Giacomo Paolini

SEI SORELLE GIOVANI E BELLE

commedia in due atti

(1991)

tutti i diritti sono riservati

 

PERSONAGGI

Papà Pietro

Mamma Lina

 

Primina

Secondina

Terzilia

Quartuccia        figlie di Pietro e Lina

Quintilia

Sestilia

Tonina

Ninetta

 

Giovanni, sedicente conte

Gregorio, americano padre

Bastiano, americano figlio

 

La scena rappresenta la sala buona dell’abitazione di una famiglia piccoloborghese. La vicenda si svolge in un paese del­la collina lucchese, verso il 1950. Sul fondo la porta comune. A destra e a sinistra due porte comunicanti con il resto della casa.

 

Prima rappresentazione alla «Rassegna F.I.T.A.» di San Cas­siano a Vico (Lucca) il 28 febbraio 1993. («La Nuova Compagnia» diretta da Cataldo Fambrini).

 

ATTO PRIMO

 

(All’apertura del sipario nessuno è in scena. Entrano Tonina e Ninetta).

Tonina  Suvvia, sediamoci al tavolo e ripassiamo il catechismo, che domani il rettore c’interroga.

Ninetta  ... E se non lo sappiamo non ci ammetterà alla cre­sima... Oddio che musica! Ormai questo ritornello lo conosco. Quanto sei noiosa!

Tonina  Dobbiamo studiare gli episodi del Vangelo che par­lano delle nozze di Cana, del lebbroso mondato...

Ninetta  ... E della resurrezione di Nazario Sauro.

Tonina  Che c’entra Nazario Sauro! Quello era un eroe del­la prima guerra mondiale. Il personaggio del Vangelo si chiamava Lazzaro!

Ninetta  Va bene, saputella... Lazzaro o Nazario che differenza fa!... Se proprio lo vuoi sapere, a me non m’importa un cavolo né di Lazzaro né di Nazario. Oggi di studiare non ne ho la minima voglia. Sai come dice il proverbio? «Non fare oggi quello che puoi rimandare a domani.»

Tonina  Ma brava! Adatta anche i proverbi alla tua pigrizia!

Ninetta  Piuttosto giochiamo una bella partita a carte.

Tonina  Come vuoi, ma poi non ti lamentare se il rettore ti sgrida... Ti avverto che io studierò stasera per conto mio.

Ninetta  Hai voglia! Accomodati pure sgobboncella, non me ne avrò certo a male... Piuttosto, hai sentito cosa dicevano stamani a scuola?

Tonina  No, che cosa?

Ninetta  Che in paese è arrivato un gran signore... un re... no, aspetta... un principe... o forse un conte. Insomma un personaggio ricchissimo e per di più giovane e bello come un Adone.

Tonina  E cosa è venuto a cercare, un tipo del genere, in questo povero paese?

Ninetta  Moglie.

Tonina  Moglie?! Ma non dire sciocchezze stupidina! Qui di mogli, per uno come lui, non ce ne sono proprio.

Ninetta  Come no! Ci siamo noi e le nostre sorelle... ti par poco?

Tonina  Spiritosa!

Ninetta  È venuto a comprare la vecchia villa del Caproni e tutto il terreno intorno. Dicono che ci vuol costruire un grande complesso turistico, con un campo per giocare a golf.

Tonina  Quassù, in questo posto sottosviluppato?

Ninetta  A lui non interessa. Il complesso sarà autosufficiente e diventerà una specie di paradiso terrestre, dove verranno a giocare a golf i più grandi signori.

Tonina  Questo è sicuro, i poveracci non ce li vedrai dicerto. Il golf è uno sport da ricconi. Buon pro gli faccia! Tanto a noi che c’importa! Noi dobbiamo pensare alla famiglia, al catechismo e alla scuola... A proposito, non ti va neppure di fare i compiti di scuola?

Ninetta  Non giudicarmi tanto male sorellina. Quel­li mi sono più simpatici del catechismo, e li faccio molto volentieri.

Tonina  Allora forza, prendi libri e quaderni e co­minciamo.

Ninetta  Un momento! Non dicevo mica subito... Dicevo dopo la partitina a carte che s’era detto... Ora il mio cervello è aggranchito e ha bisogno di sciogliersi.

Tonina  E le carte te lo scioglierebbero?

Ninetta  Si capisce, a me le carte fanno quell’effetto lì... Rifanno girare come si deve le mie rotelline un po’ inceppate.

Tonina  Ma quali rotelline!... Soltanto quelle che il buon Dio ti ci ha messo dentro, perché mi sa tanto che se ne sia scordate alcune delle più importanti... Forse, il giorno che creò il tuo cervello, anche Lui aveva poca voglia di fare i compiti!

Ninetta  Ce l’avrai tutte tu, le rotelline! (Ironica) Te ne ha messe troppe a te, e per me gli sono mancate. (Prendendo un mazzo di carte) Suvvia, a cosa giochiamo?

Tonina  A quel gioco che ti fa sciogliere prima il cervello!

Ninetta  Allora a scopa!

Tonina  E vada per la scopa.

(Entra Lina).

Lina (impugnando una granata)  Ve la do io la scopa, ma sul­la testa!

Tonina  Io non volevo giocare, mamma. È stata lei!

Ninetta  Mai picchiare i figlioli sulla testa, possono diventare scemi!

Lina  Questo a te non succederà dicerto, perché scema sei già!

Tonina  E una cosa che già esiste, non diventa, ma è!

Ninetta  Ha parlato la filosofessa!... Ma come siete tutti bravi in questa casa!... (A Lina) Tu hai sentito dir niente del­l’arrivo del conte?

Lina  Certo che sì, ne parlano tutti.

Ninetta (a Tonina)  Te lo dicevo? Solo tu non lo sapevi, tu vivi sempre sulle nuvole!

Tonina  Meglio sulle nuvole che nel pantano. Io mi dedico a cose più importanti dei vostri pettegolezzi da pollaio.

Ninetta  Oddio la letterata, la scienziata, il genio della famiglia!... (A Lina) E tu l’hai ancora visto?

Lina  Si capisce. Non ho potuto resistere alla curiosità... Era là seduto all’osteria, a prendere un caffè.

Ninetta  Un caffè? O che dici!

Lina  Insomma qualcosa...

Ninetta  Sarà stato un cocktail, la gente come lui beve i cock­tail!

Lina  Se lo dici tu, allora sarà stato quel co... co... insomma quel cocòso lì.

Ninetta  E com’è, com’è?

Lina  Il cocòso?

Ninetta  Ma che il cocòso, il conte!

Lina  Ooh, bello!... bello come un demonio!

Tonina  Il demonio non è bello!

Ninetta  Perché, tu l’hai visto?

Tonina  Io no!

Ninetta  Allora come fai a saperlo?... Mamma intendeva dire che è di una bellezza... tenebrosa, conturbante... Vero mamma?

Lina  Suppergiù... ma con turbante no davvero, il turbante non ce l’aveva.

Tonina (a Ninetta)  Leggi meno fotoromanzi, e studia di più la storia e la geografia che è meglio!

Ninetta  Quando voglio sentir le prediche vado in chiesa!... (A Lina) Continua mamma... cosa faceva il conte, che diceva?

Lina  Non diceva niente, mi fissava e stava zitto, e io non riuscivo a sopportare il suo sguardo, e ho dovuto abbassare gli occhi per non restare come...

Ninetta  Come ammaliata!... Sfido, chi lo sopporta lo sguardo del diavolo!

Tonina  Brava, continua a fantasticare!

Lina  Ora basta. Filate subito in camera, che qui ci voglio far le pulizie... Oggi abbiamo visite, e non mi piace far brutte figure.

Ninetta  Visite? Che visite?

Lina (misteriosa)  Eh... visite molto importanti!

Ninetta  Via, non mi tenere sulle spine, dimmi di che si tratta!

Lina  Non sono affari tuoi.

Ninetta  Dai mamma, ti supplico! Non resisto più.

Lina  Americani... sono americani.

Ninetta  Pellirosse?

Tonina  Sì, Toro Seduto e... Vacca-in-piedi!

Ninetta  La vuoi finire di fare la buffoncella?... (A Lina) E cosa vengono a fare?

Lina  Lo saprete a suo tempo... (Decisa) Ora fuori dai piedi, aria! (Le insegue con la scopa).

(Escono Tonina e Ninetta).

(Entra Pietro).

Pietro  Cos’è questa fregola che t’ha preso per le pulizie?

Lina  Che ci hai da ridíre? Ti dà noia che renda la casa decente? Invece di ringraziarmi, mi rimproveri... Certo, se fosse per te, staresti bene anche nello stallino dei maiali!

Pietro  La pulizia mi garba anche a me, ma senza esagerazione, sennò diventa una mania... Ecco, la tua è una mania! Sono tre giorni che non fai altro che strofinare e scopare... strofinare e scopare!

Lina  Non lo faccio certo per te! ma per gli americani.

Pietro  Vengono oggi? Non dovevano venire domani l’altro?

Lina  Come al solito fai confusione. Ti dico che vengono oggi!

Pietro  Eppoi perché parli al plurale, non doveva essere uno soltanto?

Lina  Invece sono due, padre e figliolo.

Pietro  E spirito santo!... E cercano moglie tutti e due?

Lina  Sì, perché anche il padre è vedovo... Ma a noi interessa solo il figliolo, per una delle nostre sei ragazze da maritare.

Pietro  Come sei?... Mi pareva d’averne messe al mondo otto.

Lina (ironica)  Hai perso il conto?... Sono otto, ma due sono ancora troppo piccole per fidanzarsi.

Pietro  Ma se quelli vengono in due, potremmo dargliene due, di figliole!

Lina  Magari!... Però, l’americano padre, per le nostre ragazze è troppo vecchio e non lo vorrebbero.

Pietro  E che vuol dire se è vecchio! Lo sposano... provvisoriamente. Poi ne trovano uno più giovane in America. Là si divorzia facilmente, c’è gente che si sposa anche sette volte. Eppoi quello è ricco sfondato, e allora se è vecchio è meglio! Così crepa prima e lascia tutto alla nostra bimba.

Lina  Non galoppare troppo con la fantasia. Per le nostre ragazze il vecchio non è proprio adatto... Sarebbe stato un’occasione d’oro per me, porca miseria!...

Pietro  Ma che dici, sei scema? Tu il marito ce l’hai già!

Lina  Lasciami finire il discorso!... Sarebbe stata una magnifica occasione per me... se fossi rimasta vedova, insomma se tu fossi crepato.

Pietro (risentito)  E invece sono sempre vivo! To’! (Fa le corna).

Lina  Purtroppo!... Nonostante le novene che faccio alla Vergine Maria, e i ceri che accendo a tutti i santi del paradiso, sei ancora bello vegeto!

Pietro  E bello fiero, perdindirindina! E spero con tutto il cuore che tu muoia prima di me.

Lina  Ah! se la Madonna m’avesse esaudito!... A quest’ora sta­rei per diventare la moglie d’un magnaccia americano!

Pietro  Che magnaccia… si dice magnate!

Lina  Magnaccia o magnate, avrei potuto fare la signora per il resto della vita... Il vecchio lasciò il paese tanti anni fa, e in America ha fatto i soldi a palate: è padrone di alberghi, ristoranti, fabbriche, grattacieli... e possiede perfino un transatlantico per fare le cro­ciere... Ah! se i santi non mi avessero fregato tutti quei ce­ri!

Pietro  Spiacente, ma siccome la salute per ora non mi man­ca, dovrai restare qui con me un altro po’!

Lina (ironica)  Bella prospettiva! Una vita davvero invidiabile!

Pietro  Perché, ti lamenti di qualcosa?

Lina  Non di qualcosa, di tutto!... Basti dire che mi hai costretto a fare otto figliole, una dopo l’altra come fossi una macchinetta fabbricabambine!

