Kaputte! (1989)
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Prima rappresentazione al Teatro del Giglio di
Lucca il 17 marzo 1990. (Compagnia «Invicta»
diretta da Cataldo Fambrini). |
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Dopo «Ir Conte Potti» e «La Stregona», due commedie che mi divertirono molto,
presento volentieri questo terzo lavoro di Paolini, «Kaputte!»,
ambientato al tempo dell’ultima guerra, quando questa parola sinistra
echeggiava anche da noi, insieme alle cannonate. Erano momenti drammatici ma,
come talvolta succede, nel dramma ci sono squarci di
commedia che è connaturata all’uomo e gli rendono la vita meno oppressiva. L’autore ha saputo
insinuarsi in questi squarci, cogliendo i punti deboli, il lato risibile di eventi, vicende, mentalità, venuti a contatto, non
richiesti, con la pacifica gente della nostra campagna. Un occhio indiscreto
nel retrobottega della guerra, che non è fatta soltanto e per fortuna di
battaglie, tragedie, eroismi, ma anche di piccoli accadimenti sentimentali,
buffi, furbeschi, gaglioffi di tutti i giorni. E lo ha fatto con
innata ironia, colorita dalle espressioni pittoresche del vernacolo e di un
italiano... maccheronico, con una comicità che si estrinseca
sia nella forma grottesca che in quella di farsa come ben si addice al teatro
popolare. Perché appunto di teatro popolare si tratta, e il
termine «popolare» lungi dallo sminuirlo lo qualifica positivamente, volendo
significare quella forma dove c’è teatro e poca «letteratura». Teatro popolare e lucchese, che il Paolini ha il
merito di aver fatto rinascere nella sua forma più autentica, perché egli non
solo scrive in «lucchese», cosa che può farsi
semplicemente traducendo una qualsiasi commedia, ma soprattutto pensa in lucchese. E lucchese
non è soltanto il linguaggio che costituisce appena uno strumento
dell’espressione, bensì il contenuto e l’espressione stessa. E il Paolini non manovra dall’alto i suoi personaggi come si trattasse di marionette, ma li prende per mano come gente
vera, come amici, ci vive in mezzo, è uno di loro. Due militari
tedeschi, un soldato americano figlio di emigrati capannoresi, e due sfollate livornesi, fanno da contraltare ai personaggi lucchesi,
e la casa del Mugnaio diventa lo specchio che riflette in piccolo, e pur
deformandola in senso caricaturale, la complessa realtà di quel tempo.
Gino Arrighi (dal
dépliant di sala al debutto al Teatro del Giglio) |
dai
giornali...
1) Dopo il debutto al Teatro del
Giglio.
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(...) Annunciato già da tempo come un probabile successo, è andato in scena
sabato e domenica sera al Giglio «Kaputte!»,
commedia in due atti in vernacolo lucchese del noto
ed apprezzato Giacomo Paolini. Un pubblico
da tutto esaurito ha fatto da cornice alle battute degli otto simpatici
interpreti in un clima festoso e allegro instaurando subito con gli attori un feeling di sicuro impatto. Ci sembra giusto
menzionare tra gli altri Piero Severi (Tista il
mugnaio) e Angelo Menchetti (John
soldato americano-capannorese). Complimenti a tutti
senza dubbio, ed all’autore che attraverso una trama convincente, riesce a
portare il pubblico nel pieno di quegli anni, in una realtà crudele e
drammaticamente vissuta, il tutto con una sana risata (...) Francesco Bindi (da «Il Corriere di Lucca»
del 20 marzo 1990) |

«La Nazione» del 21 marzo 1990: il titolo, e la
trascrizione del testo
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«Kaputte!» ovvero tutto
può accadere, nella vita e nella commedia in vernacolo lucchese
di Giacomo Paolini, presentata al Teatro del Giglio
