamo un po’... (finge
di consultare un’agenda) dopodomani. Questa agenda è così zeppa che non
mi resta un minuto libero, senza contare che stasera sono a cena
dall’ambasciatore americano. Usciere
Porco gatto, lei è proprio importante!... Allora a dopodomani... a che
ora? Maestro
Alle cinque precise. (Allungando
la mano) Trentamila! Usciere (sorpreso) Si paga
anticipato? Maestro
Giammai! Questa è soltanto la tassa d’iscrizione. Sarebbe quaranta, ma
a lei... Usciere
Grazie. E buona giornata. Maestro
Anche a lei... e non spaventi più la gente! (Esce l’Usciere, e subito rientra). Usciere
Ma ora che ci ripenso, signor maestro... se guadagna così tanto perché
ha venduto i mobili per andare in villeggiatura? Maestro (ride) Ah ah ah!... e lei
ci ha creduto? Li ho venduti perché non mi piacevano più, e volevo cambiarli. Usciere
Aah, volevo ben dire! (Toccandosi
il cappello) Di nuovo. (Esce). (Bussano alla porta). Maestro
Porca l’oca! Non mi fanno respirare. Bene bene! (Verso la porta) Avanti!
Casalinga (entrando) È qui che insegnano
a diventare attori? Maestro
Perché, ne dubita? Non si esprime forse in tal guisa il cartello sulla
porta?... Oh, mi scusi! Le sembrerò scortese, ma oggi ho avuto a che fare
prima con un dottore ignorante, eppoi con un usciere sgradito, che per fortuna
ho addomesticato. Ma lei mi par fatta di tutt’altra pasta, più buona e dolce
assai. Casalinga
Mi ha preso per un bignè? Maestro
Mi ci vorrebbe proprio... E dunque sia la benvenuta. Casalinga
Sa... anch’io vorrei diventare una brava attrice. Maestro
E cosa la spinge a tal nobile passo? Casalinga
Spinge, dice? Veramente, se non salgo sull’autobus non mi spinge mai
nessuno. Maestro
Perché invece sull’autobus... Casalinga
Mi spingono e mi pigiano il didietro. Maestro (osservandola in quel punto piuttosto prosperoso) Caspita, li
capisco!... cioè volevo dire... che maleducati! Insomma le chiedevo, perché
vuol fare l’attrice? Casalinga
Perché son proprio stufa di fare la casalinga, di star sempre fra i
fornelli e i tegami, al servizio degli uomini prepotenti. Eppoi sono anche
frustata. Maestro
Che vigliacchi... dopo andiamo a denunciarli. Casalinga
Chi vuol denunciare? Maestro Gli uomini
prepotenti che le danno le frustate!
Casalinga
Veramente le frustate non me le dà nessuno. Maestro
Allora perché ha detto che è frustata? In che senso, scusi? Casalinga
In che senso non lo so. Lo dicono sempre alla televisione. Sa, io la
guardo a mattinate intere, e non fanno che ripetere che noi casalinghe siamo
frustate, e io ci credo, perché se si dubita anche di quel che dice la tivvù...
Anche se per la verità, le ripeto, le frustate non l’ho mai buscate da
chicchessia. Maestro (sorridendo) Ah, ho capito!
Lei vuol significare che le casalinghe sono frustrate, cioè deluse, non realizzate... ma ci deve mettere una
erre in più. Aggiungendo una erre, la frusta sparisce. Ecco cosa vuol dire
non venire a scuola di dizione! Ma ora le insegnerò io a infilare nelle
parole tutte le erre che ci vogliono. Casalinga
Non vedo l’ora d’infilarcele, grazie! Maestro
Prego! Insomma lei si sente come chiusa in prigione e vorrebbe
evadere, dispiegar l’ali e librarsi nell’aere come un colibrì. Casalinga
Un coliché, signor maestro? Maestro
Un colibrì. È un uccello. Le piacciono gli uccelli? Casalinga
A me tanto. Maestro
Bene... Insomma lei vorrebbe liberare il suo spirito sublime dalla
misera carne che lo tiene ristretto in cucina fra le casseruole, i ramaioli,
le forchette, i carciofi e le cipolle, e volare libera sui prosciutti...
ehm... sui prosceni del mondo ad esprimere
tutta se stessa... Dico bene? Casalinga Insomma,
suppergiù... Maestro
Lasci fare a me. (Tende la mano)
Trentamila! Casalinga (tirandole fuori dalla borsa)
Se lo sapesse mio marito! Lui non mi dà mai un centesimo. Questi sono
i miei sudati risparmi risparmiati sulla spesa: mele marce, lesso stantio, vini
fatti con le cartine, olii di semi al posto degli extravergini... tanto lui
che se ne fa delle vergini... è sempre stanco, depresso, insonnolito... e mi
fru... mi frusta colla erre anche a letto. Maestro Capisco, non gli
viene... l’alzabandiera e non l’appaga neppur lì. E per questo vuole evadere
e librarsi... Casalinga
... come un colino! Maestro
Macché un colino, un colibrì! Più che giusto. Dunque vediamo. (La osserva con occhio professionale)
Il davanti non c’è male... E il di dietro? Vediamo il di dietro. Casalinga Il didietro? Ma
come si permette! Guardi che vado subito via!