Pietro  La colpa era tua che non partorivi mai un maschio. Se tu avessi messo al mondo un bell’ometto, mi sarei fermato. Ma niente, ti ostinavi a sfornare femmine a non finire... Semmai dovrei essere io a lamentarmi. Sei stata la mia disperazione!

Lina  Già, poverino... perché non potevi vantarti coi camerati, far­ti bello col federale... che volevano tanti soldatini per la patria. E non potevi intascare il premio che il duce dava a chi gli faceva i «figli della lupa»!

Pietro  Puoi dirlo. Ad ogni femmina che nasceva dovevo abbassare la testa. Sapevo che mi prendevano in giro e sghignazzavano alle mie spalle... Non eri capace che a fare del­le piscione.

Lina  Perché dici «non eri»? Devi dire «non eravamo», perché si dà il caso che al momento della... fabbricazione eri presente e partecipavi attivamente anche tu!

Pietro  Ma la colpa era tua! Io sono un uomo coi corbelli duri, bella mia! E la mia è sempre stata una razza di maschi colla «M» maiuscola... con qualche femmina qua e là scappataci per caso.

Lina  È meglio che non ti risponda perché non ho voglia di litigare, e potrei fare degli spropositi!... Insomma, ora dobbiamo pensare a maritarle nel miglior modo possibile. E dobbiamo sbrigarci, perché gli anni passano veloci, e fanno presto a diventare zitelle.

Pietro  Oggi cominciamo con la prima. Si presenta questa occasione d’oro e bisogna approfittarne. Ci pensi? Un avvenire luminoso, nella grande America, attende una delle nostre figliole.

Lina (sospirando)  E poteva attendere anche la tua vedova, se la Madonna di Montenero m’avesse ascoltato!

Pietro  Ah, era quella di Montenero che pregavi! Voglio andarci subito in pellegrinaggio, a ringraziarla per non aver­ti esaudito. È una Madonna con parecchio giudizio nella zucca, quella!

Lina  Se l’affare andasse in porto, saremmo proprio fortunati. Accasarle qui non è facile. Giovanotti ce ne sono pochi, e inferiori a noi come condizione sociale. Nessuno s’azzarda a chiedere la mano delle nostre figliole, per paura di ricevere un rifiuto... Dopotutto, siamo la miglior famiglia del paese.

Pietro  Insomma, la meno peggio.

Lina (osservando intorno)  Beh, qui mi sembra pulito, questa stanza è a posto.

Pietro  Anche troppo, fissata!

Lina  Ora vado a finire le camere delle ragazze.

Pietro  Che c’entrano le camere!... Non vorrai mica mandarcelo su­bito a letto, l’americano!

Lina  Quanto sei cretino!... Anzi, vieni di sopra anche tu a dar­mi una mano... Eppoi dobbiamo continuare il discorso.

(Escono Lina e Pietro).

(Entra il «conte» Giovanni dalla comune).

Giovanni (al pubblico)  Signori buonasera. Io sono il figliolo di Don Giovanni... voglio dire il figliolo spirituale. Ho sempre considerato lui il mio vero padre, anche perché quello che mi ha messo al mondo non so proprio chi fosse. Come dicono a Roma, so’ fijo de mignotta... La vita di quel grande personaggio mi ha affascinato fin da ragazzino. Mentre i miei compagni leggevano i fumetti, io divoravo i libri che narrano le avventure del grande amatore. Il mio sogno è sempre stato quello di diventare come lui, e non riuscendoci con le mie forze, ho fatto un patto col diavolo. Gli ho venduto l’anima, e lui mi aiuta. Mi ha sempre aiutato e mi aiuterà anche in questa impresa: una scommessa con me stes­so che sarei riuscito a sedurre, una dopo l’altra, le sei belle figliole che abitano in questa casa. Sarà lui il regista delle scene che state per vedere, e io soltanto una marionetta nelle sue mani... Ma sento là un rumore, forse sta arrivando la prima pollastrella.

(Entra Primina).

Primina (sorpresa)  O lei che ci fa qui, chi è?

Giovanni  Non mi conosci? Sono il conte!

Primina  Il conte?... Aah, quello di cui tutti parlano... Quello del campo da golf.

Giovanni  Per l’appunto, ci hai indovinato!

Primina  Oddio che emozione!... Lei è davvero come dicono.

Giovanni  E cioè?

Primina  Bellissimo!... Ma la prego, non mi fissi in quel modo... Il suo sguardo è così penetrante... Mi sento mancare, mi sembra di svenire.

Giovanni  Molto bene! È la prova che mi ami.

Primina  Davvero?... Io?

Giovanni  Perdutamente... Come io amo te.

Primina  Ma se ci conosciamo appena...

Giovanni  Amore e prima vista, fulminante!

Primina  Dice?... Ma no, ho paura... non voglio. E anche se volessi, non potrei... Perché è venuto a cercare proprio me? chi le ha dato il mio indirizzo?

Giovanni  Ti ho visto passare dall’Osteria delle Quattro Strade, dove aspetto e guardo, bevendo un cocktail dopo l’altro... aspetto e guardo transitare le belle figliole... Tu mi sei subito piaciuta e t’ho seguito... Nessuna è passata più bella di te!

Primina (stupita)  Di mee?

Giovanni  Mi hai stregato al primo colpo... E ora ti voglio!

Primina  Eh?... Ma sa che lei ha una bella faccia tosta!... Con chi crede d’aver a che fare? Sono una ragazza perbene, io!

Giovanni  Proprio per questo ti voglio! Non vado mica in cer­ca di sgualdrinelle, ma di una moglie...

Primina  Una moglie?

Giovanni  ... E desidero sposarti.

Primina  Sposarmi?

Giovanni  Perché, non vuoi?... Sono ricco, sono conte, compro la villa del Caproni e ci faccio un gran campo per giocare a golf. Lo conosci il golf?

Primina  Un po’... È quel gioco che si gioca con le palle e un bastone.

Giovanni  Brava... ma ci vogliono anche i buchi...

Primina  Per infilarci il bastone?

Giovanni  No, le palle.

Primina  Come mi batte il cuore!... Io non dovrei restar qui con lei... non sta bene, per una ragazza di buona famiglia e di ottimi costumi come me. Se arriva il mio papà siamo fritti! Lui è di quelli all’antica.

Giovanni  Allora non irritiamolo. Se devo chiedergli la tua ma­no, non è prudente indispettirlo... Qui non si può continuare. Vediamoci domani alle due, alla mia villa lassù... Verrai?

Primina  Per favore, mi tolga quegli occhi di dosso.

Giovanni  Certo che verrai, vero?... (Fissandola intensamente) Verrai, verrai... perché io lo voglio... io lo voglio!

Primina (come ipnotizzata)  Sì sì... verrò... Anche se forse non è bene, non ho la forza di dirle di no.

Giovanni  Ciao, ti aspetto!... E non farne parola con le tue sorelle.

Primina  Me ne guardo bene, sono così invidiose... Ciao! (Esce).

Giovanni  E una!... Ma ecco che sopraggiunge la seconda... Animo Don Giovanni, e pensa che il diavolo ti aiuta!

(Entra Secondina, con l’occorrente per far la calza. Si siede e si accinge a lavorare, ma vede Giovanni e le cade tutto per terra).

Secondina  Oddio, che paura m’ha fatto!... Ma chi è, scusi? E cosa ci fa in casa mia?

Giovanni  Io sono il conte, e son qui per te!

Secondina  Per mee?... Quale conte?

Giovanni  Non lo indovini? Se ne parla tanto in giro... è tutto un chiacchiericcio!

Secondina  Ah, credo d’aver capito!... Quello del golf.

Giovanni  Bravissima!

Secondina (con slancio subito represso)  Sa che lei è dav­vero...

Giovanni  Avanti, coraggio...

Secondina  Non dovrei dirglielo, ma le parole mi scappano di bocca come uccelli dalla gabbia: affascinante... irresistibile!

Giovanni  Mai quanto te, bellezza!... che sei un incanto, un sogno, un’estasi, una poesia d’amore...

Secondina  Basta basta... che dice, non esageri!... Comunque gra­zie, fa sempre piacere... sa, noi donne... Però non mi osservi con quegli occhi...

Giovanni  E allora con quali? Sono i soli che ci ho!

Secondina  «Soli», ha detto bene… splendono come soli nel cielo e non riesco a sopportarli... Emettono una luce così strana... come un fluido galeotto che m’infiacchisce le forze e la volontà.

Giovanni  Me l’hanno già detto... Devo proprio decidermi ad andare dall’oculista.

Secondina  Per carità non lo faccia!... Potrebbe ro­vinar­glie­li, spegnere per sempre quella luce... divina!

Giovanni (come colpito da una scossa elettrica)  No, bricconcella, quella parola non la dovevi dire! Chi mi dà quella luce non la sopporta.

Secondina  Ho detto qualcosa di storto?

Giovanni  Lasciamo perdere...

Secondina  Non insista, la supplico. Se continua a fissarmi in quel modo temo proprio di non resisterle... se la Madonna non m’aiuta.

Giovanni  Adesso mi tiri in ballo anche Quella! Smettila o finirai col rovinare tutto, non funzionerà più nulla e dovrò andarmene. (Accenna ad andar via).

Secondina  No, non lo faccia... Ma perché è venuto?

Giovanni  Per sposarti.

Secondina  Sposarmi?... E lo dice così?

Giovanni  Come dovrei dirlo, con l’accompagnamento musicale? Spiacente ma non so suonare nessun strumento... Perché, non vorresti?

Secondina  Caspita se vorrei!... Ma non si può fare così alla svel­ta... non è regolare.

Giovanni  Allora come sarebbe «regolare»?

Secondina  Ci sono le consuetudini da rispettare. Prima ci si de­ve conoscere, poi ci facciamo la corte... insomma lei fa la corte a me.

Giovanni  Non ci avevo pensato. Rimedio subito. (Ten­den­dole la mano) Conte Giovanni... e tu?

Secondina (stringendogli la mano)  Secondina.

Giovanni  Ah, quella che viene dopo la Primina.

Secondina  Conosce anche mia sorella?

Giovanni  Ehm, no no, dicevo così... di solito la secondina viene dopo la primina... Ora ci siamo presentati come vuole l’etichetta, e quindi ci conosciamo. Adesso facciamoci la corte.

Secondina  Cominci pure lei... sa, io non sono tanto pratica.

Giovanni  Ci vuol poco, saltiamo i preamboli e veniamo subito al sodo: ti amo Secondina! Come dicono sempre al cinematografo, ti ho amato dal primo momento che ti ho visto.

Secondina  E dove mi ha visto?

Giovanni  Mentre passavi dall’Osteria delle Quattro Strade ti ho adocchiato attraverso i vetri appannati... allorché stavo sor­bendo...

Secondina  Un caffè nero.

Giovanni  Ohibò no!... un cocktail!

Secondina  Già, che scema!... Ma li sa fare, quella gente, i cocktail?

Giovanni  Ahimè no, mi faccio portare le bottiglie e m’arrangio da solo... Mentre stavo sor­bendo esattamente il tredicesimo cocktail della serie, sono rimasto abbacinato dal tuo splendore, tant’è vero che m’è andato di traverso.

Secondina  Il mio splendore?

Giovanni  No, il cocktail. Per poco non mi strozzavo, e mentre tossivo come un tisico, mi son detto: quella, diventerà la donna della mia vita, sarà mia per sempre... o mi ficcherò un pugnale nel cuore!

Secondina  Non lo dica neanche per ischerzo, l’avrei sulla coscienza!

Giovanni  Lo farei davvero, se tu mi respingessi... E quatto quatto t’ho seguito di nascosto, traballando non poco per i tre­dici beveraggi che avevo in corpo... Così va bene, come corte?

Secondina  Sì, ma...

Giovanni  Che c’è ancora?... Cosa provi nel tuo cuore?

Secondina  Non so... prima un turbamento, un rimescolio... e ora un dolce abbandono...

Giovanni  Tutto procede a gonfie vele... Sei quasi matura...

Secondina  Non sono mica una pera!