dal Gruppo Teatrale Invicta, per la regia di
Cataldo Fambrini. Siamo in tempo di guerra e in
casa di Tista il mugnaio piove dal cielo un americano, oriundo capannorese, un tedesco cade in catalessi etilica, un
altro si innamora del suddetto americano
(opportunamente travestito da fanciulla per salvargli la pelle), due
fameliche livornesi fanno man bassa delle scorte alimentari, e nella vecchia
cassapanca del nonno è un gran viavai, perché chiunque ci sia da nascondere
finisce lì dentro. Tista, sua figlia e sua moglie si barcamenano in questo
gioco a rimpiattino con la morte, senza perdere nemmeno un grammo del loro
spiritaccio: più leste, audaci, e a loro modo persino flemmatiche le due
donne, più disorientato ma nonostante assai agguerrito il povero infarinato
mugnaio, che si sfoga tuonando accidenti con quel fil
di voce sopravvissuto alla paura. Il canovaccio farsesco di Paolini,
come già le antiche sceneggiate della tradizione popolare, attinge i suoi effetti
dal contrasto con le più universali ed elementari calamità: la fame, la
guerra, la morte. È una lotta per la sopravvivenza che aguzza l’ingegno,
riuscendo a spuntarla nelle situazioni più difficili. Drammatiche o ridicole,
a seconda del punto di vista da cui sono messe a
fuoco. Come se gli stessi personaggi, nel loro atavico e concreto senso della
vita, trovassero alla fine il segreto per uno spigliato esorcismo contro le
loro paure e disgrazie. Particolarmente efficace la
resa del nostro vernacolo, medium naturale di questo spirito popolaresco. I
tedeschi parlavano invece un divertente ibrido italo-teutonico,
mentre rimarrebbe forse da connotare un po’ di più
l’inflessione delle due livornesi. Buona l’immedesimazione di
tutti gli attori nei rispettivi personaggi: il mugnaio, Piero Severi, sua
moglie, Franscesca Bonino, sua figlia, Simonetta
Bianchi, l’americano capannorese Angelo Menchetti, il soldato e il sergente tedesco, Samuele Tognarelli e Arnaldo Jacopetti,
la sfollata livornese e sua figlia, Antonietta De Benedictis
e Claudia Fambrini. La regia mette a fuoco i vari caratteri ed il
crescendo di difficoltà con innegabile humour; semmai ci sarebbero da
sveltire alcuni punti, magari con opportuni tagli o maggiore animazione, per sottolineare la precipitosa vertigine, il grottesco e
accelerato ingarbugliarsi della situazione. Il pubblico che colmava il
teatro era festante e divertito. Da ricordare il contributo di tutta la
compagine alla realizzazione della scena e poi l’assistente di scena Maria Rosa Paolini, il trucco
di Viviana Lenzini, e Elio
Landucci per la musica. Giovanna
Giani Luporini (da «La Nazione» del 21 marzo 1990) |
«Il Tirreno» del 21 marzo
1990: il titolo, e la trascrizione del testo.
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Grande
successo ha riscosso al teatro del Giglio l’ultima commedia in vernacolo lucchese di Giacomo Paolini «Kaputte», messa in scena dalla compagnia Invicta. Il debutto ha rivelato un lavoro solidamente costruito,
quanto mai brillante, ricco di spunti comici con risvolti
fra la farsa e il grottesco, con un pizzico di humour nero e certa dose di
suspense. Tutto questo accolto favorevolmente dagli
spettatori che in sala avevano fatto l’esaurito. Ben reso il particolare,
intensissimo momento storico, anche se in chiave caricaturale ed emblematica, quel periodo irripetibile del 1944. Qualcuno
con i capelli grigi, all’improvviso minaccioso apparire sul palcoscenico
delle divise tedesche, è stato attanagliato dai ricordi, e quasi senza
accorgersene ha visto il suo sorriso tramutarsi in qualche furtiva lacrima.