Maestro
Non ho detto il didietro
tutto attaccato. Di quello se n’era già parlato sull’autobus, e s’era assodato
che era piuttosto... Adesso volevo vedere com’era fatta di dietro: collo, schiena, spalle, scapole, osso sacro, tutto...
per assegnarle il giusto personaggio. Orsù si giri... Brava, così. E ora si
pieghi a novanta gradi. Casalinga
Eh?!... A novanta no! Maestro
Quanti falsi pudori! Ma vuole o no che le insegni l’arte teatrale?...
Va bene, facciamo a settantacinque. Casalinga
Ma signor maestro... Maestro
Ho capito, neanche a settantacinque. Allora soprassediamo. Casalinga E dove,
se non c’è una sedia, Maestro Andiamo
avanti, procediamo!... Si metta di profilo... Ecco, così, perfetta! Ne
faremo senz’altro una primadonna, una primadonna formosa. Mirandolina!...
No, Mirandolina forse è un po’ troppo. Una mezza Mirandolina. Casalinga
Come, mezza Mirandolina. Maestro
Si meraviglia? Si vede che non è pratica di teatro. Se ci sono le
cantanti mezze–soprano, ci possono essere anche le attrici mezze–Mirandoline! Casalinga
Se lo dice lei... E per mezza Mirandolina quanto ci vuole? Maestro
Di soldi trentamila. Casalinga
E di tempo? Maestro
Non troppo. A condizione che lei si presti, e sia molto assorbente. Casalinga
Eh?!... Che ci hanno a vedere gli assorbenti! Maestro
Voglio dire... a patto che lei assorbisca a dovere i miei
insegnamenti. E ora alzi le... Casalinga (pronta) Le sottane? Maestro Macché le
sottane! Non si vuol mettere a novanta e si vuole alzare le sottane. Alzi le
braccia e resti immobile com’una statua, faccia conto di essere una statua di
marmo. Casalinga
Oddio, il marmo è così diaccio... si potrebbe fare di legno? Maestro
E vada per il legno. Ma porca miseria, per chi m’ha preso, per un
falegname? (La Casalinga esegue)
No, non così, così è goffa. (La sistema)
Ecco, in questo modo... Brava, adesso sembra quasi la dea Minerva! Casalinga
Quasi, ha detto? Maestro
Sì, e per levare quel quasi,
sarebbe d’uopo che la vedessi un po’ più discinta. Casalinga Per carità che
dice!... mi vuol vedere incinta?
Maestro
Non incinta, discinta! Ma mi dice che scuole ha fatto lei? Un po’ più
spogliata... (Ode dei rumori alla porta)
Ma un’altra volta, ora non è il momento. Casalinga
Perché? Maestro
Dev’essere mia moglie che ritorna... Casalinga
Dov’è andata? Maestro
A fare la spesa. Casalinga
A quest’ora è normale. Maestro
Per noi non troppo... ma oggi si mangia tre volte! Casalinga Perché, gli
altri giorni quante volte mangiavate?
Maestro
Neanche una... ehm, cioè... anche cinque. Casalinga Cinque!...
Peggio di mio marito. Lui mangerebbe in continuazione: le lasagne, i
tortelli, l’abbacchio, il fagiano, il pecorino ro... Maestro
Basta, la smetta! Casalinga Ho detto
qualcosa di storto?
Maestro «Taccia o divina
signora, abbia di me pietade...»
Casalinga
Da lei pedate? Ma è matto? Maestro
Che pedate! pietade, cioè
pietà, e non continui a tormentarmi. Casalinga
Le ho mentovato soltanto della roba da mangiare. Maestro
Appunto... Siccome il troppo cibo, anche se soltanto evocato, mi
obnùbila la mente e non riesco a lavorare. Casalinga
Che gli fa? Maestro
Mi obnùbila... Recitavo da Moliere, l’aveva capito? Casalinga
Io no. E neppure cosa c’entrano i tortelli e l’abbacchio col tormento
e la... pietade! Maestro
Io sì!... (A parte) Ma oggi
seddiovuole i tormenti finiscono. Casalinga
Che fa, recita ancora da Moliero? Maestro
Certo, mia divina! Casalinga
Dice a me? Maestro
O a chi sennò? Casalinga
Siccome non ci sono abituata, mio marito è così volgare... Lui non mi
chiama mai divina. Maestro
E non è ancor nulla, vedrà in seguito. Ma non perdiamo più tempo,
procediamo nell’impresa di trasformar la sua creta informe in una sublime
creatura dell’arte... Dunque, Desdemona... Casalinga
Desdemona?... Ma prima aveva detto Miracolina. Maestro
Ho cambiato idea. (Squadrandola
da capo a piedi) Di lei ne facciamo una Desdemona coi fiocchi! Casalinga
E vada per la Desdemona... Maestro (prende un libretto e cerca il punto) Ecco, mi reciti questo brano. Casalinga (dopo un attimo di esitazione)
«E anche voi... abbiate mi...sericordia... non vi ho mai o...ffeso,
non ho mai a...mato Cassio... se non di quell’a...ffetto onesto»... Oddio i
fagioli!... I fagioli, i fagioli! Maestro (sconcertato) Fagioli dice?