Giovanni  Parlavo del cuore... Posso continuare?

Secondina  Faccia pure... Ma vista la piega, qui non mi pare il caso, questo non è il luogo adatto.

Giovanni  Stavo per dirlo anch’io. Potrebbe arrivare il padre... quello all’antica...

Secondina  Come fa a saperlo?

Giovanni  Mi sto facendo un’esperienza anche sui padri delle figliole... Allora ti aspetto domani alle tre in punto, al campo da golf.

Secondina  Ma il golf non c’è ancora...

Giovanni  Ma il campo sì, e tutto per noi! Non mancare, ciao.

Secondina  Va bene, a domani... Ma che fa, non esce?

Giovanni (fissandola intensamente)  Sei tu che devi uscire, bambina mia! (Tendendo le mani verso di lei come a sospingerla) Vai, vai... (Secondina esce indietreggiando come un automa).

Giovanni  Per ora tutto fila liscio. Non poteva essere altrimenti, dal momento che qui non sono io che comando gli eventi, ma «lui»... Con uno così puoi stare tranquillo, anche se ti costa l’anima! Povera animuccia mia, brucerai tra le fiam­me del­l’inferno per omnia secula seculorun. Pazienza. Del resto, io che vado matto per le belle donne, ne troverò di più al­l’inferno che in paradiso... Ma sento là dei passi, deve arrivare la terza donzella.

(Entra Terzilia).

Terzilia (da sé)  Che sensazione strana... Sono venuta qui senza necessità, come se qualcuno mi spingesse dolcemente, una specie di venticello caldo alle mie spalle... (Accorgendosi della presenza di Giovanni) Oddio che vedo! Un uomo, uno sconosciuto! Gesù, Gesù!...

Giovanni  Basta, Lui no!

Terzilia  Ho detto qualcosa che non va?

Giovanni  Lascia stare quel nome!

Terzilia  Ho capito, lei è molto pio. La pensa come il nostro rettore che dice sempre: non nominate il nome di Dio invano.

Giovanni (seccato)  E dunque non lo fare!

Terzilia  D’accordo, si calmi... Ma lei chi sarebbe?

Giovanni (da sé)  Dovrei mettere un disco!... Io sarei, bella fanciulla, il famoso conte... quello di cui ogni lingua vo­cifera nei paraggi.

Terzilia  Ho capito, è la spugna!

Giovanni  La spugna?

Terzilia  Insomma, quello che assorbe tutti quei cocktail peg­gio d’una spugna!

Giovanni  Bene! Oltre che molto charmante, sei pure spiritosa. Sento che mi sono fatto un nome anche in quel campo lì delle spugne, oltre che in quello del golf! E... come mi trovi?

Terzilia  Vorrei dirglielo, ma mi sembra che nessun aggettivo possa esprimere la mia meraviglia... Ecco, forse ho trovato l’espressione giusta: come un arcangelo del paradiso!... San Michele, san Gabri...

Giovanni (seccatissimo)  Allora la tua è una fissazione! Sem­pre quelle parole!... Vuoi farti monaca?

Terzilia  Scherza? Io rinchiudermi in un buio convento? Al contrario, voglio vivere libera e all’aria aperta. Amo i grandi spazi verdi, i prati sulle colline, i campi da golf...

Giovanni  Che combinazione! Allora è il destino che ci ha fatto incontrare... Ne costruisco per l’appunto uno qui sopra.

Terzilia  Quando sarà finito spero che mi ci inviti a giocare.

Giovanni  Macché invitare! Ti ci conduco come padrona e signora...

Terzilia  Non afferro.

Giovanni  ... Perché una cosa è certa: ti sposerò senza fallo!

Terzilia  Come senza fallo!

Giovanni  Insomma, sicuramente.

Terzilia  Oddio, che dice?!

Giovanni  E ti amerò per sempre, ti amerò alla perdizione!... (Da sé, sconsolato) Ahimè, alla perdizione eterna!... Sento gonfiarmi nel petto un’immensa passione per te.

Terzilia  Così all’improvviso?

Giovanni  Macché! È tanto che ti spio, ti studio, ti ammiro, ti desidero, ti divoro... da dietro la finestra...

Terzilia  Ah, quella con i vetri appannati dell’Osteria delle Quattro Strade.

Giovanni  Come hai fatto a indovinarci?

Terzilia  Non ci ho mica indovinato... Un giorno che passavo da quelle parti, li ho visti quei vetri... e dietro c’era l’ombra d’un guardone. Ora capisco, era lei!... Ma sa che ha un brutto vizio! Approfittare dei vetri appannati...

Giovanni  Sì, appannati dai miei sospiri, sospiri caldi per te, mentre il cuore mi batteva a più non posso, in petto... (se lo tocca).

Terzilia  E dove voleva che gli battesse, in pancia!

Giovanni  ... Vedendoti passare su quella bicicletta rossa con i capelli al vento e le cosce scoperte fino alle mutande... quel­le tue ineffabili lunghe coscione bianche...

Terzilia  Allora me le ha viste!

Giovanni  Solo un attimo, ahimè!... Un lampo di fulgida luce fra una pedalata e l’altra... E vorrei tanto...

Terzilia  Vedermele meglio... Ora mi fa arrossire!

Giovanni  Buon segno, significa che anche tu sei cotta!

Terzilia  Cotta dice? Non sono mica una pollastra nel tegame!

Giovanni  Certo che no, e neanche un «tegame», (da sé) almeno spero… Innamorata cotta di me... Non è forse vero?

Terzilia  Insomma sa, dipende... Se lei mi sposa come ha detto, io l’amo subito e perdutamente... ma solo se mi sposa. Una cosa seria, secondo le regole... in chiesa, col prete, la santa benedizione... (con la mano traccia nel­l’aria una croce).

Giovanni (agitandosi)  Non così, porca miseria!... Lasciali stare quei tonaconi, coi loro segni senza senso!

Terzilia  Ma la croce ha un senso!

Giovanni  E dai!

Terzilia  Eppoi, senza il prete, come facciamo a sposarci?

Giovanni  E va bene, per un’oretta cercherò di sopportarlo... sperando che il mio «capo» laggiù non si arrabbi.

Terzilia  Che capo, laggiù dove?

Giovanni  Nulla, affari miei.

Terzilia  Ma il suo amore è proprio sincero?

Giovanni  Se non ci credi, guardami negli occhi: essi sono lo specchio dei nostri sentimenti, e non falliscono mai. (Avvicina gli occhi a quelli di lei).

Terzilia (fissandolo)  Ma che luce strana vedo balenarvi!... così ambigua e stupefacente... E quest’altra cosa che sento dentro di me, che significa?

Giovanni  Che senti?

Terzilia  Come una corrente dolce e lieve, un’onda magnetica proveniente dai buchi delle sue pupille che mi avvolge, e sembra paralizzarmi... offuscarmi...

Giovanni (sempre fissandola)  Non te ne dar pena dolcezza mia, anzi gioisci. Vuol dire che accogli di buon grado le mie profferte d’amore, e la parte più intima del tuo essere si arrende e le approva. È la conferma che anche tu mi ami sinceramente per me stesso, e non per i miei soldi e le mie palle... da golf.

Terzilia (imbambolata)  Dice?

Giovanni  Dico sì!… Amiamoci dunque senza remore. (Cerca di abbracciarla).

Terzilia (riprendendosi)  Ma no, che fa! (Lo scosta) Non qui, non ora per carità!... potrebbe arrivare...

Giovanni  Il famoso padre all’antica! e ti pareva!... Allora quando?

Terzilia  Domani alle quattro. Al giardino abbandonato della villa Caproni.

Giovanni (stupito)  Prodigioso! Chi te l’ha suggerito?... (Da sé) Ma che domanda! non può essere stato che «lui»... Allora d’accordo, ti aspetto dopo quella delle tre... ehm, insomma alle quattro. Lassù fra i grovigli delle rose e delle spine... (mentre Terzilia esce) ci aggroviglieremo e ci pungeremo anche noi!

(Entrano Tonina e Ninetta, che non si accorgono del Conte).

Ninetta  No cara, non vale! hai vinto con l’inganno, avevi segnato le carte... bara!

Tonina  Ma cosa vai fantasticando!... Se non vuoi darmi le cento lire della scommessa, tientele pure! Ma non accusarmi ingiustamente di barare.

Giovanni (da sé)  O queste mocciose cosa c’entrano?... Un momento ragazzine… chi vi ha detto di venire?... Non siete ancora a tiro per me, per voi ripasserò fra qualche annetto.

Tonina (a Ninetta)  O quello chi è, che vuole da noi?

Ninetta  Io forse lo conosco... Sì, è proprio lui, il conte! Il gran signore di cui ti ho parlato prima. Lasciamelo vedere da vicino... Oh che incanto, che visione... celestiale!

Giovanni  Macché cele... del cavolo, non cominciare anche tu, per piacere!

Ninetta  Che fortuna averti in casa mia! vederti da vicino, toccarti... (Lo sfiora con le dita) Sei proprio come ti decantano le tue tante ammiratrici... anzi meglio!... Guar­dami negli occhi, fammi provare la famosa luce del tuo sguardo, il tuo fluido magico... quello che ammalia e incanta...

Tonina  Ma che dici cretina! tutte fesserie!... Non ti vergogni? (La tira per un braccio).

Ninetta (reagendo vivacemente)  Lasciami stare, piccola bi­gotta... tu non le capisci certe cose... voglio provare questa emozione. (Fissa il conte negli occhi) Ma... che succede?... non capisco... non provo nulla, non ci vedo proprio niente di speciale, sono occhi normalissimi... Che delusione!

Tonina  Te lo dicevo, credulona! È tutto un imbroglio, una baggianata per gente minchiona come te!

Giovanni  Non è affatto un imbroglio, piccola scettica... È che con voi ragazzine non funziona: nemmeno «lui» laggiù può farci nulla, perché siete ancora innocenti e pure, e... l’«altro» lassù non permetterebbe.

Tonina  L’altro chi?

Giovanni  Quello che sta al piano di cima, colui che disse «lasciate che i pargoli vengano a me». Per carità, guai a toccarglieli!

Tonina  Parli di Gesù?

Giovanni  Zitta, basta!... Filate subito via che siete soltanto del­le intruse.

Tonina  Intruso sarà lei, in casa nostra!

Giovanni  Sgombrate il campo, non interferite! (Le spinge ver­s­o la porta).

(Escono Tonina e Ninetta).

Giovanni  Questo è stato un intoppo, qualcosa nella regia non ha funzionato. Eppure il regista è uno dei più esperti sulla piazza... Doveva arrivare la quarta sorella e invece sono apparse quelle mocciose. (Sbircia dalla porta socchiusa) Ma vedo avvicinarsi un’altra gonnella... All’attacco dunque!

(Entra Quartuccia).

Quartuccia (non accorgendosi della presenza di Giovanni)  Strano, m’era sembrato di sentire una voce, e invece non vedo anima viva... Mah, sarà stata un’eco, uno scricchiolio di mobili, un cigolio di porta mossa dal vento...

Giovanni (facendosi avanti)  No cara, era proprio una voce umana, e io ne sono il proprietario.

Quartuccia  Volevo ben dire... Ma lei chi è, che entra in casa mia senza bussare e si mette a chiacchierare da solo come un matto? Non è mica fuggito dal manicomio? Sa, è qui vicino, e a volte succede che qualcuno scappa.

Giovanni  Ho il vizio di ragionare a voce alta, ma d’esser mat­to non mi risulta... almeno della comune pazzia. Sem­mai son preso da un’altra lucida follia, che mi condurrà alla per...

Quartuccia (sovvenendosi all’improvviso)  Ma io lo conosco, l’ho già visto da qualche parte... l’ho visto...

Giovanni  ... Dietro un vetro appannato dal fiato!

