Ir Timbro (1996)

Prima rappresentazione al teatro dei Rassicurati di Montecarlo il 23 marzo 1997. (Compagnia «Invicta» diretta da Cataldo Fambrini).

In questo lavoro l’autore riprende un tema che gli è caro: l’emigrazione della nostra gente in America nei primi decenni del secolo. Ma qui la cosa è vista in una luce diversa dal solito, in quanto l’«americano» che ritorna non è un arricchito ma un fallito.

La vicenda si svolge nel 1930 ed ha come protagoniste due anziane zitelle, variamente strane e bisbetiche, che cercano in un nipote perduto e inaspettatamente ritrovato quell’affetto che non hanno ricevuto dagli altri. Questo stato d’animo riduce la loro capacità di avvertire una losca manovra che si trama ai loro danni.

Fanno da comprimari due personaggi che rendono comica la situazione, una serva a modo suo saggia e intuitiva, con una lingua che si direbbe indipendente dalla volontà, in quanto spesso le parole scappano libere... ma spesso sono parole d’oro... E un simpatico matto che anche questo — sia pure con diversi gradi e forme — non manca quasi mai nelle commedie del Nostro. In questo caso trattasi di una mania militaresca piuttosto... elevata in grado.

La storia ha un suo spessore narrativo ed una trama coinvolgente, che come avviene in tutti i gialli ci riserva una sorpresa finale, anche se in questo caso non si tratta di un giallo vero e proprio.

Il tutto è punteggiato da una comicità fresca e colle bollicine come l’acqua minerale, che lo spettatore potrà sorbire finché si sarà tolto la sete... mentre il grottesco s’intreccia con l’umorismo, e una garbata irriverenza strizza l’occhio al buoni e meno buoni sentimenti; e l’avidità di denaro getta le sue luci fredde fra una gag e una situazione imbarazzante, finché un lampo finale le offuscherà per sempre.

(dal dépliant di sala al debutto al teatro Rassicurati)

dai giornali...

«Il Tirreno» dell’11 maggio 1997.

«Il Tirreno» del 19 maggio 1997: il titolo, e la trascrizione del testo.

Un pubblico numeroso ha tributato una calorosa accoglienza alla commedia di Giacomo Paolini «Ir Timbro» al suo debutto al teatro del Giglio. Applausi coronati da una lunga ovazione finale hanno sottolineato la performance della compagnia Invicta, decretando il successo anche di questo lavoro dell’autore lucchese. Ambientato negli anni Trenta, con scene e costumi ben curati, lo spettacolo rievoca una storia di emigranti che fa da pretesto a una serie di situazioni che si intrecciano a ritmo serrato. Il lato comico ha una parte notevole nella vicenda ma non è fine a se stesso né gratuito, ma serve a vivacizzare una storia ben costruita e avvincente dove si dà risalto soprattutto all’aspetto umano, con le sue luci e le sue ombre. Una galleria di caratteri ben incisi, ai quali dà colore il vernacolo, sfila davanti allo spettatore che ne resta piacevolmente impressionato.

Antonietta de Benedictis e Maria Baccei interpretano con brio e mordente le due bisbetiche zitelle, coadiuvate da Roberta Lencioni che dà vita a una serva-padrona della migliore tradizione. Piero Severi profonde tutto il suo estro di attore poliedrico nella parte di un generale simpaticamente matto, mentre Samuele Tognarelli sa ben dissimulare un personaggio che in realtà è un altro. Giuseppe Lencioni e Luca della Croce sono i protagonisti della gustosa sorpresa finale, e lo fanno con una mimica ed una verve picaresca. Ad Arnaldo e Valentina Iacopetti, padre e figlia nella vita, è toccato ricreare un fattore intrigante (e lo ha fatto rendendolo un personaggio «doc»), e una maestrina alle prese con uno scolaro particolare (e lo ha reso con freschezza e spontaneità). Infine Simonetta Bianchi si è immedesimata in una fattoressa vanesia e leggera dandole un risalto da vero figurino d’epoca. Il regista Cataldo Fambrini ha impresso al lavoro un ritmo che non ha dato spazio ad un attimo di noia. Hanno collaborato M.Rosa Paolini (alla regia), Viviana Lenzini e Laura Sesti (al trucco e alle acconciature).

(da «Il Tirreno» del 19 maggio 1997)

«La Nazione» del 20 maggio 1997: il titolo, e la trascrizione di un brano del testo.

Un grande successo ha ottenuto l’altra sera al teatro del Giglio l’ultima commedia di Giacomo Paolini «Ir Timbro» messa in scena dalla compagnia Invicta per la regia di Cataldo Fambrini. A teatro ricolmo un pubblico attento e partecipe ha seguito il susseguirsi delle scene interrompendo spesso con calorosi applausi l’esibizione degli attori che hanno recepito il calore della platea dando vita ad un’ottima rappresentazione. La commedia ha un suo spessore narrativo ed una trama coinvolgente che si snoda con situazioni ora comiche ora non prive di sentimento e ora grottesche, sempre vivaci e originali. E la vicenda ha il sapore antico e affascinante di alcuni buoni piatti di una volta, di cui in questa era dell’elettronica si è perduta la ricetta. Ambientata negli anni Trenta, con un antefatto che risale alla fine dell’Ottocento, è una storia di emigrazione sfortunata, di affetti perduti e ritrovati, di tiri mancini giocati e smascherati, il tutto punteggiato di umorismo ed ironia, e insaporito dal vernacolo «stretto» che si parlava all’epoca (...).

 (da «La Nazione» del 20 maggio 1997)

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