Quali fagioli? Da quando in qua nell’«Otello» ci hanno infilato i fagioli! Casalinga (posando il libretto) Ma
che Otello e Otello! Io parlo dei miei
fagioli, dei miei fagioli borlotti!... Povera a me, devo subito scappare! Maestro Ho capito, ha
mangiato i fagioli e ha problemi d’aria... voglio dire d’aria compressa,
insomma scoregge. Allora sì, scappi scappi, esca immantinente e non mi
ammorbi questo tempio. Casalinga
Non sapevo d’essere in chiesa. Comunque non si preoccupi che non ci
sarà odore... d’incenso. Volevo dire che ho dimenticato i fagioli sul
fornello acceso. Mi brucia tutto! Maestro (esaltandosi) Ah le
brucia!... bene, benissimo! È la sacra fiamma dell’arte che sta apprendendo
da me, che s’è impossessata anche di lei e la incendia. Divampa, divora ma
non incenerisce. Anzi crea, e ne esce fuori più nobile e più bella come
l’uccello Fenice. Casalinga
Macché fiamma dell’arte e che uccello di Felice!... È la fiamma del
gas della mia cucina, e devo correre subito a spengerla! (Esce la Casalinga). Maestro
Però com’è brutto il mondo, e meschina la vita! L’avevo quasi
trasformata in un angelo con le ali e tutto, ed è subito ripiombata a terra
come un sacco dei suoi fagioli bortolotti! (Bussano alla porta). Maestro (forte) La porta è aperta. (Entra lo Zoppo). Zoppo (indicandolo
col bastone) È lei il maestro
Stander... Stander...babau? Maestro Sono io in
persona... In che posso servirla?
Zoppo Ho
letto l’annuncio sul giornale, e col suo aiuto vorrei diventare un attore. Maestro Famoso, bravo, o
mediocre?
Zoppo
Famoso, famoso! Maestro (porgendo la mano) Allora
quarantamila! Zoppo Ma se
non s’è ancora incominciato! Maestro
Qui, d’ora in poi, si paga anticipato... sennò succede che anche lei
ha mangiato i fagioli e chi s’è visto s’è visto! Zoppo Non
capisco. Maestro
Anticipato, anticipato! Zoppo E va
bene, ecco qua (gli dà i soldi). Ma
famoso, mi raccomando!... Però continuo a non capire cosa c’entrano i
fagioli. Maestro
Fa niente, non perdiamo altro tempo. Mi dica soltanto se lei li ha mangiati
o no? Zoppo Io no
davvero! Mi fanno scoreggiare. Maestro
Appunto! (Si sposta dall’altro
lato del discepolo) Allora mi dica... domanda d’obbligo, la faccio a
tutti. Zoppo I
rutti? Maestro
Ma che i rutti! Vorrei sapere cos’è che l’ha spinta... Zoppo Si fa
per finta?... No no, io voglio fare sul serio. Maestro
Non ho detto finta, ho detto spinta!... Insomma chi l’ha indotta... Zoppo S’è rotta? Maestro
Qual è stata la molla... Zoppo Che
polla? Maestro
Scusi, ma lei oltre a essere zoppo è anche sordo? Zoppo Sì, ma
mezzo... Insomma soltanto da quest’orecchio qui (se lo tocca). Quest’altro invece ce l’ho buono. E allora su, saltabecchi
a parlarmi da quest’altra parte. Maestro
Io saltabeccare? saltabeccare dall’altra parte? Come si permette di
darmi degli ordini... a me, Massimiliano Sta... Stand... tand... insomma
lui!... Questa è davvero carina! Costui è sordo e vuol fare l’attore! Zoppo
Macché dottore! Non voglio fare il dottore! Maestro (arrabbiatissimo) E io non
voglio saltabeccare dall’altra parte, non intendo fare il saltimbanco per
lei! Zoppo
Allora vado da un altro maestro saltabeccante. (Allunga una mano) Qua le mie quarantamila, le ricacci subito
fuori! Maestro (improvvisamente remissivo)
Suvvia, non la prenda in quel modo... non s’arrabbi. Zoppo Ma è
lei che s’arrabbia. Maestro (spostandosi dalla parte dell’orecchio buono) Ecco fatto, ora va
bene?... Di qua mi può ascoltare? Zoppo Alla
perfezione! Maestro
Dunque mi stia a sentire. Regola prima: lei porga sempre l’orecchio
buono all’attore che parla... d’accordo? Zoppo E
posso diventare famoso lo stesso, anche se sono mezzo sordo? Maestro
Alla mia scuola sì! Conosco tanti di quegli espedienti, trucchi,
artifici, furbizie... Ma le costerà un po’ di più, mi deve capire, è molto
faticoso. Allora torniamo a bomba... Zoppo La
tromba? Maestro
Sì... e il trombone! (Spostandosi
un po’) Come le è saltato in testa di voler fare l’attore? Zoppo Lo