Si tratta di un teatro popolare, dalle espressioni schiette e colorite, ben sottolineate da un linguaggio vernacolo ricercato ed
efficace. Il dialogo sempre serrato e mai prolisso, fatto di battute brevi e
dense, ha tenuto avvinto da cima a fondo il pubblico che ha sottolineato con molti applausi la fatica degli attori,
tributando a loro, all’autore e al regista un vero trionfo. Puntuale e a tratti irresistibile Piero Severi come mugnaio
Tista, alle prese con indesiderati visitatori. Impegnatissima
ed impareggiabile nella parte della moglie, Francesca Bonino che già conoscevamo come attrice assai brava. Espressiva al
massimo e vivace Simonetta Bianchi calata nel ruolo
della figlia Rita, mentre Angelo Menchetti ha
saputo colorire con gustose pennellate il personaggio un po’ sui generis di John senza mai esagerare in facili effetti, cui peraltro
mancava una maggiore caratterizzazione «americana».
Marziali come conveniva alla circostanza Samuele Tognarelli
e Arnaldo Iacopetti nei panni dei militari tedeschi.
Il primo ha rappresentato al meglio il carattere gaglioffo e insieme patetico
di Hans, mentre il secondo ha sfoggiato con calma
padronanza i toni ironici e graffianti suggeriti dal
copione per l’ufficiale Wolfgang. Di grande immediatezza e incisività Antonietta De Benedictis e Claudia Fambrini
che hanno dato corpo alle sfollate livornesi. Molto curata e attenta
ai particolari la regia di Cataldo Fambrini. Sobrie e di buon gusto le scene realizzate dal collettivo dell’Invicta. Preziosa, anche se poco
appariscente, la collaborazione fuori scena di Maria
Rosa Paolini. Originale seppur breve il
tocco musicale di Elio Landucci. (da «Il Tirreno» del 21
marzo 1990) |
2) Dopo la rassegna «Amateatro» a Villa Guinigi.
«Il Tirreno» del 3 agosto
1990: il titolo, e la trascrizione del testo.
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Gli attori della Compagnia Arte Teatrale «Invicta» hanno portato sul palcoscenico di «Amateatro» a Villa Guinigi
una ventata di humour popolaresco con la commedia «Kaputte»
di Giacomo Paolini. Una commedia
allettante dal principio alla fine, ricca di risorse comiche che hanno
origine da situazioni drammatiche inaspettate ed è resa più brillante dalla
varietà delle parlate dei personaggi. Per far ridere, niente di meno, l’autore ha tirato
in ballo una delle pagine più terribili della nostra storia recente: la
guerra. E se anche l’ha fatta sentire in sordina fra le pareti domestiche di
una casa nella campagna lucchese (siamo nel 1944, al
tempo dell’occupazione tedesca) ciò nonostante ci troviamo
travolti dalle sventure che inesorabilmente essa ha disseminato. Le peripezie degli sfollati (in questo caso livornesi) che
lottano contro la fame; il salto nel vuoto di un soldato americano l’aereo
del quale è stato centrato in pieno da una cannonata nemica; le continue
irruzioni di due militari tedeschi, che costringono la famigliola di un
mugnaio ad aguzzare l’ingegno per nascondere il porco macellato e il presunto
morto, onde evitare le loro reazioni pericolose. Tutto questo avviene nella sala-ingresso della ordinata casetta, dove vive il mugnaio con la moglie
e la figlia, una piccola famiglia tanto serena prima della guerra ed oggi in
continua agitazione per sciogliere i guai portati fatalmente dalle
vicissitudini del conflitto mondiale persino nel loro dolce paesetto. Tista
(Piero Severi) e Gina (Francesca Bonino) sono il fulcro della commedia: tocca
a loro risolvere i problemi resi difficili dallo spettro della paura. I
tedeschi non scherzano, ci mettono poco a farti
fuori. D’altra parte è da gente umana e cristiana soccorrere il soldato John (Angelo Menchetti)
americano di Capannori, il quale, ferito per
giunta, si alloggia nella cassapanca del mugnaio e ancor più volentieri nelle
braccia della di lui figlia Rita (Simonetta
Bianchi). I tedeschi sono ben rappresentati dal soldato Hans
(Samuele Tognarelli), divoratore di maiale e bevitore
accanito, tanto ingordo da cadere stecchito, zeppo come un otre, ai piedi
della cassapanca, che diventerà per lui, provvisoriamente, una bara, e dal Tenente
(Arnaldo Iacopetti) tutto d’un
pezzo, intransigente, scattante, sempre alle costole del mugnaio e di sua
moglie. I quali, come non bastasse, si trovano sempre fra i piedi le due sfollate, intriganti e affamate: Artemia
(Antonietta De Benedictis) e sua figlia Celide (Claudia Fambrini), che
in casa del mugnaio hanno trovato il loro... pane quotidiano. Le trovate del Paolini sono intelligenti e meditate,
non lasciate al caso. Le battute sono saporose e muovono al riso per
effetto del contrasto fra il tragico e il grottesco ben disegnato nel copione
più che per il significato delle parole messe in bocca ai singoli personaggi.
