Vecchi Tempi (2000)
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Prima rappresentazione alla rassegna F.I.T.A. di Vetriano (Lucca) il 21
luglio 2000. (Compagnia «La Combriccola» diretta da Lido Fambrini). |

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Una storia d’altri tempi in cui
usi e costumi, situazioni e dialoghi démodé, ci fanno riflettere su come il
passare del tempo modifica velocemente il nostro modo di pensare e di vivere. Uno scorrere di immagini ricche di gusto e di fascino, che hanno il
sapore di vecchie foto ingiallite. Amori freschi e giovanili
sbocciano prepotenti, e scompaginano le tresche interessate degli adulti
attorno ad una eredità contrastata, per poi
confluire in un indovinato colpo di scena finale. Il
tutto condito da una comicità originale, e dal buon uso del vernacolo che
conferisce al lavoro espressività e colore. Personaggi ben caratterizzati,
disegnati in modo netto e incisivo, catturano l’attenzione dello spettatore
dall’inizio alla fine. |

dai
giornali...

«Il Tirreno» del 21 febbraio
2001, e sotto la trascrizione del testo.
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(...) La commedia debuttò la scorsa estate alle
rassegne di Arliano e di Lucca (chiostro di S.Micheletto) e in ambedue
ottenne un grande successo, anche per il modo
davvero brillante, vivace ed originale con il quale gli attori ed il regista
seppero rappresentarla suscitando ripetuti applausi a scena aperta. Il lavoro vuole essere un po’ una rivisitazione
del nostro passato, un riandare se vogliamo nostalgico ma in chiave
spiccatamente umoristica e a tratti anche farsesca, agli usi e costumi delle
nostre nonne che ormai ci sembrano distanti anni luce,
tanto ci appaiono in contrasto con il modo di andare del mondo ai giorni
nostri. Continui battibecchi, gustose
e pittoresche parole in vernacolo che rimpallano sulla scena come in un campo
da tennis, situazioni imbarazzanti che si susseguono a ritmo serrato, colpi
di scena che costellano il finale quasi come in un giallo, fissazioni e manie
di strani personaggi, ripicche e curiosi stratagemmi che s’intrecciano
attorno ad un nocciolo centrale costituito da un’eredità contesa da eredi
scatenati e scomposti, costituiscono per lo spettatore un cocktail tutto da
gustare. Mentre
c’è posto anche per i sentimenti e i freschi amori giovanili in lotta semiseria
contro l’avidità e l’egoismo, lotta dalla quale, manco a dirlo, usciranno
vittoriosi come in tutte le belle favole del passato. Il tutto avvolto da una patina di vecchia cartolina ingiallita
stile primo Novecento: appunto quella sul comò della nonna. (da «Il
Tirreno» del 21 febbraio 2001) |

«La Nazione» del 22
febbraio 2001.
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