voglio fare per sfuggire alla moglie che mi perseguita. Perché quella, mi
creda, è una vera arpia, una peste bubbonica, un flagello d’Iddio! (Puntando il dito verso il Maestro) Le
prendesse subito un accidente fulminante! Maestro
A me?! Zoppo No,
all’arpia!... In casa con lei non ci posso più vivere, la mia vita è
diventata un inferno. Allora approfitto di tutto per assentarmi, ogni scusa è
buona... E leggo gli annunci sui giornali; quando c’è qualcosa che fa al mio
caso, una scuola, un corso, mi ci iscrivo subito. L’ultima volta ho
frequentato una serie di lezioni di ballo. Maestro
Di ballo ha detto? Ma se è anche zoppo! Zoppo Sì,
ma allo stesso modo che sono sordo, cioè da una gamba sola. Maestro
O bella! Gli zoppi da due gambe non l’ho mai visti! Zoppo E
ballo benissimo lo stesso. Stia a vedere. (Getta il bastone addosso al Maestro che lo prende al volo, e si mette
comicamente a ballare). Maestro
Ma che fa, la smetta, basta! Veniamo a noi. Vedere, almeno ci vede
con tutti e due gli occhi? Zoppo Forse
ne dubita? Maestro
No, domandavo. Zoppo Ho la
vista di un nibbio! Maestro
Meno male! (Prende un libretto)
Allora ecco qua... Cominci a leggere questa pagina di Shakespeare, ma con
forza e sentimento, mi raccomando. Zoppo (guardandolo
un po’ storto) Chi, io? Maestro
Vede forse qualcunaltro in questa stanza? Zoppo Sì,
vedo lei. Maestro
Ma io non conto, santo cielo! Zoppo (prendendo
il libretto) Dunque, ecco...
leggiamo questo Sha... questo Shakespeare e addio. (Lo pronuncia com’è scritto). Maestro
Ma che Shakespeare del cavolo! Si pronuncia Scekspiar! Zoppo Ma
qui c’è scritto Shakespeare e leggo Shakespeare, sennò poi lei dice che io,
oltre a essere zoppo e sordo, sono anche orbo! Maestro
Insomma la finisca, si dice Scekspiar
e basta! Zoppo E va
bene, ho capito... non sono mica sordo! (Bussano alla porta). Maestro
Avanti! (Entra la Tragica). Tragica (vestita di nero, ha un aspetto depresso e triste) È qui che nascono i nuovi attori... e
aprono gli occhi alla luce di questo tragico mondo? Maestro
Gli attori e anche le attrici, gentil donzella addolorata, e son tutti
parti felici, e lieti eventi... e io sono l’ostetrico. Tragica
Ostetrico dice?... (Piangendo)
Oh la prego, taccia, non riapra la mia ferita, non mi ci frughi dentro. Maestro
Di qual ferita favella? Tragica
Lasciamo perdere, non voglio rivangare. Maestro
Allora non vanghi. Tragica
Piuttosto, potrebbe insegnarmi a mettere a profitto la mia angoscia,
il dolore che mi strazia il cuore?... e a sfruttare per nobili fini la
tragica energia che mi tormenta l’anima? Maestro
Se non ho mal compreso, ella vuol far l’attrice tragica. E allora lo
poteva dir subito a chiare lettere, senza tanti discorsi complicati. Con me
basta una parola e tac... diventate
quel che volete! Tragica
Dice? Maestro
Eschilo, Sofocle, Euripide... li mastico tutti come pezzi di pane. Il
Monti, l’Alfieri, lo Schiller... Tragica
Sono brave persone? Non sono mica mascalzoni anche loro? (Si asciuga le lacrime). Maestro
Quelli li chiama mascalzoni?! Ma lei è comica! (Ride). Tragica
Niente affatto, io sono tragica! E attrice tragica voglio diventare! Maestro
Ho capito, vuol fare la tragica ma involontariamente fa la comica. E
allora faccia la comica e addio che le riesce meglio. Tragica
Davvero?... Allora vada per la comica. Maestro (da sé) Com’è accomodante questa. Me la lavoro come
mi pare... Sì, perché lei quando piange fa ridere. (Indica lo Zoppo) Guardi, ride anche lui! E dunque riproviamo,
facciamo un esercizio... Provi a piangere ancora, per fare ridere. Tragica
È una parola! Non ho più lacrime, le ho versate tutte. Maestro
Allora attinga alla riserva! (Allo
Zoppo) E lei che ci fa lì, così
impalato, si muova, l’aiuti! Zoppo
Volentieri... ma in che modo? Maestro
Le dia due schiaffoni, un cazzotto, un calcio!... Le faccia male, la
offenda, la chiami puttana... Suvvia, improvvisate un bel duetto tragico...