Il divertimento è stato totale. La intuizione
dell’autore realizzando questo testo teatrale è stata sicuramente felice, ma
ha avuto anche la fortuna di trovare in Cataldo Fambrini
un regista attento ed esigente e negli attori delle ottime pedine per vincere
la partita.
Mario Marzocchi (da «Il Tirreno» del 3
agosto 1990) |
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I componenti
la giuria della rassegna «Amateatro» si congratulano
con l’autore Giacomo Paolini, dopo avergli consegnato
medaglia e attestato di merito, con la motivazione: «Per l’originalità del
testo della commedia “Kaputte!” con il quale sono stati valorizzati sia il vernacolo lucchese che le più vive tradizioni della nostra
campagna.» |
la tournèe americana...
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Dal 13 al 26 novembre 1994 la commedia fu portata
in tournèe negli U.S.A. dalla Compagnia Invicta, e
rappresentata nelle città di South San Francisco,
San Jose e Sacramento (California). |
Gli attori dell'Invicta
alla ribalta a South San Francisco.
Sotto, un manifesto americano.
dai giornali...
«La Nazione» del 6 novembre 1994.
Il giornale degli italo-americani di South
San Francisco.
«Il Tirreno» del 24 novembre
1994: il titolo, e la trascrizione del testo.
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Grande
successo negli Usa della compagnia teatrale lucchese
Invicta, ospiti dei toscani della California e dei
comitati degli italiani all’estero. La compagnia teatrale lucchese
ha riscosso un successo superiore ad ogni
aspettativa, facendo registrare il tutto esaurito in tutte le città visitate.
I toscani, e in particolar modo i lucchesi, hanno
risposto in maniera calorosa, accogliendo gli attori lucchesi
con grande entusiasmo. Tutti i biglietti sono andati esauriti nel giro di
poche ore e gli organizzatori, per cercare di soddisfare tutte le richieste,
sono stati costretti ad organizzare altri spettacoli. Il viaggio della
compagnia lucchese è stato organizzato in occasione
del cinquantenario della liberazione della città, insieme
all’associazione dei toscani e dei comitati degli italiani all’estero. Kaputte! Una commedia in vernacolo lucchese,
che tra i nostri connazionali della California, ha
portato una ventata di aria di casa nostra. Il primo spettacolo si è svolto
sabato scorso alla Knights of Columbus
Hall, nella capitale della California, Sacramento.
Si è trattato di una serata curata nei minimi particolari con tanto di cena e
spettacolo. Gli altri spettacoli si sono svolti all’Italian
Eritage Foundation di San
Josè, e all’American Citizen Club di South San Francisco. Organizzatori di questa tournèe di grande successo sono stati Rino Bertini,
presidente dei toscani del Nord America e dal professor Alvaro Bettucchi, preside dell’istituto di lingua italiana a South San Francisco. Le rappresentazioni teatrali hanno
richiamato anche molti americani, che hanno apprezzato moltissimo questi
attori, portatori della nostra cultura, che affonda le sue radici nella
storia contadina. Durante la loro tournée gli attori
lucchesi sono stati ricevuti da tutti i sindaci e
dagli assessori delle città visitate. Sabato 19 anche il governatore dello
stato della California, Peter
Wilson, ha ricevuto gli attori in Campidoglio. (da «Il Tirreno» del 24
novembre 1994) |

«La Nazione» dell’11
dicembre 1994: il titolo, e la trascrizione del testo.