Quartuccia  Per l’appunto!... E non ho più scordato il suo volto: anche se al di là di quel fiato si vedeva maluccio, è impossibile scordarselo, tanto è meraviglioso! E per di più, birbantello, veniva anche a farmi vi­sita la notte, nel mio lettuccio verginale.

Giovanni (da sé)  Verginale, dice questa... mi fa morire dal ridere!... Ti sbaglierai con qualcunaltro, carina. Sai, la not­te al buio è facile far confusione... specie quando c’è parecchio traffico... Perché io è la prima volta che metto piede in questa casa.

Quartuccia  Qualcunaltro? parecchio traffico? Ma come si permette!... Intend­evo dire che lei veniva a farmi visita nei mie sogni, nei miei incubi notturni di ragazza per bene e senza nèi!... Sa, ne ho parecchi.

Giovanni  Di nèi?

Quartuccia  Macché di nèi, di incubi verginali! Perché le ripeto che sono vergine!

Giovanni (da sé)  Oh, questa se ne vanta e lo sbandiera proprio... Ma quan­d’anche fosse, lo sarà ancora per poco, perché domani la sistemo io!

Quartuccia  E adesso, come per incanto, il sogno e l’incubo si fanno realtà palpabile...

Giovanni  Allora palpiamoci!

Quartuccia  Intendo dire che sono vivi e veri, come vivo e vero è lei... Ma così al naturale, è tutto un’altra cosa. Se nel sogno era già un bel fusto, ora è proprio uno schianto che più schianto non si può! Magnifico e accattivante... e mi accattiva, mi accattiva proprio senza farmi paura, come invece avveniva...

Giovanni  ... in quei famosi incubi notturni.

Quartuccia  Anzi mi affascina un mucchio, e per dirgliela tut­ta, perché non so proprio trattenermi, provo un pazzo desiderio di lei.

Giovanni (da sé)  Porco diavolo!... oh pardon «capo»... que­sta è già bella e abbrustolita senza che io abbia mosso un dito. Deve averla cucinata «lui» per me, a qualche fiammuccia del­l’inferno. Ma quant’è gentile!... Dunque bambina, veniamo al sodo. Se davvero mi desideri, possiamo saltare i noiosi preliminari e passar subito a vie di fatto su quel divano lì (lo indica).

Quartuccia  Ma che dice, è matto?

Giovanni  E dai! S’era già detto di no.

Quartuccia  Qui non possiamo trascendere, perché se capitasse il mio papà... lui è di quelli...

Giovanni  Di una volta all’antica che non scherza... uffa! ormai ve lo potete risparmiare.

Quartuccia  Eppoi non sono mica di facili costumi come sem­bra pensare!... Lo desidero, sì, lo desidero ardentemente e su questo non ci piove, ma mi darò a lei soltanto nel­l’andito...

Giovanni  E va bene, (accennando la porta) allora andiamo nel­l’andito!

Quartuccia  Ma no, volevo dire... nell’a... nel­l’ambito...

Giovanni  Insomma si può sapere in che cavolo d’ambito?

Quartuccia  Nell’ambito nuziale, del matrimonio... che dia­mine!

Giovanni  Ecco qual era l’ambito! (Da sé) Tutte così!

Quartuccia  Checché ne pensa, io sono un ragazza avveduta e prudente!

Giovanni  Anch’io. E quello d’amarci in quell’ambito lì è anche il mio de­siderio... Lì c’è più garanzia, più sicurezza... vuoi mettere! Anch’io ci tengo a non perderti, e a legarti a me per tutta la vita, e per questo ci vuole proprio un bel contratto nuziale.

Quartuccia  Allora quando lo facciamo?

Giovanni  Quanta furia! E dici di essere avveduta e prudente... Non sai neppure chi sono, e accetti di sposarmi così su due piedi!

Quartuccia  Come non lo so! Tutti lo conoscono e parlano di lei. Lei è quello del... del groviera!

Giovanni  Che c’entra il groviera!

Quartuccia  Voglio dire... quello del campo pieno di buchi come il formaggio groviera... come si chiama?

Giovanni  Ah, il golf... si chiama golf.

Quartuccia  Ecco... e dicono che trasformerà il nostro povero paese in una miniera d’oro, perché ci verranno a giocare i più grandi signori. Ma ci potrei giocare anch’io, che non sono ricca?

Giovanni  Certo, e sarai la benvenuta!

Quartuccia  E quando?

Giovanni  Anche subito, anche domani.

Quartuccia  Ma se il golf non c’è ancora!

Giovanni  Che importa, giocheremo a un altro gioco, molto più divertente... (Fissandola intensamente mentre lei indietreggia) Vieni do­mani che ti farò vedere il paradiso... (da sé) porca misera «capo», m’è scappato! (Continuando a fissarla) Vieni, lo voglio... lo voglio...

Quartuccia  Sì sì, non vedo il momento!... che dolce luce nei suoi occhi... a che ora facciamo?

Giovanni  Alle... ho perso il conto... vediamo un po’... alle cinque della sera.

Quartuccia  Ci sarò... sarà bello farmi avvolgere dal suo sguardo... mi ci perderei volentieri dentro.

Giovanni (come da sé)  Ti ci perderai, ti ci perderai...

Quartuccia  Ma ora devo uscire di scena... ho la sensazione che qualcuno mi spinga fuori.

Giovanni (da sé)  È «lui»… Ciao cara, a domani.

Quartuccia  Non mancherò!

(Esce Quartuccia).

Giovanni (estrae una sigaretta e l’accende, passeggia un po’).

(Entra Quintilia).

Giovanni  Buongiorno dolcezza. Ti aspettavo con ansia.

Quintilia  Proprio me?

Giovanni  Proprio te, quella che transitò l’altro ieri dal­l’Osteria del­le Quattro Strade, mentre bel bello me ne sta­vo assaporando...

Quintilia ... L’ennesimo cocktail!... Perché lei dev’essere proprio il chiacchieratissimo conte che s’abbevera con tut­ti quei cocktail.

Giovanni  Per essere il conte son proprio lui... ma per essere preciso, quando passasti tu non stavo bevendo un cocktail.

Quintilia  Allora cosa?

Giovanni  Un semplicissimo caffè nero!

Quintilia  Eppure tutti dicono...

Giovanni  Che trinco soltanto e senza scampo i cocktail. Ed è la verità. Ma l’altro giorno mi son detto: al diavolo... ehm, alla malora i cocktail, oggi mi voglio proprio sorbire un bel caffè nero anch’io!

Quintilia  Insomma, caffè nero o cocktail, perché è venuto qui?

Giovanni  Non te lo immagini?

Quintilia  Ho sempre avuto poca fantasia, e non sono nean­che indovina.

Giovanni  Allora mettiamola in questo modo: perché vorresti che fossi venuto?

Quintilia  Questo è facile: vorrei che fosse venuto per me, come il principe azzurro che noi ragazze sogniamo che venga a prenderci cavalcando un cavallo bianco, per condurci nel suo castello incantato.

Giovanni  Porca miseria, e dici che non hai fantasia!... Oddio... l’azzurro non è che mi piaccia molto, perché è il colore del cielo, e io con quelli lassù non ci sono in buoni rapporti... Potrei offrirti il nero, un bel nero caldo, illuminato dalle fiamme... Eppoi non sono principe, ma conte.

Quintilia  È quasi meglio. Al giorno d’oggi di principi ce n’è anche troppi in giro... Principi del fòro, principi della Chiesa, principi romani, principi in esilio, principi con­sorti, principi delle tenebre...

Giovanni  Dillo a me!

Quintilia  Un bel conte è meglio.

Giovanni  Brava, sei sulla buona strada.

Quintilia  A quale arteria allude?

Giovanni  A quella giusta per intenderci... Per farla corta, alla strada che porta al matrimonio. Perché im­ma­gino che il tuo principe azzurro, o conte nero che sia, vorrai amarlo nel­l’andito... ehm, nell’ambito... insomma vorrai sposarlo.

Quintilia  Si capisce, non sono mica una farfalla che si posa su tutti i fiori che trova! Sono una ragazza seria e illibata io... che non intende essere libata al di fuori di un con­te­sto nuziale.

Giovanni  E va bene, ti liberò soltanto in quel fottuto contesto lì, come se tu fossi il cocktail più squisito che abbia mai assaporato.

Quintilia  Com’è poetico!

Giovanni  In effetti, tu assomigli ad un allegro, brioso, colorato cocktail coll’ombrellino sopra.

Quintilia  Carino... grazie!

Giovanni  Prego!... Allora a quando la... libagione?

Quintilia  Ora non è più poeta. Sono cose delicate, sa... Se fosse un po’ meno sbrigativo non guasterebbe. Eppoi, anche ammesso e non con­cesso che dovesse succedere... non potrebbe certo accadere qui...

Giovanni  Già... con quello strabenedetto e stranominato papà alla vecchia maniera... che potrebbe piombarmi addosso sul più bello e giù coltellate!

Quintilia  Vedo che ha afferrato bene.

Giovanni  Ho un’ottima presa... prima di giocare a golf facevo il portiere. Allora si potrebbe combinare altrove.

Quintilia  Combinare che cosa?

Giovanni (da sé)  Questa fa la difficile!... Insomma il libamento... cioè no... un incontro più riservato, per continuare l’approccio.

Quintilia  Se si tratta di questo, non ho nulla da obiettare.

Giovanni  Allora t’aspetto domani sera alle sei alla distesa del golf... Verrai?

Quintilia  Se lo vuole... Non mi capita tutti i giorni un appuntamento con un conte par suo... e per di più disposto a sposarmi... perché non crederà mica che transiga su questo punto, eh!

Giovanni  Ma ti pare! Sei un po’ malfidata ma ti capisco... con tutti i dongiovanni da strapazzo che ci sono oggi in circola­zione!

Quintilia  Proprio per questo vorrei sincerarmi delle sue intenzioni.

Giovanni  Giusto! E all’uopo non c’è di meglio che guardarci negli occhi che sono lo specchio dell’anima... così... (Li avvicina) Ci leggi forse una bugia?

Quintilia (fissandoli)  Oh no... sono schietti e sinceri... profondi come pozzi, eppur luminosi di una luce che incanta... Che bello, mi sento andare in brodo di giuggiole!

Giovanni (da sé)  Un bel brodino mi ci vorrebbe proprio, tut­ti questi approcci m’hanno svegliato l’appetito.

Quintilia  Oddio, che mi succede? mi pare... mi pare di... (è come stordita, trasognata).

Giovanni  Questa l’ho lavorata troppo... (Dandole uno schiaffetto) Su tesoro, torna in te, svegliati che è l’ora d’andare. Quella è la porta (gliela indica).

(Esce Quintilia come una sonnambula).

Giovanni  E ora, sotto l’ultima! Meno male che poi sono finite. Che fatica fare il dongiovanni! E il bello verrà domani. Per tirarmi su dovrò bere tanti di quei cocktail... altrimenti ho paura di non farcela... Ma che dico, non devo dubitare. Sarà «lui» che mi darà il vigore che ci vuole. Ci mancherebbe altro che sul più bello si mettesse a fare il lavativo.

(Entra Sestilia).

Sestilia (fiutando l’aria) Che strano odore sento qui dentro... qualcosa come di zolfo bruciato...

Giovanni  Non dire fesserie, per me c’è sempre tempo!

Sestilia (sorpresa)  Cosa ci fa qui? È lei che emana questo odore... infernale (gli fiuta una spalla).

Giovanni (scostandosi seccato)  Che fai, sei impazzita? Il contratto non è ancora scaduto!

Sestilia  Di che contratto parla?

Giovanni  Lasciamo perdere.

Sestilia  Ma lei chi sarebbe?

Giovanni  Non mi conosci ancora? Non hai sentito parlar di me, per i vicoli e nei cantoni?

Sestilia  Non mi sembra proprio...

Giovanni  Eppure anche tu sei trascorsa diverse volte dal­l’Osteria delle Quattro Strade... Ti ho visto deambulare da quelle parti con una maglietta così attillata che mi eccitava tutto!