anzi comico! Zoppo (esitando) Ma signor maestro! Maestro
Coraggio, che aspetta, le pizzichi il culo. Lei si ribellerà, e allora
le affibbi una bastonata in testa, a quella bella signora lì... (Alla Tragica) E lei che fa, ha paura?
Collabori perdio! Vuol fare l’attrice o no?... Forza, animo! datevi da fare
tutti e due... facciamo una bella esercitazione scenica! (Lo Zoppo esita ancora un momento, poi
eccitato dal Maestro si avvicina alla Tragica e fa per darle una bastonata.
La Tragica, dapprima interdetta, reagisce all’improvviso e appioppa allo
Zoppo una borsata in un occhio. Lo zoppo cade, urlando per il dolore. La
Tragica sviene). (Entra la Moglie, carica di borse piene di
roba da mangiare). Moglie (spaventata, lasciando cadere le borse in terra) Oddio, cos’è successo?! Maestro
Una commedia. Moglie
Vorrai dire una tragedia! (Chinandosi
a terra presso lo Zoppo e la Tragica) Ma costoro stanno male sul serio,
questa è realtà e non simulazione... Aiutoo! Maestro (arraffando avidamente le borse con il mangiare) Anche questa è realtà, seddiovuole, realtà
lampante. Quanta roba! Portiamola in salvo che non abbia a sparire. Oggi
finalmente si mastica! (Esce). Moglie
Stanno proprio male... Aiuto! Un dottore! (Esce dalla comune a cercarlo). (Rientra il Maestro). Maestro
Ma vieni qui sciocca, dove vai! È tutta una messinscena, una mia
creazione artistica, una comica degna del migliore Charlot... Che genio che
sono! anche mia moglie c’è cascata, ha scambiato per realtà sacrosanta quest’abile
finzione drammatica. Zoppo
Finzione un corno!... A me, quella lì, la borsata nell’occhio me l’ha
data sul serio! Maestro
Ah, sei sordo ma la borsata l’hai sentita! Zoppo Aveva
a provare! Dentro c’era il piombo... Oddio che male, non ci vedo più! Maestro
Non c’è due senza tre! Così ora sei zoppo, sordo e orbo! (Alla Tragica) Suvvia, ora si alzi.
L’abbiamo visto che è brava. Se ci fosse stato il pubblico avrebbe riso a
crepapelle. Grazie a me, il suo avvenire è garantito!... Già, a proposito, il
mio onorario... le trentamila. (Poiché
non dà segni di vita, la schiaffeggia) Ora basta, si tiri su!... Oddio,
ma questa è svenuta per davvero! (Entrano la Moglie, il Dottore e l’Infermiera). Dottore (guardando in cagnesco il Maestro)
Sono tornato solo per onorare l’etica professionale, per soccorrere questa
povera signora. Ma per lei non esisto, maestro del cavolofiore! Maestro
Guardi che lo caccio fuori un’altra volta... e a calci, becchino da
strapazzo! Dottore
E io lo denuncio per impedimento al soccorso... buffone da fiera! (Si accuccia a visitare la Tragica). Zoppo
Oddio! aiutate anche me... la mia gamba!... Infermiera (andando ad assisterlo) Che
ci ha fatto alla gamba?... Cos’è stato? Zoppo Una
schioppettata! Infermiera
Gesù! Allora l’affare si fa serio!... Ha sentito dottore? Bisogna
avvertire la polizia, c’è stata anche una una schioppettata! Dottore (allo zoppo) Una
schioppettata? Zoppo Sì,
vent’anni fa! Infermiera
Ve... vent’anni fa?! Dottore
Questa è buona! Infermiera
Allora non mi faccia perder tempo, lei non ha nulla, è zoppo e basta! Zoppo No...
