Tutti ar Mare! (1993)

Prima rappresentazione alla rassegna «Amateatro» nel parco di villa Bottini, il 4 luglio 1996. (Compagnia «Invicta», diretta da Cataldo Fambrini).

Ambientata negli anni settanta, ne sono protagonisti personaggi appartenenti a famiglie di origine contadina ma che ora fanno altri mestieri, in seguito alla trasformazione socioeconomica avvenuta a partire dal dopoguerra.

Lasciati il campo e la stalla aviti, ormai si sono fatti la lavatrice e l’automobile, praticano il jogging, e insieme alla scingomma masticano perfino qualche parola d’inglese, hanno un conto in banca e cercano d’identificarsi, come meglio possono, nella nuova condizione di piccolo-borghesi.

Ed eccoli qui che all’approssimarsi del ferragosto sono presi dalla fregola della villeggiatura, anch’essi contagiati da quella specie di epidemia che ha colpito la gente, influenzata anche dalla televisione che non fa che mostrare l’esodo della folla verso le spiagge.

I tre atti corrispondono alle tre fasi di ogni vacanza che si rispetti: il ‘prima’, il ‘durante’ e il ‘dopo’. All’inizio si narrano gli affanni e le ansie durante i preparativi della partenza, ostacolata da un nonnetto arteriosclerotico e riottoso e da un cane bastardo. Nella diatriba vengono a intrufolarsi degli ospiti piuttosto sui generis, e insieme danno vita a battibecchi vivaci e a situazioni imbarazzanti.

Come del resto avviene nelle altre due fasi, che anzi si arricchiscono di nuovi personaggi, di trovate spassose e contrattempi comici che affiorano di continuo, vuoi direttamente sulla scena, vuoi negli allegri resoconti dei reduci vacanzieri.

Sullo sfondo di una satira sottile ma non per questo meno marcata, anche se un po’ sopraffatta dall’aspetto buffo privilegiato dall’autore, spiccano i caratteri assai variegati degli otto personaggi, disegnati a tratti coloriti ed incisivi, mentre nello snodarsi della vicenda affiora un vivace dualismo uomo-donna (ed è la donna che la spunta sempre), e giovane-anziano, che contribuisce a dare tono, verve ed umore a questa singolare vaudeville in vernacolo lucchese.

(dal depliant di sala al Teatro del Giglio)

dai giornali...

 

«Il Tirreno» del 9 luglio 1996.

 «La Nazione» del 16 gennaio 1997.

«La Nazione» del 23 gennaio 1997: il titolo, e la trascrizione del testo. 

Un grande successo ha ottenuto sabato sera al Giglio la commedia in vernacolo lucchese di Giacomo Paolini «Tutti ar Mare!», messa in scena dal gruppo Invicta con la regia di Cataldo Fambrini. A teatro ricolmo (molte persone sono tornate indietro per l’esaurimento dei posti) gli attori della compagnia di S. Maria a Colle hanno dato vita a una delle loro migliori interpretazioni elettrizzati dall’entusiasmo del pubblico che ha seguito lo svolgersi della vicenda con calorosa partecipazione dall’inizio alla fine, allorché ripetute chiamate alla ribalta, hanno messo il sigillo all’ultima replica di questa fortunata pièce.

La commedia è ambientata negli anni settanta e ne sono protagonisti i componenti di tre famiglie di ex contadini. (...) Situazioni paradossali, atteggiamenti imbarazzanti ed una vis comica originalissima hanno creato a ripetizione momenti di divertimento esilarante, pur sullo sfondo di un contenuto critico nei riguardi di certe costumanze inquietanti della nostra epoca.

Il ritmo incalzante e il «colore» impressi dal regista alla recitazione hanno fatto il resto. Insieme a lui, ci sembra giusto accomunare in un elogio tutti gli attori: Giuseppe Lencioni, dalla spiccata capacità di caratterista; Antonietta De Benedictis, moglie decisa e autoritaria; Piero Severi, un vecchietto riottoso e pungente; Maria Baccei, una balia sui generis; Samuele Tognarelli e Arnaldo Iacopetti messi ai ferri corti dalle rispettive consorti; Claudia Fambrini e Simonetta Bianchi, tipetti dai modi spregiudicati e dalla lingua senza peli sopra. Hanno collaborato M.Rosa Paolini (aiuto regia), Viviana Lenzini e Laura Sesti.

 (da «La Nazione» del 23 gennaio 1997)

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