Sestilia  Ah, quella verde... Ma che dice, non vale nulla, la com­prai alla fiera per quattro soldi.

Giovanni  Che c’entra, non era mica la maglietta che mi metteva in solluchero!

Sestilia  Allora cosa?

Giovanni  Q Iquello che c’era sotto!

Sestilia  Non mi faccia arrossire... Osteria delle Quattro Stra­de, ha detto... Uh!... ma allora lei dovrebbe essere...

Giovanni  Vedi che ci stai arrivando.

Sestilia  ... sì, il signor conte illustrissimo, il gran signore che sta comprando il nostro povero paesello.

Giovanni  Sarà povero, ma custodisce nel suo seno...

Sestilia (risentita)  Che c’entra il mio seno!

Giovanni  Non nel tuo, in quello del paesello.

Sestilia  Il paesello ha un seno?

Giovanni  Dicevo: il paesello custodisce, nel suo seno, un tesoro inestimabile.

Sestilia  E quale sarebbe?

Giovanni  Saresti tu, che diamine! Il tesoro della tua grazia e della tua bellezza!

Sestilia  Lo poteva dir subito!

Giovanni  Perché tu sei quella che ha folgorato il mio cuore, e per poco non lo mandava in cenere... prima del tempo... allorché t’ho visto con la suddetta maglia e un cappello di pa­glia di Firenze sulla testa...

Sestilia  E dove voleva che l’avessi!

Giovanni  ... con sopra un mazzolino di fiori colorati...

Sestilia  I fiori in bianco e nero non esistono!

Giovanni  Eccome se esistono... (da sé) dove andrò a finire io saranno neri come la pece.

Sestilia  Dunque signor conte... ci diamo al golf!

Giovanni  Il golf è sempre stato la mia passione... ma dal momento che ho visto te è diventato secondario, messo in ombra dal travolgente sentimento che mi è sbocciato in petto... e dal proposito... (esita un istante).

Sestilia  Quale proposito?

Giovanni  Dal proposito d’impalmarti!

Sestilia  Mi vuole impalare?!

Giovanni  Macché impalarti! Impalmarti... convolarti... spo­sarti! Ora hai capito?

Sestilia  Non son mica scema!... Ma lei mi canzona.

Giovanni  È la verità, te lo giuro sull’anima mia! (Da sé) Tan­to non vale più una cicca!

Sestilia  Lo volesse il cielo!

Giovanni  E dai!... ma possibile che...

Sestilia  Si coronerebbe il sogno della mia vita: dividere con un grand’uomo come lei le gioie e i dolori... E avere tanti bambini vivaci come diavoletti!

Giovanni (acido)  Ecco... e brava!

Sestilia  Ma spesso le parole di voi uomini sono ingannevoli.

Giovanni  Le parole forse, ma gli occhi mai! Guardaci dentro anche tu, e ci troverai la verità che cerchi.

Sestilia  Infatti volevo chiederle se me lo permetteva... Da quando ho messo piede in questa stanza, il suo sguardo mi attrae in modo inquietante... come uno di quei misteriosi laghi di montagna sui quali si raccontano tante leggende.

Giovanni  Allora vieni, e fattici una bella nuotata! (Sestilia lo guarda negli occhi e rimane così senza muoversi). Che fai, ci sei affogata dentro?... Sveglia! Che provi?

Sestilia  Mi sento attratta come da un’onda invitante, come da un vortice dolce e soave che vuole inghiottirmi... e dal quale non posso tirarmi indietro.

Giovanni  Allora tirati avanti.

Sestilia  Penso proprio che ciò voglia significare che lei diventerà il mio uomo. Ha fatto bene a venire in questo paese. Se non fosse successo non avrei potuto realizzare il mio sogno. I giovanotti di qui sono goffi e squattrinati... Lei invece, oltre ad avere la classe che ha, dev’essere anche ben dotato...

Giovanni  Non mi lamento!

Sestilia  Non mi fraintenda, intendevo dire ben fornito di beni di fortuna.

Giovanni  Posseggo un impero!

Sestilia  Allora...

Giovanni (fissandola) Allora bando al­le chiacchiere bella fanciulla, che ne abbiamo fatte anche troppe... Domani sera alle sette precise fatti trovare al campo con le buche... che lì faremo di fatti.

Sestilia (indietreggiando come priva di volontà)  Alle sette... con le buche... Buche ha detto?... E se ci casco dentro?

Giovanni  Sarà una caduta piacevole... E ora via, sparisci che devo fare un monologo!

Sestilia  Come vuoi, amore... (Esce).

Giovanni  Finalmente è finita. Tutte le pescioline hanno abboccato all’amo e domani le friggo in padella. Ho seminato bene e potrò raccogliere quei frutti per i quali vado matto, co­me ne andava matto il mio maestro, il vero, il grande, l’ineguagliabile Don Giovanni di cui io non sono che un pallido epigono... Ma sento là dei passi... è meglio che mi dilegui. (Esce dalla comune).

 

Fine del primo atto.

 

ATTO SECONDO

 

(Entrano Pietro e Lina).

Pietro (guardando fuori dalla comune)  Eccoli, arrivano gli americani. Vieni a vedere che popò d’automobile, sarà lunga un chilometro!

Lina (andando a vedere)  Mamma mia che meraviglia! Come mi garberebbe farmici scarrozzare sopra! Devono essere pro­prio ricchi sfondati come dicono... Ah, bel mi’ Pietrino, se tu fossi morto!

Pietro  La vuoi smettere, uccellaccio! Ma si può sentire! A forza d’insistere finirai col farmi crepare sul serio.

Lina  Magari!... Mi lavorerei ben bene il vecchio, e filerei in America con lui e con una delle nostre figliole.

Pietro  Avresti un bel coraggio! Abbandonarmi così... lasciar­mi solo nelle péste!

Lina  Ma che dici, non ti abbandonerei mica... saresti morto!

Pietro  Ah già, me l’ero scordato... Ma... ma per la mi’ nonna che mi fai dire! sciagurata d’una moglie senza cuore... Piuttosto, l’hai preparato il rinfreschino... un liquorino per gli ospiti... e qualche biscottino.

Lina  L’ho fatti con le mie stesse manine, non ti preoccupare... certi cantuccini croccanti che li divoreresti con gli occhi... Glieli faremo inzuppare nel vin santo e vedrai che roba, andranno in visibilio!

Pietro  Meglio sarebbe inciuccarli del tutto, così non vedrebbero il minimo difetto nelle nostre figliole.

Lina  Non lo vedranno lo stesso. Le nostre bimbe son tutte perfette.

(Entrano Gregorio e Bastiano).

Gregorio  Oh yes, dear friends, carissimi amici... good morning, yes... buondí... Allora ’ome va, state ben di salute, sì?

Lina  Sì sì, quella non manca... E anche se fossimo malati, a vedervi voi si guarirebbe subito.

Gregorio  I don’t understand... che hai ditto sposa?

Lina  Che siete un dono d’Iddio per noi... Venga, venga signor americano.

Gregorio  Oh yes... Eppò chiamimi pure Gregorio sposa, ’un ci mettiam a facci ’ ccomprimenti che fan perde tempo e basta!

Lina  Grazie, allora s’accomodi signor Gregorio... scusi ma ho soggezione... mi ci devo abituare. Benvenuti in casa nostra. (Presentando Pietro) Questo sarebbe il mio vedovo.

Gregorio  Come vedovo!

Lina  Ah no... volevo dire che io sono la sua vedova.

Pietro  Eh?... ma sei ammattita?!

Lina  Già, che distratta... sono talmente confusa... È la vostra gradita visita che mi ha messo addosso una tale agitazione... Insomma, questo è il mio marito Pietro.

Pietro  Ooh!

Gregorio  Aah!

Pietro  I miei omaggi, signor americano Gregorio!

Gregorio  Ma che dici, per la mi’ sia Tanàsia!... ’Un mi fa’ arabbià!... Son io che vi vo’ omaggià voartri, e per questo v’ho portato un be’ regalo. (A Bastiano) Su Bastian, che aspetti... dormi sempre? Tirelo fora, no! Tira fora ’r coso...

Bastiano (armeggiando con la mano nella tasca dei calzoni)  Accidentaccio anch’a lu’, com’è duro!... ’Un vor sortì fora neanco a ammassallo.

Gregorio  Ma nduve te lo sei buato, me lo dici, disgrassiato figlio d’un can!

Bastiano  Ci state un popò sitto anco vo’, io largon! che mi fate ’onfonde di più... O ndu’ volete che me lo sii ’nfilato!

Gregorio  Io ’un lo so… te lo ’hiedevo a te!

Bastiano  Porcaccia miseria ladra, che sudata!... ’Un c’en cristi, ’un vor vienì! (Sbuffa e suda).

Gregorio (incalzante)  Dai, tira, mollaccion!... tira più forte che vedrai po’ vien... Eppure, là ’n Amerïa, ar tiro della fu­na eri bravo!

Bastiano  Ma che funa! Che c’incastra ’r tiro della funa!

Gregorio  Forsa che ci sei guasi!

Bastiano  Ehì! è come dilla!... Luqquì ’un isce fora neanco a pregallo ’n ginocchion!

Gregorio  Te ’nsiste!... ’un ti sgomentà coglion!

Bastiano  È ’nnutile, è troppo grosso! E allora vor di’ che mi levo i ccarsoni, e a lellì ni regalo i ccarsoni cor coso drento e tutto! Tanto ce n’ho ’nsouante para! (Fa per sfilarseli).

Gregorio  Che fai sciabigotto! Lo so che ce n’hai tante para, ma a casa ner banco! Addosso ce n’hai un paro solo! e allora che vôi fa’, vôi restà quiccosì ’n mutante, pesso di bilordo?... Riaffibbiti la cìntora e rïomincia a tirà!... Dai, dai!...

Bastiano  Ooh!... ecco fatto, figlio d’un can fottuto, finarmente è vienuto!... (A Lina)  To’, piglielo ’n man che è per te!

Lina (prendendo l’involto)  Molto gentile, grazie tante, che bel pensierino delicato!

Gregorio  Ma dinni di ’osa si tratta, no!... ’Un ci sta’ liccosì ritto ’mpalato com’un babbeo... Eppò presentiti.

Bastiano  Ma come faccio a fa’ tante ’ose ’nsieme, porca succhina! (Presentandosi, con la mano tesa) Allora io son... io sarei... la statua della libbertà!

Lina  Cosa?!

Pietro  Come?!

Gregorio  Che dici, sei rincoglionito?

Bastiano  No, un momentin... volevo di’ che io son ir su’ figliolo.

Lina  Della statua della libertà?

Bastiano  Macché della statua... di mi’ pa’.

Pietro  Ah!

Bastiano (indicando Gregorio)  Che sarebbe lu’.

Pietro  Lei non ci crederà, ma me l’ero immaginato!

Lina  Come parla bene l’italiano! È un americano che pare un italiano.

Gregorio  Ne l’abbiam insegno io e la mi povera moglie... (facendosi il segno della croce) Dio l’abbi ’n groria. Fin da ’uando nascette là a Sagramento, ci si ’onfondeva a piantanni ndella succa la nostra bella parlata capandorotta, che po’ sarebbe l’italian che si sapeva noi a que’ ttempi là... E ’un è per vantassion ma l’ha ’mparato propio ben, papale papale come lo spìcchin diriallà per la piana.

Lina  Infatti pare proprio un «capandorotto» spiccicato...

Gregorio  Ci perdeva delle giornate sane, la mi’ Nena... che poerina ora ’un c’è più, (segnandosi ancora) pace all’anima sua!

Lina  Pace!

Pietro  Dio l’abbia in gloria!

Gregorio  Amme!... Era tanto bona... (Guardando Lina in un certo modo) E sei tanto bona anco te!... E io son iresto solo...

Lina  L’abbiamo capito!

Gregorio  E allora... sicché... ir tu’ marito è sempre vivo.

Lina (sospirando)  Eh sì!

