Il Re alla Pieve (1998)

Prima rappresentazione al teatro dei Rassicurati di Montecarlo il 24 aprile 1999. (Compania «Invicta» diretta da Cataldo Fambrini).

Pur avendo una propria autonomia, è il seguito de «Il Re di Lucca», che lo scorso anno deliziò col suo umorismo e la sua ironia le affollatissime platee.

Accanto alla famiglia del «Re», nuovi simpatici personaggi arricchiscono la scena, che è trasferita dalla città alla collina.

Infatti Eliseo il capoccia, dopo l’infelice esperienza urbana, fa ritorno al podere, dove si sente finalmente a suo agio perché, come dice lui, «io la tera ce l’ho ner sangue, e se mi levin la tera è come se mi levassin ir sangue...»

Ma anche qui sopraggiungono complicazioni ed insidie che ne inaspriscono il carattere e affilano ancor più la sua lingua tagliente.

Il tutto condito da gustosissimi dialoghi, nei quali il contrasto tra la parlata «ruspante» dei nativi, e quella raffinata della gente forestiera che si trova a villeggiare nella bella, verde campagna, crea momenti di esilarante comicità.

Vi si intrecciano vicende amorose anche un po’ «particolari», con pettegolezzi e gelosie, il tutto disegnato su uno sfondo di sincera umanità, con punte di poesia che conducono graziosamente lo spettatore verso le sorprese finali.

(dal dépliant di sala al teatro del Giglio)

dai giornali...

«La Nazione» del 21 LUGLIO 1999.

«Il Tirreno» del 7 marzo 2000.

«La Nazione» del 24 marzo 2000: il titolo, e la trascrizione del testo.

La compagnia «Invicta» non conosce sconfitte. Del resto, con un nome così... Battute a parte, c’è da registrare l’ennesimo successo di questi attori del vernacolo, da parecchi anni impegnati nel settore amatoriale. L’occasione per un nuovo bagno di applausi è stata la rappresentazione dei giorni scorsi al teatro del Giglio, organizzata per aiutare un gruppo di volontariato.

La «Invicta» ha interpretato il testo di Giacomo Paolini «Il Re alla Pieve», sotto la sapiente regia di Cataldo Fambrini (con l’aiuto di M.Rosa Paolini e Laura Sesti).

Un pubblico folto e attento ha seguito e apprezzato la validità di un’opera in vernacolo veramente originale, ricca di dialoghi ben articolati, pur nella stretta e curiosa pronuncia del nostro dialetto lucchese, con battibecchi serrati ma divertenti. Gli spettatori hanno sottolineato anche a più riprese i vari passaggi spassosi con continui applausi, coronati alla fine da ripetute chiamate alla ribalta per gli attori. Un’ovazione meritata, per le situazioni coloratissime create, che andavano dal buffo al grottesco, all’ironico.

La commedia presenta due diverse realtà che si confrontano nella bella campagna che fa da sfondo alla vicenda: quella rappresentata dalla famiglia che lavora la terra e l’altra, espressa dai ricchi forestieri che vengono a villeggiarvi.

E da questo contrasto, fra ciò che è ancora primitivo e «ruspante» e quello che è più evoluto e sofisticato scaturiscono le scintille che animano con grande vivacità e vigore la commedia. Dove si intrecciano vicende amorose anche un po’ particolari, contrasti e gelosie. Un elogio dunque a tutti gli attori. Piero Severi e Roberta Lencioni, ruvide figure di vecchi contadini; Franco Ferrigno e Valentina Iacopetti, innamorati che fanno scintille con la loro freschezza campagnola; e poi Samuele Tognarelli, Simonetta Bianchi, Claudia Fambrini e Giuseppe Lencioni per la loro straordinaria comicità. Senza dimenticare Arnaldo Iacopetti (il medico), Antonietta De Benedictis (la comare), Nadia Martinelli e Maria Teresa Simi.

 (da «La Nazione» del 24 marzo 2000)

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