Ir Conte Potta (1987)

Prima rappresentazione al Teatro del Giglio di Lucca il 21 febbraio 1988. (Compagnia «Invicta», diretta da Cataldo Fambrini, col titolo «Ir Conte Potti»).

Un cortile di un casolare di campagna. Siamo ai primi anni trenta del novecento e le azioni si svolgono nel corso di tre sere consecutive (i tre atti).

I contadini stanno a prendere il fresco, ma il riposare è impedito da una serie di circostanze che movimentano le ore del dopocena.

La comicità che pervade la commedia è incentrata su una lettera che non viene a fine, una vacca nevrotica, un veterinario aulico e ampolloso, un eclettico becchino malvisto da un nonnetto rimbambito, che invece avvista dappertutto un fantomatico conte; due coniugi e una coppia di dami che battibeccano tra loro.

Ma la comicità non è tutto, è solo un aspetto dell’umanità dei personaggi che si muovono in un contesto ancora arcaico, nell’osservanza di usi e costumi che oggigiorno  fanno sorridere, in mezzo a «problemi» dell’epoca che ancor oggi fanno discutere.

                                             Gino Arrighi

(dal dépliant di sala al debutto al Teatro del Giglio)

dai giornali...

«Il Tirreno» del 20-2-1988.

 «Il Tirreno» del 24-2-1988: il titolo, e la trascrizione del testo.

Pochi posti vuoti in galleria al pomeriggio e tutto esaurito allo spettacolo serale: questo il responso del pubblico alla prima teatrale de «Ir Conte Potti», la gradevole commedia in vernacolo che l’autore Giacomo Paolini ha portato sulla scena del Teatro del Giglio per la regia di Cataldo Fambrini. Tre atti quasi sempre scoppiettanti che hanno saputo far rivivere con freschezza la vita contadina di «Lucca fora» dei primi anni trenta. Una vita che ruota attorno a una corte di campagna (molto ben curate le scenografie opera dello stesso autore) dove Tonio (un sicuro Moreno Allegrini) e la moglie (una centratissima Francesca Bonino) guidano tutto il gruppo che si è mosso con disinvoltura, suscitando più volte gli applausi del pubblico che ha sottolineato gli scambi di battute fra i vari personaggi. Da sottolineare la freschezza, ma anche la capacità recitativa di Corrado Michetti (il damo Gigi) e della giovanissima Betty Braconi (la Nena) che al termine hanno ricevuto vere e proprie acclamazioni. Una menzione a parte merita Piero Severi, un nonno su «misura», vera e propria macchietta che ha letteralmente infiammato dalle risate la platea. D’effetto la prova di Samuele Tognarelli (il becchino Gosto) e misurata, quasi passata in secondo piano, la figura del Veterinario (un composto Roberto Danesi) che invece fa da contraltare per tutta la commedia. Potremmo definirlo il miglior attore non protagonista. Brevissima l’apparizione di Arnaldo Iacopetti (Ir Conte Potti, sì proprio lui... eglie, eglie! l’aveva ditto ir nonno) ma determinante per far sbucare dalla mente di Giacomo Paolini la figura, il personaggio che ritma tutta la commedia sotto le invocazioni e le frasi stralunate del nonno. Pace fatta alla fine fra Gigi e Nena, la vacca Bianchina ha avuto due vitelli e per la felicità del nonno compare il conte Potti e si può bere un «goccin di vel bon» per il classico brindisi finale. Qualche momento di stanca, qua e là, qualche piccolo ritocco per renderla ancor più frizzante (ma in alcuni punti riesce davvero esilarante) e il gioco è fatto: la compagnia Arte teatrale Invicta ha un cavallo di battaglia che dopo il debutto può galoppare per tutta la stagione. Dai primi passi sembra un cavallo di razza... «rassa bona» s’intende.

                                       Claudio Dell’Amico

(da «Il Tirreno» del 24 febbraio 1988)

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