Gregorio  E di morì ’un ne vor propio sapé.

Lina  Eh no... eccolo lì, guardatelo come sprizza salute da tutti i pori!

Pietro  Ma dite a me?... Io, porca miseria...

Gregorio  Lo dimandavo perché... siccome...

Bastiano (interrompendolo, arrabbiato) Insomma, boia d’un mon­do ladro, me lo fate fonì ’r discorso?!... Allora dicevo... o che dicevo?... Ecco, lo sapevo, m’avete fatto perde ’r filo, mi s’è ’ngarbugliata la matassina ner cervello e ora ’un mi rinviengo più!... Do you understand?

Gregorio  Sta carmo, ’un t’arabbià!... Dicevi che eri ’r mi’ figliolo... e ciavevi i’ regalin per lellì.

Bastiano  Oh yes, sure!... Abbiam portato dall’Amerïa i’ regalo per voartri, che l’abbiam pago anco caro... Quanti dollari t’è gosto pappà?

Gregorio  ’Un me lo rïordo più... Ma tira via, che sennò riperdi ’r filo!

Bastiano  Abbiam portato quer ber presentin liccosìe che sarebbe la statua della libbertà che è là in Amerïa, quella che l’han missa ner porto di Nuova York con un cero acceso ’n mano... Okey?

Lina  Ooh! Grazie tante signor Bastianino... quanto sei carino!

Bastiano  Allora ora mi par d’avé fatto ognïosa, mi par d’avé propio fonito (si asciuga il sudore). Che fadiga boia!

Gregorio  Macché fonito, citrullo!... ’un hai fonito un cavolo!

Bastiano  Noo? Che ciavrei sempre da fa’?

Gregorio  Da salutà come fan le persone eduate... Sei entrato sensa salutà, te lo sei scordo?

Bastiano  No, ma siccome spiccavi sempre te ’un me n’hai datto ’r tempo... e ormai...

Gregorio  Macché ormai! ormai saluta ora!

Bastiano  Oh yes... excuse me... bo-bo... bongiorno!

Lina  Grazie! Buongiorno anche a te.

Pietro  Buongiorno caro.

Bastiano  E ora che tutte ’ueste segate... ehm, che tutti ’uesti salamelecchi dovrebbin esse foniti... e me l’avevin anco rotti... guardiam di vienì ar sodo!... Insomma, in du’ l’avete rimpiatte tutte ’uelle famose fanciulle da marito che ciavete? Tiratele fora, porca miseria, che n’ho una voglia... ho una voglia di vedelle che ’un ci vedo!

Gregorio  Se ’un ci vedi, come fai a vedelle!... Ma che maniere! Un popò di rispetto, un popò di passiensa! Guarda di moderatti che par tu sia morto di fame!

Bastiano  E toh, invece che son!

Gregorio (a Lina e Pietro)  ’Un ci fate ’aso! È così allupato di donne perché là ’n Amerïa l’ho sempre tienuto lontan da loro. ’Un volevo che sposasse un’amerïana... en tutte farfallone e voglin fa’ come ni pare e comandà loro. Ar mi’ bàmboro ni volevo da’ una bella ragassotta delle nostre parte, traccagnotta e ben missa nsulle gambe, piantata nsu’ ccar­ca­gni che ’un la buttin giù neanco le ’annonate! Con du’ be’ pporpaccioni pieni, e du’ cosciotte che ci potrebbin fa’ ’r preciutto! E un culo... ehm... insomma m’avete ’apito? ’Un so se ho reso l’idea.

Pietro  Eeh!

Lina  Meglio di così!

Gregorio  Ho fatto male?

Lina  Ha fatto benissimo! Vuol mettere le ragazze di qui!

Pietro  Vor mette le ’apandorotte!... En poghine sode!

Gregorio (impermalito)  Che mi fai, ir verso? Mi pigli per er culo perché spicco a questo mo’ qui?

Pietro  Ma che dice, me ne guarderei bene! M’è venuto spontaneo...

Gregorio  E allora che aspettate, fatele subbito vienì qui, sen­nò si chiappa le gambe e si torna via... Ma che ci voglin, le tanaglie, per tiralle fora?

Lina  Per niente! anzi sono ben liete di presentarsi... Si stanno preparando, vogliono farsi belle per far colpo sul signorino Bastiano. Sapete, le ragazze... un po’ di vanità non guasta. Ma eccole che arrivano. (Facendo capolino dalla porta) Uh, che splendore!... Vedranno!

(Entrano le sei sorelle maggiori).

Sorelle (insieme, facendo l’inchino in modo affettato)  Buon­gior­no!... Benvenuti signori americani!

(Per tutto il tempo che restano sul palco, quando non sono impegnate direttamente, le sorelle faranno scena muta ricorrendo alla mimica, con risatine, cenni allusivi, paroline all’orecchio, cambiando spesso posizione, formando un grup­po vivace e scanzonato. Dal loro comportamento dovrà trapelare una spiritosa presa in giro nei confronti degli ospiti). 

Bastiano (con meraviglia)  Che branco, io lai! Così tante ’un me l’aspettavo davero! E tutte da mossatti ’r fiato... (Si tocca la gola) Mi par di soffoà, mi par di travagliammi!

Gregorio (molto stupito)  Questa ’ui sì che è grassia d’Iddio! Una bella nidiata ’osì ’un l’avevo mai vista! E tutte belle fiere, porca succhina! Hai voglia te di sceglie, Bastian! Quiccosì ti ci pôi fa’ tondo!... Dai, comincia, ’un ti pirità... (Osservandolo) Che fai, ti sei broccato? ’Un discori, ’un ti movi, ’un combini nulla... Che ti succede, hai fonito la carïa com’un gioattolo a molla? (Siccome Bastiano resta a bocca aperta a guardare le ragazze, Gregorio gli batte una solenne manata sulle spalle) Dai, t’ho ditto, fa’ quarcheccosa coglion! Dinni du’ paroline dorci a quelli schianti di ragasse lìe, fanni ’uarche comprimento, danni un pissïotto!... Che hai?!

Bastiano  ’Un ho nulla, ’un avé paura... È, che son iresto pro­pio sensa fiato, e fra un popò affogavo!

Pietro (con orgoglio)  Sono state le mie bambine a fare quel­l’effetto lì sul signorino Bastiano. Così tutte insieme, tutte in ghingheri, fanno colpo... Se uno soffre di cuore, deve stare attento!

Gregorio  Ni por chiappà un coccoron!

Lina (a Bastiano)  Allora che ne dice dei miei tesorucci, le garbano?

Bastiano  Perlaminonna! Fai la burletta! Mi garbin anco trop­po... insomma volevo di’... en troppe. Chi ce la fa!

Gregorio  Ma che dici sciabigotto! ’un ti fa’ sempre rïonosce a questo mo’... ’un le devi mia piglià tutte! ’un ti crederai mia d’esse ir surtano della Persia, ’un devi mia mette su un hàrem­me, boia d’un can!... Ne devi sciogrà una e basta!

Bastiano  Già, me l’ero scordo... e questo è ’r guaio... perché mi garbin tutte, io laszaron! Queste robbe ’ui, là ’n Amerïa ’un se le sognin neanco, così porpacciute e sode, bianche e rosse che sprissin fora bellessa e salute. Sarà che ’un l’avevo mai viste prima, ma a me mi fa spece... e ció una gran confusion nella chiorba, e mi frulla ’r cervello peggio d’una girandola. Insomma mi ci vorebbe un popoin di carma pe’ rac­capessammi.

Lina  Ma certo, ha ragione poverino!... Allora facciamo un sosta; beviamoci sopra un bicchierino e sgranocchiamoci due biscottini in santa pace.

Pietro  Sì, quelli che hai fatto tu con la ricetta delle nostre nonne, che l’avevano avuta dalle loro nonne, alle quali l’avevano tramandata le bisnonne, che dicevano provenisse dal­le trisnonne... le quali...

Gregorio  Io lai che filastrocca... basta basta!

Bastiano (osservando con avidità i biscotti)  Devin esse poghino boni!... Ne vo’ mangià unsouanti!

(Lina comincia a servire).

Gregorio  Sente ’ua com’è speciale questo vin qui!... A avello là ’n Amerïa ci sarebbe da fa’ ssòrdi a palate... businnes, money, do you understand… capisci Lina?

Lina  Capisco, ma se parla «capandorotto» capisco meglio... L’ha fatto il mio marito con le sue mani... è la sua passione.

Pietro  Sì, mi ci diverto.

Bastiano  Io mi diverto di più a bévelo!... E anco ’ bbiscarotti en propio saporiti. Qua, fammene piglià dell’artri. (Li prende e li mangia, e altri se li mette in tasca).

Gregorio  Ma che biscarotti! Biscarotto mi pari te... Si chia­min biscotti! Cookies, ok?

Bastiano  Ah già, facevo confusion... i bbiscarotti en quel­l’artri... en quelli...

Gregorio  En quelli grulli ’ome te! Ma di chi sarai figliolo!... La mi’ moglie...

Pietro (facendosi il segno della croce)  Dio l’abbia in gloria!

Lina (c. s.)  Pace all’anima sua!

Sorelle (in coro)  Pace!

Gregorio  Grassie!... La mi’ moglie mi deve avé fatto le ’orna con quarche amerïanaccio briao!

Lina  Insomma mi fa piacere che al signorino piacciano tanto i miei biscottini. Se le cose vanno come devono andare, potrà gustarne quanti ne vorrà!... Tutte le mie bambine li sanno fare... Li hanno fatti le mie bambine con le loro manine... Vero bambine?

Sorelle (in coro)  Sìii!

Gregorio (a Pietro)  Allora mettetivi d’accordio: chi l’ha fat­ti, la tu’ moglie o le tu’ figliole?

Lina  Le mie bambine sanno fare tante cosine con le loro manine... (Alle ragazze) Su, dite al signor Bastiano cosa sapete fare.

Primina  Io so lavare, Bastianino!

Secondina  Io so stirare, Bastianello!

Terzilia  Io so scopare, Bastianuccio!

Quartuccia  Non è per vantarmi, ma so cucinare.

Quintilia  Non faccio per dire, ma so cucire.

Sestilia  Io suono il clarinetto in modo perfetto, (mimando) pe-pee... pe-pee... pe-pe-pee...

Primina  Io pizzico il mandolino con garbo sopraffino, (c. s.) pli-plin… pli-plin... pli-pli-plin...

Secondina  Io strimpello al pianoforte, ora piano ed ora forte, (c. s.) do... re... mi... fa... sol... la...

Terzilia  Io le giro lo spartito, con la mano e con il dito.

Quartuccia  Io gorgheggio mentre lavo un laveggio.

Quintilia  Io dirigo l’orchestrina... oh che bella musichina!

Sestilia  Io ricamo rose e fiori, con magnifici colori.

Primina  Io primeggio nella dama... ed è grande la mia fama.

Secondina  Io son brava allo scopone.

Terzilia  Io ballo il trescone.

Quartuccia  Io faccio la maglia.

Quintilia  Io intreccio la paglia.

Sestilia  Io lavoro all’uncinetto.

Primina  Io so scrivere un sonetto.

Secondina  Io m’arrangio a pitturare.

Terzilia  Io so anche cavalcare.

Quartuccia  Io coltivo un bel giardino.

Quintilia  Io distillo il nocino.

Gregorio  Quante ’ose che san fa’!

Bastiano  Le vorei propio sposà!

Primina  E questo non è nulla!

Secondina  Bisogna vedere!

Terzilia  Bisogna sentire!

Quartuccia  Bisogna toccare!

Quintilia  Bisogna provare!

Sestilia  Bisogna assaggiare!

Pietro (alzando il bicchiere)  Bisogna brindare!

Lina  Allora brindiamo!

Pietro  All’americano!

Primina  Bisogna girare!

Secondina  Allora giriamo!