sono anche sordo da un orecchio–e–basta, e cieco da un occhio–e–basta! Infermiera
Insomma è tutta roba vecchia! Zoppo Si
sbaglia, l’occhio è roba nuova!... Una borsata della qui presente signora
piena di piombo... Oddio che male! Tragica (appena rinvenuta) Bene,
così impara!... Mi voleva dare una randellata in testa e ho reagito! Dottore
Legittima difesa! (L’aiuta a
rialzarsi e la fa sedere). Zoppo Me
l’aveva detto il signor maestro! «Dai, sorba!»... E io sorbavo. Dottore
E bravo il signor maestro!... Incitamento alla violenza. Maestro
Ma chetati ignorante!... Quella era arte sopraffina! Un quadro teatrale
dei più riusciti. Tragica
Sono molto grave, dottore? Dottore
No no, lei è soltanto incinta. Moglie
Come, incinta?! Tragica (ricominciando a piangere)
Sì, ormai non posso più nasconderlo... porto nelle viscere il frutto
del mio peccato. Povera me, fui sedotta e abbandonata... un miserabile
mascalzone. Moglie
Che vigliacco... chi era? Tragica
Un pittore che mi faceva il ritratto. Maestro (faceto) E sbagliò
pennello. Invece di quello col pelo in cima, prese quello col pelo in
fondo!... Ora ho capito perché s’è rivolta a me. Dottore
E ho capito anch’io, per abortire! E bravo maestro, lei pratica anche
aborti veri e propri, oltre a produrre aborti di attori! Maestro
Ma cosa sta farneticando! Questa donna è venuta da me per convogliare
verso un nobile fine, e sublimare, la sua pena... Vuol fare l’attrice
tragica... ma è un caso difficile. Dottore
E perché mai? Maestro
Perché quando fa la tragica, fa ridere. Dottore
Allora le faccia fare la comica! Maestro
Ma se fa la comica, fa piangere! Dottore
Ho capito... Cioè non ho capito un bel nulla, ma è lo stesso. Da lei
non voglio altre spiegazioni contorte. (Alla
Tragica, consegnandole una ricetta) Ora vada a casa e prenda queste
medicine... Esca subito da questa gabbia di matti! Zoppo (molto
premuroso) Posso accompagnarla,
signorina?... Anche se mi ha dato quella borsata, non le porto rancore. La
colpa è stata mia che la volevo bastonare. Tragica
Se proprio le fa piacere, venga pure... anzi le sono grata. Ha
ascoltato la mia storia, e sa chi sono. Zoppo Non
ho di questi pregiudizi... Appunto per questo la voglio accompagnare e
desidero starle vicino. Sento che mi è nato qualcosa dentro, un certo
sentimento. Insomma provo tenerezza per lei... Del resto anch’io, sebbene non
sia rimasto incinto, tuttavia sono stato praticamente sedotto e abbandonato
al pari di lei. Tragica
Che intende dire... da chi? Zoppo Da
mia moglie... Mi sento maledettamente angosciato e solo. E non ho più
intenzione di vivere con quella specie di diavolessa! Sono deciso a separarmi
da lei per rifarmi una vita. E così, se vuole, potrei diventare il padre del
suo bambino. (Si avviano insieme verso
la comune). Tragica
Certo che voglio... e lei mi lusinga. Mi offre una insperata
possibilità di salvezza. È molto gentile e la ringrazio. L’avverto però che
anch’io ho un caratterino particolare, e a volte mi prende il nervoso. Zoppo Non
si preoccupi, con me si potrà sfogare. Le chiedo soltanto di procurarsi una
borsa più leggera, perché vede... di occhi me n’è rimasto uno solo, e se mi
pesta anche quello, non potrò più ammirare la sua bellezza... Tragica
Stia tranquillo, non è stata la borsa in quanto borsa ad accecarlo...
è stato che ci avevo messo dentro una pietra per far penitenza, per sentire
anche proprio fisicamente, dovunque andassi,
il peso del mio peccato. Dottore (al Maestro) Ma cosa stanno
recitando quei due?... Di quale commedia, di quale autore si tratta? Maestro
Di nessuna commedia e di nessun autore. Stanno recitando la vita vera,
che è più drammatica di qualunque dramma, più comica di qualunque commedia, e
più tragica di qualunque tragedia. Dottore
Vuol prendermi in giro? È chiaro che stanno ripetendo una lezione che
le ha impartito lei. Maestro
Io non c’entro, le dico... se non come uno strumento del destino, che
si è servito di me per farli incontrare. Dottore (ai due sulla porta) Allora
se è così, tanti auguri! (Escono la Tragica e lo Zoppo). Moglie
E figli maschi!... Ma che bella storia, si direbbe quasi incredibile,
se non fosse vera! Infermiera
Tutto è bene quel che finisce bene! Dottore
E invece tu finirai male! Disgraziata, sei ancora qui? Fila subito a
fare il tuo dovere! Te lo sei scordato?... ci sono decine di glutei belli
pronti che t’aspettano! Moglie
Glutei? Dottore
Insomma chiappe! Infermiera
Insomma punture a domicilio, in tutto il condominio e nel rione... Le
faccio in serie, e per non perdere tempo dico alle pazienti, che sono proprio
pazienti poverine, di preparare i culi nudi... E io passo colpisco e fuggo! Ta–ta–ta... ne faccio anche cento a
spedizione! Dottore
Lo sappiamo che sei brava, ma smettila di vantarti e andiamo! (Escono il Dottore e l’Infermiera). Moglie
Ma quella là... la sedotta e abbandonata, ti ha pagato? Dottore
No, mi ha fregato! Moglie
Figlia d’un sette! Devo andare a inseguirla? Maestro
Ma no... ormai lasciala perdere poveraccia. Moglie
Allora vado a prepararti il pranzo. Maestro
Questa sì che è una buona idea! E che sia pantagruelico, mi raccomando!