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In California, nelle città di South
San Francisco, Sacramento e San Josè saranno ancora
molti coloro che continuano a raccontarsi la commedia «Kaputte!»,
portata sin laggiù dalla Compagnia «Arte Teatrale Invicta» di Santa Maria a Colle.
Un successo senza precedenti; gli italiani che là vivono da anni hanno infatti ritrovato, nelle scene di questa commedia, il
loro passato; un passato che acquistava corpo e sangue, anima e mente tramite
il linguaggio vernacolare, che più del linguaggio
corrente, quello asettico ed elusivo, poniamo della televisione e della
stampa, conferisce ai fatti e agli avvenimenti la realtà più vera, sino a far
rivivere ciò che avevamo dimenticato. Nelle frasi dialettali, e nei loro
suoni, inflessioni e cadenze, emerge la musica del cortile e del focolare,
della strada e del paese, degli amici dell’osteria, e di quei sogni che trasciniamo
dietro, da sempre; sogni irrealizzati, poiché i
migliori, gli irraggiungibili. Sono la nostra condanna e la nostra fortuna:
avessimo tutto ciò cui aspiriamo la vita perderebbe
significati e ideali. Se
grande è stato l’entusiasmo degli spettatori italoamericani
nel riudire il «parlato» della loro terra, altrettanto grande è stata
l’emozione dell’autore della pièce Giacomo Paolini,
tra l’altro autore di poesie dialettali, e del regista Cataldo Fambrini, che al momento di portare lo spettacolo in
America ci ha detto di aver passato qualche notte insonne. «Adattare una
commedia qui da noi, nei nostri luoghi – prosegue Fambrini
– è un discorso, quando però dobbiamo portarla dinanzi a
un altro pubblico, per di più oltreoceano, si può anche provare paura. Non mi
restava che aver fiducia nell’opera, che alla fine ha vinto». «La stesura di ’Kaputte!’
– ci racconta il suo autore Giacomo Paolini
– risale al 1989. Tutto potevo immaginarmi
fuorché finisse dinanzi alle platee degli Stati Uniti, California.
Addirittura nella capitale Sacramento, da dove la vicenda ha inizio.» «Kaputte!» è molto cara
al pubblico lucchese, che a suo tempo l’ha
apprezzata e applaudita. Protagonista è John, un
giovane soldato americano, un aviatore figlio di emigrati
capannoresi partiti anni fa dalla loro terra e
finiti a Sacramento California. Il resto è amore e tragedia a cui fa da
sfondo l’incalzare della barbarie nazifascista. I
lutti che quel periodo ha lasciato sono rimasti vivi nella nostra gente; «Kaputte» dovrebbe dunque
anche indurci a riflettere sulla storia e sugli uomini allorché instaurano
regimi dove o si è vittime o si è carnefici. A determinare il successo
dell’opera in terra americana hanno naturalmente contribuito attori e attrici
e la loro professionalità. Sono Samuele Tognarelli,
Angelo Menchetti, Antonietta De Benedictis,
Piero Severi, Roberta Lencioni, Maria
Rosa Paolini, Arnaldo e Valentina Iacopetti, Simonetta Bianchi.
Non mancano l’acconciatrice Laura Sesti e la
truccatrice Viviana Lenzini. Eleganti
le pubblicazioni che hanno accompagnato la commedia nella sua trasferta.
In una leggiamo tra l’altro una poesia in dialetto di Spartaco Marcucci, studioso del Petrarca,
e apprendiamo che la compagnia «Arte Teatrale Invicta» risale al 1948, ed è stata rifondata nel 1972.
Nella seconda pubblicazione c’è il testo della commedia. Ne riportiamo
l’attacco. «Artemia. È permesso...C’è varcuno?... Si pole entrà?» «Celide. Dé, ’un c’è nissuno.» «Artemia. E allora ’sa
fanno, lasciano l’uscio aperto?» «Celide.
O ma’, si vede si fidano! (...)»
Vincenzo Pardini (da «La Nazione» dell’11 dicembre 1994) |