Sorelle (in coro)  Giriamo giriamo... per l’americano! (Bis). (Facendo il girotondo intorno a Bastiano) Giro giro tondo... il pane sotto il forno... un mazzo di viole... le diamo a chi le vuole!... le vuole il più piccino... le diamo a Bastianino!

Lina  Che allegre bambine!

Pietro  Son proprio carine!

Lina  Son proprio divine!

Gregorio  Com’en biricchine!

Pietro  Guardatele lì!

Gregorio  Mi fan divertì!

Bastiano (completamente nel pallone)  Basta, ’un ne posso più, mi gira la testa com’un prillo, mi frulla com’un frullo d’ugello, mi rotola com’una trottola, mi vortola com’una macina... mi bùgnin l’orecchi... mi par d’ammattì!... Mi metto a sedé qui... (Si siede) Son ner pallon, sonato com’un campanon... don don, don don, don don don...

Lina Poverino, è troppo emozionato!... Basta basta bambine, l’avete sfiancato!

Gregorio  ’Un c’è abbituato!

Pietro  Un po’ d’interruzione.

Lina  Per calmar la commozione.

Sorelle (ridendo)  Che riprenda la ragione, che riprenda la ragione... Andiamo di là... a sederci sul sofà! (Escono in allegra processione).

Lina (a Gregorio)  Allora che gliene sembra? Come le trova?

Gregorio  Maravigliose! Le tu’ figliole farebbin irisucità un morto! Farebbin arissà... farebbin arissà...

Pietro  Abbiamo capito sor Gregorio!

Gregorio  Invece ’un hai ’apito propio nulla. Farebbin arissà i ccapelli anco a chi è pelato... E quante en! che nidiata! O com’avete fatto a met­tene ar mondo ’osì tante?

Pietro  S’è pregato Gesù bambino!

Gregorio  Io ’nvece pregai Su’ Pa’, ma alla mi’ moglie...

Lina  Pace all’anima sua!

Pietro  Dio l’abbia in gloria!

Gregorio  Grassie... Ma alla mi’ moglie ’r Padreterno ni fece fa’ sortanto quell’aborto lìe! (Indica Bastiano).

Lina  Ma che dice, è tanto carino poverino! E una delle mie figliole con lui sarà certamente felice. Peccato che l’America non sia come l’Arabia, dove uno può prendere anche sette mogli, altrimenti gliele darei tutte!

Gregorio  ’Un ti rovinà, basta una!... Ma quella che ni dai, là in Amerïa doventerà una gran signorona. ’Un è per vantassion, ma ricche come lé ’un ce ne sarà nissuna!

Lina  Che meraviglia!... Ogni tanto verrò a farle visita.

Gregorio  Si ’apisce, v’aspetto. E fate ’onto che ’un dovete spende neanco un chiuino, pago tutto io!

Pietro  Che culo!

Lina  Pietro, non ti vergoni?

Pietro  Scusate, m’è scappata... e a riagguantarla non ci posso andare.

Lina  Ora il suo signor figliolo dovrà decidersi a sceglierne una... quella che più le aggrada, perché, come s’è detto prima, tutte non le può sposare.

Gregorio  La sceglierà, la sceglierà, ’un ti preoccupà sposa... (Guardandola in un certo modo) Anco te, però, come mi fai logrà, io lai!... Ma allora lullì (indicando Pietro) di morì ’un ne vor propio sapé!

Pietro  Che diceva, signor Gregorio?

Gregorio (da sé)  Meno male che ’un ha ’apito!... Dicevo che hai tanta salute Pietro, e che Gesù te la ’onservi sempre!

Pietro  Grazie!

Gregorio  Prego!... (A Lina) Ansi, sarà meglio levacci sub­bito le gambe, perché le ’ose troppo lunghe doventin serpe. E allora cominciam e addio. Falle vienì fora una alla vorta, sennò a vedelle tutte ’nsieme lullì si ’onfonde ’ome prima, e ricasca nsulla seggiola accenciato! (Lo vede addormentato) Ma che fa, dorme?... Dai Bastian, sveglia!... Sona la carïa e va’ all’assarto che ora ariva la prima!

Bastiano (svegliandosi di soprassalto)  Eh? che hai ditto? M’hai misso paura!

Gregorio  Ti par che sia ’uesto ’r momento di dormì?... Vie­ni dall’Amerïa, attraversi l’oceano ’uant’è largo, fai ottomila miglia tra nave, bafóre e atumobile... per fa’ diché... per vienì qui a addormentatti nsur più bello com’un barbagianni!

Bastiano  Ma ti ’heti un popò pappà! ’Un dormivo mia proprio nsur serio... m’ero appisorato un momentin e mi sognavo.

Gregorio  E che ti sognavi?

Bastiano  Le peore!

Gregorio  Come le peore, che c’incastrin quelle! Saran istate le ragasse di prima! ’Un sai distingue neanco le peore dalle donne!... Insomma ora basta co’ ddiscorsi, sei pronto?

Bastiano  A che fa’?

Gregorio  Come a che fa’! En du’ ore che se ne ragiona!... A sceglie la tu’ moglie, no!

Bastiano (vivacizzandosi)  Io lai, per quello son pronto sì, ’un vedo l’ora! In duv’en, in duv’en tutte le fanciulle?... Fòra la prima!

Lina  Te la chiamo subito. Primina!... Vieni Primina che tocca a te.

(Entra Primina).

Primina  Buongiorno Bastianuccio bello, io son Primina!

Bastiano  (la guarda e tace, facendo una smorfia e grattandosi la testa).

Gregorio  Che fai, ’un dici nulla? Ti gratti ’ ppidocchi?... (Indicando la ragazza) Questa ’ui presempio ti garberebbe?

Bastiano  Eeh!... insomma... fai la burletta pappà!

Gregorio  Ti garberebbe, sì o no?

Bastiano  Ma che dici!... vôi schersà, porca eppò succhina!... Via, ’un rïomincià a confondimi, che sennò m’impappìno!

Gregorio  Si por sapé che biasci?!... Parla chiaro una bona vorta, maremma boia! Falla fonita di biscareggià!

Bastiano  Hai voglia te!

Pietro  Intende dire... che gli sta bene Primina?

Bastiano  O toh, ’un mi par vero! A avénne!...

Gregorio  Ooh, meno male!... Saravéro ci si leva le chiap­pe! Mi dispiace per quell’artre sorelle... e di lascià qui tutta ’uella grassia d’Iddio.

Primina  Un momento... Siccome la cosa mi par che si faccia seria, e sta perdendo l’apparenza d’uno scherzo, permettete anche a me di dir la mia... dato che si tratta del mio avvenire.

Lina  Avanti, parla.

Primina  Mi dispiace per voi, ma se sto per disilludervi non è colpa mia... Avete fatto tutto da soli senza interpellare la principale interessata... che sarei io, se non sbaglio! E se i vostri castelli in aria vanno a farsi benedire, vi sta bene... anche se mi dispiace.

Lina  Suvvia, concludi!

Primina  Lo faccio all’istante, così vi togliete subito ogni grillo dalla testa: io non posso accettare quanto mi proponete.

Pietro  Come! rinunceresti a sposare...

Lina  Sciagurata! ti rendi conto che ce n’abbiamo otto da sistemare?... È per il tuo bene, per il tuo futuro!

Primina  Se è per questo, anche per il vostro... visto che anche per voi si profilerebbe una gran pappatoria!

Pietro  Ma che dici, hai perso la te­sta?... Rifiutare un partito del genere! Nessuna ragazza con un po’ di sale nella zucca lo farebbe!

Lina  Rinunciare all’uomo più ricco d’America!

Pietro  E forse del mondo!

Gregorio  Ora ’un esagerà!

Lina  Perché non vuoi accettare? sentiamo!

Primina  In primo luogo perché non lo amo...

Lina  Sciocchezze, scemenze che hai imparato in quei gior­na­lacci che divori come il pane.

Pietro  E vai troppo al cinematografo... a vedere quei film tutti sbaciucchiamenti e paroline dolci... La vita è un’altra cosa!

Lina  L’amore non spunta da un momento all’altro... Anche l’erba, anche i fiori hanno bisogno del loro tempo per venir fuori... figuriamoci l’amore!

Pietro  L’amore verrà in seguito, sulle ali di quei bei foglioni verdi, sulle ali dei dollari!

Gregorio  Cerca pure di convincela, ma ’un di’ biscarate! I ddollari coll’ale ’un l’han anco fatti!

Lina  «Un cuore e una capanna!»... Roba da romanzetti per signorine sceme!

Primina  Mi fate finire?... Mi avete fatto una domanda e vorrete che vi risponda, immagino... Il secondo fatto non trascurabile, e altro motivo del mio rifiuto, è che mi sono già impegnata con un altro uomo...

Lina  Oddio!

Pietro  Questa è nuova!

Primina ... che amo con tutto il cuore, e al quale non rinuncerei per tutti i dollari della terra!

Pietro  Sputi sui soldi perché non te li guadagni col tuo sudore... Ti mantiene tu’ padre!

Lina  E l’hai fatto senza dirci nulla!

Primina  Di questo vi domando perdono. Ma è così forte l’impulso che m’ha spinto a legarmi per sempre a lui, che porterei la cosa all’estreme conseguenze... anche senza...

Pietro  ... Senza il nostro consenso?!

Lina  Brava, non ti vergogni?... E chi sarebbe quell’uomo, di che diavolo si tratta?

Pietro  Ce lo vuoi dire?

Primina  Certo, non ho nulla da nascondere... Si tratta del conte Giovanni.

Lina  Un conte?!

Pietro  Ma non è mica quello...

Lina  ... della villa Caproni... del campo da golf?

Primina  È proprio lui... Un uomo affascinante e anch’egli mol­to ricco... visto che è questa la corda alla quale siete più sensibili.

Pietro  E cosa ti avrebbe promesso?

Primina  Tutto quello che una donna può desiderare, anche di sposarmi subito.

Lina  Questo contrattempo non ci voleva!

Bastiano  Ma che contrattempo der cavolo, è ma meglio! Co­sì armanco ne sciogro subbito un’artra. Se ’un isbaglio ce n’en sempre cinque là fora. Lellì datela pure a quer fottuto conte là delle palle... da gorfe! Tanto an­ch’io m’ero già pentito, mi rïordo che ce n’è una meglio... Checchè, lellì ’un la vo’. Fòra la segonda!

Pietro (a Lina, a parte)  Allora la cosa cambia... Ha ragione Bastiano: non è un impedimento. Anzi, l’affare sta volgendo a nostro favore, possiamo sistemarne due in un colpo solo.

Lina (a Pietro c. s.)  È vero, anche il conte è un ottimo partito. Non si poteva sperare di meglio!

Pietro  Che culo!

Lina  Allora lo fai apposta!

Pietro  Non ci posso far nulla, quando le cose mi vanno be­ne, mi scappa di bocca!

Lina (a Primina)  Esci pure bimba... vai dilà che poi se ne riparla.

(Esce Primina, dalla parte opposta a quella da cui è entrata).

Bastiano  Su, che aspettate a fa’ vienì quell’artra!

Gregorio  Carmiti un popoin, vabben? che sennò pari ’r solito morto dalla voglia! Po’ vedrai che te la leverai anco te, la voglia... e ’un la farai la fine der canin di Baralla!

Bastiano  Perché, lu’ che fine fece?

Gregorio  Moritte sens’assaggialla!

Pietro (chiamando)  Secondina, vieni!

(Entra Secondina).

Lina (a parte)  Tocca a te carina, non ti peritare. E sii gentile, mi raccomando.

Secondina (a Bastiano, con un inchino ironico)  Ciao Bastianino... cosa posso fare per te?

Bastiano  Mah, ’un saprei... Te che dici?

Secondina (in tono canzonatorio)  Mah, non saprei neanch’io... fai tu... Che te ne pare di me, ti aggrado?

Bastiano  Per aggradammi, m’aggradi... m’aggradi unso­uan­to... porca vacca se m’aggradi!

Secondina  Allora... aggradiamoci!

Bastiano  E... come si farebbe a aggradacci?