Moglie
Hai fame, eh! Maestro
Era tanto che sognavo questo momento. Moglie
Pancia tua fatti capanna! Ti garantisco che sarà qualcosa di
principesco! Maestro
Fai cardinalizio... è meglio! (Esce la Moglie). Maestro (tira fuori i soldi guadagnati, li osserva controluce e li conta) Una discreta sommetta, come primo giorno
non mi posso lamentare. «Tutto sta che duri!» come disse quel tale
guardandosi qualcosa sotto la pancia in una certa posizione. E come dice il
popolo plebeo: «San Durarlo è un gran santo!» E dunque speriamo che m’aiuti
anche per l’avvenire. (Entrano la Madre e la Bambina). Madre È
permesso, si può? Maestro
Avanti!... «Avanzate pur senza tema!» Purché aspiranti all’arte
drammaturgica... purché non uscieri del tribunale o carabinieri. Madre
Fo...forse le sembriamo ca...rabinieri? Maestro
Perdio no! E per questo dissi: «Avanti!» Madre
Allora lei è so...socialista! Maestro (da sé) Ma questa è scema? Insomma, veniamo a noi! Madre Se
dice «a noi!» allora è anche fa...fascista! Maestro (da sé) Sì, è proprio scema! A che pro mi conduce
questa graziosa pargoletta? Madre
Perché le insegni a re...citare, è ovvio! È una ba...bambina prodigio
e ognora ci stu...pisce per la sua ge...nialità. Bambina
Continuo io mamma... Recito Dante come il paternostro, e di Molière
molt’opere conosco, per non parlar d’Alfieri e di Manzoni, di Pirandello,
Sofocle e Goldoni. Madre
Stupisce anche i pro...fessori. È un po...pozzo di dottrina e
d’e...loquenza... Sa tu...tutto! Maestro
Allora se sa già tu...tutto... io a che cavolo servo? Madre Sa
tu...tutto, ma in ma...niera un po’ troppo i...stintiva, insomma
ca...caotica! Maestro
Ca...caotica, capisco! Madre E lei
a questo ca...caos deve dargli un ordine. Maestro
D’accordo, al cacàos... (da sé)
e alla cioccolata! Bambina
Deve incanalare il mio sapere in ben disposti rivoli geometrici, e
farlo affluire verso il giusto mare. Maestro
Forse avete sbagliato porta, a voi vi ci voleva un ingegnere
idraulico... Ma cercherò di fare quel che posso anch’io. Bambina
Per uscir di metafora e dirla chiara e tonda, mi deve insegnare a
recitar come la Duse... va bene? Maestro
Perbacco, come la Duse ha detto? Madre Ne è
ca...capace? Maestro
Ce...certo! E che ci vuole! Madre Perché
su questo pu...punto non tra...nsigo! Proprio come la Du...duse, e anche
me...meglio! Maestro Allora, proprio come la
Du...duse, e anche me...meglio, ci vogliono cinquantamila. Madre
Ba...bazzecole! A noi che ci fa! La pe...cunia non ci manca... E già
che ci siamo, se vo...volesse insegnare anche a me... Maestro
A fare cosa? Madre O bella!... A
fa...favellar con garbo!
Maestro Ma lei, mi
scusi, e senza offesa, è balbuziente! Madre
Appunto... sennò che ve...venivo a fare! Maestro
O questa poi!... Io insegno solo a recitare nei teatri. Madre
Du...dunque è maestro di pro...nuncia! Maestro
Sì, ma solo in senso teatrale. Madre
Se...senso o non se...senso, mi insegni a pro...nunciare! Maestro
D’accordo, se proprio lo vuole, e paga, ci proverò... (A parte) Capitano tutte a me! Una che
ride e vuole stare seria... un’altra che è seria e vuole ridere... quella col
singhiozzo... quell’altra coi fagioli... uno zoppo sordo... una tragica sedotta...
una servetta da abbindolare... un usciere da convertire... una madre
balbuziente... e più grossa di tutte una bambina prodigio! Bambina (tirando la giacca al Maestro)
Si è forse scordato di noi? Maestro
Ma che dice mai, dolce fanciulla. Anzi stavo proprio venendo al sodo.
Dunque... tariffa bambina–prodigio, come già s’era detto, cinquantamila.
