Poveri ricchi! (1994)

Prima rappresentazione al teatro di Nozzano San Pietro il 2 marzo 1996. (Compagnia «La Combriccola» diretta da Lido Fambrini).

 

Un’improvvisa fortuna cadutagli sulla ruvida collòttora viene a sconvolgere la vita e la chiorba di un povero contadino, che è preso dalla smania di scimmiottare i signori già avvezzi ad essere tali da un po’ di tempo; e vuol copiarli non solo nel portafoglio ma anche nei modi. Lo fa in maniera alquanto risibile, coinvolgendo pure la moglie un po’ leggerina ma pratica, e il figliolo piuttosto bonaccione.

La vicenda si svolge negli anni Venti, quando le distinzioni dei ceti sociali dividevano in modo ancor netto la gente, e l’impresa del nostro eroe non risulta delle più facili. Ma lui non è tipo da tirarsi indietro. La sua caccia agli status symbol dell’epoca è davvero esagerata. Oltre a comprarsi una splendida «Lancia Kappa» (mod. 1925), si spinge tanto oltre da farsi venire perfino l’idea di acquistarsi un quarto... «non di vacca macellata» bensì di nobiltà.

La cosa sembra potersi realizzare grazie alla compiacenza interessata di una marchesina tanto ambiziosa quanto spiantata, che pur storcendo la sua adorabile boccuccia davanti a qualche residuo odor di «perugino», non sa tirarsi indietro al cospetto di un boccone così ghiotto, dal non resistibile profumo del dollaro americano.

Perché in questa gustosa zuppa parabolica non poteva mancare l’ingrediente dello zio d’America  (ché di là piovve il malloppo), il corrispondente nostrano di Paperon de’ Paperoni, figura classica del costume popolare lucchese degli ultimi cento anni.

Ma dopo un’infinità di gag, situazioni grottesche goffe e imbarazzanti, colpi di scena e semiserie schermaglie amorose, improvvise irruzioni di «dame» tradite, di avvocatesse improvvisate e fanciulline petulanti, il tutto condito dal «cuoco-pennaiolo» con autentico pepe di Caienna, la Dea Bendata sembra avere un inopportuno (o piuttosto alquanto provvidenziale) ripensamento, e sul finire del travagliato percorso, con un colpo di sterzo degno di Nuvolari... cosa fa?... Sorpresa!

E c’è perfino chi rischia l’infarto... Non fra gli spettatori, almeno si spera perché contro quello non siamo assicurati... Ma lo siamo contro i dolori di pancia causati dalle troppe risate.

(dal dépliant di sala al debutto)

 

dai giornali...

«La Nazione» del 13 febbraio 1997. 

«La Nazione» del 20 febbraio 1997: il titolo, e la trascrizione del testo. 

Un grande successo ha riscosso domenica scorsa al «Rassicurati» di Montecarlo la commedia in vernacolo lucchese «Poveri ricchi» di Giacomo Paolini. A teatro esaurito la compagnia «La Combriccola» ha dato vita ad una delle sue migliori interpretazioni, come hanno ben dimostrato i ripetuti applausi a scena aperta di un pubblico attento e appassionato che hanno punteggiato lo spettacolo dall’inizio alla fine, allorché una calorosa ovazione ha trattenuto a lungo gli attori alla ribalta. Un testo dal taglio tradizionale, con una trama ben congegnata e avvincente e il classico colpo di scena finale, sullo sfondo degli affascinanti anni Venti, ricco di situazioni ora grottesche ora sentimentali ora ironiche, ma sempre pervase da una comicità delle più originali, scritto in un linguaggio scoppiettante di battute vivaci come fuochi d’artificio, ben si è prestato a mettere in risalto le qualità degli attori, che hanno caratterizzato al meglio personaggi non certo facili da addomesticare, dai risvolti spesso complicati e dai caratteri assai contrastanti. Ma il tutto è risultato ben amalgamato dal regista Lido Fambrini, che ha anche interpretato, col «mestiere» che gli deriva dalla sua lunga carriera, la impegnativa parte del contadino arricchito. Ma bravi anche tutti gli altri. Roberta Chiocchi, una moglie che seppure ringalluzzita dall’inattesa fortuna, ha conservato l’antico buonsenso contadino. Paolo Francesconi, un figliolo bonaccione alle prese con due «dame» proprio speciali che gli danno del filo da torcere. Barbara Salvetti e Sara Allegrini, appunto le suddette dame che fieramente si accapigliano per lui. Michela Paterni una avvocatessa davvero sui generis. Maurizio Allegrini, impeccabile quanto spregiudicato marchese d’altri tempi. E ultima ma non meno brava la bambina Giulia Allegrini fresca e spontanea come un fiore di campo.

vai al testo della commedia