Secondina  Non saprei... non ho mai aggradato.

Gregorio (a Bastiano)  Su deciditi, coglion, e ’un ti fa’ più piglià per er culo! Chiappa lellì e ’un se ne parli più! N’ho pieni i ccorbelli di tutta ’uesta manfrina!... Lellì, per te, va anco troppo ben!

Bastiano  Dici, pappà? E allora ti vo’ da’ retta, la chiap­po e addio... e bonanotte sonatori. Sennò va a fonì che mi s’abbaruffa ’r cervello un’artra vorta e ricasco briao nsulla seggiola. (A Secondina) Allora ti chiappo... su, vieqquà (allun­ga una mano) ’un iscappà!

Secondina  Spiacente ma non chiappi un bel nulla. Vai a chiappare qualcunaltra!

Pietro  Eh, che dici?

Lina  Come sarebbe, perché?

Secondina  Per il semplice fatto che mi hanno già chiappato, signora mamma e signor papà... E non posso farmi chiappare da tutti, sarebbe un chiappa-chiappa sconveniente per una ragazza seria quale volete che sia, e quale in effetti sono.

Gregorio  E due, anco la segonda è ita!

Pietro  Che storia è questa?

Lina  Allora ci prendete tutte in giro!

Pietro  Esigo subito una spiegazione! Chi ti avrebbe... chiap­pato?

Lina  Lo conosciamo... l’acchiappatore?

Secondina  Lo conoscono tutti, è famoso... Ed è anche il più bel giovane del mondo! Ha classe, ha stile, è nobile d’animo, di cuore e di schiatta!

Gregorio  Ecco, ci mancava la schiappa!

Pietro  Insomma, chi è?

Secondina  Il conte Giovanni!

Gregorio  Ci risiam! O quanti ce n’è di ’uesti conti Giovanni!

Pietro  Come, ancora lui?!

Lina  Sarà un fratello... Ci ha un fratello?

Secondina  Nessun fratello! È unico, inimitabile, indescrivibile!

Gregorio  E ’ncontentabile!... Figlio d’un can, o quante ne vole!

Pietro  Ma dunque...

Gregorio (saltando su arrabbiatissimo)  Ma dunque è un imbroglio, porcaccia miseria ladra! Ciavete ’nfinocchiato, ci pigliate per er culo!... Perché qui i ccasi en due: o ci pigliate per er culo, o siam cascati in un casino!

Lina  Come può pensarlo! Questa è una famiglia onorata, e le nostre bambine illibate.

Pietro  Giuro che non sapevamo nulla, e siamo sorpresi e mortificati più di voi.

Lina  E vi preghiamo di scusarci.

Pietro  E di pazientare un po’, che chiariremo tutto.

Bastiano  Sì sì, sta bon pappà, che là sur sofà a covà l’ova ce n’en artre ’uattro... S’è trovato una miniera che ’un fonisce mai! E speriam che di que’ cconti Giovanni là, ora ’un ce ni siin più.

(Entra Terzilia).

Terzilia (a Secondina)  Ho sentito tutto, bugiarda sfacciata!... Il conte Giovanni appartiene a me! Siamo perdutamente innamorati l’una dell’altro, e nulla può separarci, meno che mai la tua invidia e le tue manovre!

(Entra Quartuccia).

Quartuccia  Cosa mi tocca ascoltare! Pas­si da persone estranee, ma dalle mie sorelle... Non vi vergognate? Seminare la discordia in famiglia, imbrogliare le carte per met­termi contro il conte Giovanni e portarmelo via... quel­l’uomo che adoro come un angelo del cielo!

Lina  Ma che succede?

Pietro  Siete tutte ammattite?

(Entra Primina).

Primina  Brutte intriganti!... Come potete inventare queste fandonie senza che vi tremi la lingua! E intorbidare le acque nelle quali navighiamo felici io e il conte Giovanni... Intaccare i legami che ci dovranno unire per tutta la vita... Sparite, non voglio più vedervi!

(Entra Quintilia).

Quintilia  Ma brava! Come se le altre non bastassero ti ci metti anche tu, con la gelosia e i colpi bassi. Siete tutte uguali... vorreste avere l’uomo che desiderate, e non potendolo ottenere lealmente ricorrete ai mezzi più meschini. Il conte Giovanni è mio... e soltanto mio!

Pietro  Smettetela!

Lina  Vergognatevi!

(Entra Sestilia).

Sestilia  Ma quanto siete carine, continuate pure! È un pezzo che ascolto questa commedia che recitate in modo maldestro... ma sono rimastà dilà perché non volevo abbassarmi al vostro livello, mi rifiutavo di partecipare a questa rissa da pollaio, fra galline che si contendono la cresta d’un gallo... E me la ridevo nel sentire le vostre farneticazioni. Perché sarà me che il conte Giovanni incontrerà domani sera al

le sette nel suo castello... dove ci giureremo eterno amore!

Lina (a Pietro)  È la fine del mondo!

Pietro  Non ci capisco più nulla!

Primina (a Sestilia) Ma che sette e sette, stupidella... sarò io che domani lo vedrò alle due!

Secondina  Sta zitta bugiarda! Soltanto io mi incontrerò con lui alle tre!

Terzilia  Non cercate di bleffare! Sarà la sottoscritta, a vostro scorno, che avrà un appuntamento col conte alle quat­tro!

Quartuccia  Povera illusa!... Vorresti ma non puoi, perché sarà me che aspetterà, alle cinque della sera!

Lina  Ora basta bimbe!

Pietro  È incredibile!

Quintilia (in modo canzonatorio)  «Alle cinque della sera!» «A las cinco de la tarde» come Garcia Lorca... Quanto sei patetica, confondi la poesia con la realtà, t’inventi convegni d’amore con l’uomo dei tuoi sogni... Io sì che lo incontrerò per davvero, quell’essere sublime che amo più della mia vita! E sarà quando l’orologio del campanile scandirà sei bellissimi rintocchi!

Sestilia  Sentitela quant’è scema... aspetta che suoni la cam­pana! Don, don, don... Hai voglia d’aspettare! A quell’ora Giovanni si raderà la barba, si spalmerà i capelli di brillantina, e si farà bello per abbracciare me al­l’appuntamento delle sette!

Primina  Chetati mitomane!... il conte è mio, e soltanto mio!

Secondina  Invece è mio, arpia! E se non la smetti ti strappo i capelli!

Primina  E io ti cavo gli occhi!

Terzilia  Accidenti a voi! Giovanni appartiene a me!

Quartuccia  Ma quanto siete furbe! Sarà me che renderà felice!

Quintilia  Tutte fantasie, le vostre! Solo io ho potuto leg­gergli negli occhi la sua passione per me!

Sestilia  Non ce la farete a strapparmelo, saprò difenderlo colle unghie e coi denti... brutte streghe!

Pietro  Ma che assurdità!

Lina  Fai qualcosa!

Primina  Streghe siete tutte voi!

Secondina  Ladre!

Terzilia  Spudorate!

Quartuccia  Sgualdrine!

Quintilia  Vi odio!

Sestilia  Vi rinnego!

(Si azzuffano tutte insieme in una grande e comica baraonda).

Gregorio (a Lina e Pietro)  Brutti marcarsoni anco voartri due!... Loro lìe en tutte puttanelle e vabben, ’un ci piove, ma voartri ni tienite banco!... E io che mi credevo che fussito gente ammodo e stavo a ascortà le vostre chiacchere e le vostre promisse!... Biscaro che son istato! M’avete coglionato me e ’r mi’ figliolo, poero bàmboro che ’un cià né corpa né peccato... che ’un cià più neanco su’ ma’ e ni garberebbe tanto la ’ompagnia d’una ragassa!... Com’è vero Iddio v’ammasso, vi spicìno, vi sbudello tutt’e ddue! (Si avventa su di loro) V’acceìscio l’occhi, vi tronco ’r naso, vi spacco ’ ddenti, v’appiccìo contro ’r muro com’una pelle di culìgnoro!

Pietro (difendendosi)  Si calmi!... sta prendendo un granchio!

Lina (indietreggiando)  È tutto un equivoco!

Gregorio (alle sorelle)  E anco voartre, brutte civettacce sper­verse, preparativi a passalla fina! Ve lo ’nsegno io a sta’ ar mondo, ve li faccio pagà cari li sgarbi che m’avete fatto... ’Un so neanco in che maniera, ma po’ vedrete che lo trovo ’r modo, anco se mi dovessi rovinà!... Accidenti a quando son vienuto a cascà ’n questo bordello... Sure, brothel, brothel!

Bastiano  Gesummaria che casin, en doventi tutti matti! Ora sì che mi frulla la chiorba, peggio d’un mulin a vento! Risón proprio briao, oh yes, drunk, drunk... briao di discorsi, briao di donne, briao di tutto, forché d’una ’osa sola... che di ’uella son iresto a secco un’artra vorta! Come ’r canin di Baralla, che moritte sens’assaggialla!... Ho sempre una sete! Quando me la leveró?

Gregorio  Vien via, vien via figliolo, che te la levo io la sete! Hai voglia te di fanciulle!... Ti porto a Lambari, in duve ce n’è già un’artra nidiata bella pronta per te, e lì ti pôi abbuffà quanto ti pare.

(Escono Gregorio e Bastiano).

Lina  Ora siete contente, disgraziate?!

Pietro  Sulla faccenda del conte esigo subito una spiegazione!

(Silenzio imbarazzato delle sorelle che appaiono disorientate e umiliate).

Lina  Avanti, che avete da dire? Siete diventate mute?

Primina  Ora che m’è passata la rabbia, la cosa mi sembra chia­ra... Quel conte ha fatto a tutte noi la stessa proposta.

Terzilia  Ormai è evidente... ci ha proprio imbrogliato.

Secondina  Chi l’avrebbe detto, era così distinto e persuasivo.

Quartuccia  Possedeva un carisma al quale non potevi resistere.

Sestilia  Un fluido magico che annebbiava la mente.

Primina  Uno sguardo magnetico che incantava.

Quintilia  E noi ci siamo fatte incantare stupidamente.

Lina  Vi ha fatto perdere la testa, al punto da farvi sca­gliare l’una contro l’altra.

Pietro  Un bello spettacolo davvero!

Primina  Ma chi sarà veramente quell’uomo? così affascinante e misterioso... Eppure se tornasse...

Secondina  Non so se resisteremmo.

Terzilia  Forse saremmo pronte di nuovo...

Quartuccia  A tentare ancora...

Quintilia  Il tutto per tutto...

Sestilia  Rinunciare a un partito simile...

Le sei sorelle  Come si fa!

Lina  Quel che sento!

Pietro  Ma allora vi ha proprio stregato senza rimedio!

(Entrano Tonina e Ninetta).

Ninetta (eccitata)  La sapete la grande novità?

Tonina  I carabinieri...

Ninetta  Lo dico io, sta zitta!

Tonina  Sta zitta tu che ci credevi, sciocca!... I carabinieri hanno arrestato quel tizio della villa Caproni, insomma quel «conte»... che voialtre povere babbee am­miravate tanto... che in realtà era conte come io sono la fata Morgana.

Lina  E allora cos’era?

Tonina  Quello che ho sempre pensato...

Ninetta  Un poco di buono...

Tonina  Un truffatore matricolato, che andava in giro a metter di mezzo la gente.

Primina (alle altre cinque sorelle che fanno gruppo a parte)  Ora è proprio finita... non c’è più nessuna speranza!

Secondina  Anche questa volta, ti saluto marito!

Terzilia (sospirando)  Addio illusioni!

Quartuccia  Un momento... a meno che...

Le altre cinque (in coro)  A meno che?... (Si guardano per alcuni istanti e improvvisamente si capiscono)  Giàaa!...

Le sei sorelle (si precipitano tutte verso la comune, gridando all’unisono, mentre escono)  Ba­stia­no!... Bastianoo!... Bastianooo!...

 

Fine della commedia.

 

 


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