Tariffa balbuziente... eh, quelle son difficili da addomesticare... Madre
Addo...mesticare ha detto? Mi prende fo...forse per una bestia? Maestro
Macché bestia, per me lei è una banca! Facciamo ottantamila, tanto la
pe...pecunia non vi manca! Madre (con
sussiego) Infatti siamo mo...molto
ricche! Maestro
Appunto. Allora in tutto fanno centotrentamila! (Porge la mano). Bambina
Su mamma, paga. Madre Ma che
dici fi...gliola! Solo i po...poveri pagano subito! I ri...ricchi fanno
aspettare. Che costui a...spetti dunque! Maestro (da sé) E ti pareva!... Ma io aspettar non posso, gentil madama
ricca! Madre E
pe...perché non può? Maestro
Pe...perché la mia aspettazione è già impegnata. Madre E con
co...cosa, che a...spetta? Maestro Aspetto
gli uscieri e i carabinieri! «Ordunque qua... non indugiar dell’altro...
concedi a me la tua pingue mano... bella signora.» Madre
Co...come dice? Bambina
Non dice nulla, mamma... recita Calderon de la Barca. Maestro (guardando stupito la Bambina)
Ma allora lei è davvero un prodigio! Calderon de la Barca non lo
indovina mai nessuno! (Da sé) A
proposito di Calderon... sento un odorin che provien dal calderon de la
moglie là in cucina, e non resisto più. Faccio queste due e chiudo
bottega... (Forte, declamando) E
starò a pranzo fino all’ora di cena, e a cena fino all’ora che, in ver
l’occaso, sorgerà il sole... Bambina
Guardi che ha sbagliato, il sole non sorge «in ver l’occaso». Maestro
E allora dove? Bambina
Si alza dall’altra parte... Ma questo autore chi è? non riesco a
indovinare. Maestro
Questo sono io... ossia no... è un amico mio che aveva fame, tanta
fame arretrata, e al quale voglio un gran bene. E ora, seddiovuole, per lui
la vita torna a farsi bella e a rifiorire, e i denti ricominciano a macinare
a quattro palmenti. Bambina
Non afferro?... E tu mamma? Madre Io
men che ma...mai. Bambina
Quel suo amico che macina, è forse un mugnaio? Maestro
Macché mugnaio, è un genio! (Euforico)
E dunque cosa aspettano lor signore? Suvvia, salgano subito sul palco a declamare...
Diamo alfine inizio alla lezione! Bambina
Di quale palco parla, maestro? Io non ne scorgo alcuno. Madre E io ne...neppure. Maestro
Come, non lo vedete? Siete forse cieche? Madre Dove
si tro...verebbe? Bambina
Ce lo indichi. Maestro (indicando diversi punti) È
laggiù... o lì... o là... oppure in un altro posto, che importa! Madre O che
di...scorsi son questi? Ci pre...prende forse in giro? Bambina
Non esiste proprio in nessun posto! Maestro
Sì che esiste... ma le lor signorie non lo vedono perché guardano con
gli occhi sbagliati... quelli del corpo e della carne. Provino invece ad osservare
con quelli giusti, della libera mente e dello spirito creativo, e vedranno
che allora apparirà. Sennò, che attrici vogliono diventare? E lei che bambina
prodigio è, se la sua immaginazione non compie questo semplicissimo prodigio?
Dice di voler diventare come la Duse... Ma quella grande attrice esaltava la
fantasia, e faceva sorgere dal nulla le figure più vive. E dunque corra verso
quel palco, e ci salga a recitare... E lei, signora madre, prenda una
bottiglia d’alchermes e un bicchiere di cristallo di Boemia in quella credenza
lì, la vede? e versi da bere alla sua figliuola che ha sete... Orsù, mi
faccia vedere come farebbe! Madre Ma io
non ve...vedo proprio ne...ssuna credenza! Bambina
E non c’è neppure il bicchiere e la bottiglia. Maestro
Ma sì che c’è... il teatro è finzione... dovete far conto, dovete
mimare, mimare, mimare... (Sospinge la
Madre). Bambina
Macché mi’ madre... Lasci
stare mi’ madre! Madre Sì,
non mi tocchi! (Alla Bambina)
Vie...vieni piccola mia, andiamo su...bito via. Abbiamo sba...gliato maestro...
co...costui è pazzo... pa...pazzo da legare! (Escono la Madre e la Bambina). Maestro (dopo alcuni istanti, sovvenendosi) Un momento, e il mio onorario?! (Affacciandosi alla porta) Non mi avete
pagato, tornate a darmi i soldi! (Sconsolato)
Sono sparite, se ne sono andate senza pagare... Ma loro sono ricche e i
ricchi fregano sempre i poveri... è legge universale. (Ripete) «I ricchi fregano sempre i poveri, è legge universale». O
questa chi l’ha detta? Forse Bertolt Brecht... No, qualcun altro. Porca
l’oca, ce l’ho sulla punta della lingua e non mi viene in mente. Dev’essere
l’effetto della fame! Già, la fame, m’ero dimenticato anche quella! Finalmente
vado a mangiare, me lo son proprio guadagnato!... Ma quella frase chi l’ha
detta? L’ha detta... l’ha detta... E chi se ne frega! (Esce). Fine
della commedia. |